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Costituita il 12 Luglio del 2003, la Strada del Vino del Val di Noto è un itinerario che si snoda fra sei comuni della sicilia Sud Orientale: cinque della provincia di Siracusa (Palazzolo, Avola, Noto, Rosolini, Pachino) e uno della provincia di Ragusa (Ispica), le più importanti aziende vitivinicole, un Consorzio di Tutela e diversi operatori turistici operanti in ricettività e ristorazione.
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Trae origine da Akrai, città fondata dai siracusani nel 664 a.C. Prima di quella data la zona era abitata dai Siculi, come testimoniano i copiosi resti archeologici dell'area circostante. Numerose furono le dominazioni che si avvicendarono nel corso dei secoli: romana, bizantina, araba, normanna. Da qui le varie denominazioni date alla città: Akrai, Acre, Balansùl, Placeolum o Palatioli ed infine Palazzolo a cui, nel 1862, fu aggiunto il patronimico di Acreide.
Distrutta dal terremoto del 1693 rinacque la Palazzolo settecentesca, oggi patrimonio dell'umanità riconosciuta dall'UNESCO. Notevoli le numerose chiese tra le quali spicca nella Piazza del Popolo l' imponente la Chiesa di S. Sebastiano con la sua scenografica gradinata. L'interno è a tre navate, con pregevoli stucchi risalenti al 1783 e numerosi quadri tra cui quello di S. Margherita da Cortona, opera di Vito D'Anna. Di architettura settecentesca è il Palazzo Municipale sorto sul sito che fu del Monastero Benedettino. Altre chiese importanti della cittadina sono: La Chiesa del Convento, con annesso Convento dei Padri Cappuccini, la Chiesa di S. Antonio Abate, la Chiesa di S. Paolo, con la pregevole facciata in stile Barocco, la Chiesa dell'Annunziata, la Chiesa di S. Michele.
A Palazzolo è possibile visitare la Casa-
Altra tappa obbligata per chi visita Palazzolo Acreide è il Teatro Greco, ubicato all'interno del parco archeologico, dominante la valle dell'Anapo. A ridosso del teatro si trovano i resti del Tempio di Afrodite. A Sud-
Da Palazzolo gli itinerari paesaggistici più interessanti sono costituiti dalla Valle dell'Anapo e Pantalica.
La Valle dell'Anapo è ricchissima di flora e la fauna; Pantalica, è la più grande necropoli del Mediterraneo con le sue 5.000 tombe a grotticelle artificiali.
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Noto è la capitale indiscussa del barocco siciliano. Il suo territorio è ricco di attrazioni.
Interamente ricostruita dopo il terremoto del 1693, oggi la città settecentesca rappresenta l’emblema della ricchezza e dello sfarzo nell’epoca barocca in Sicilia. Offre al turista palazzi di giallognola pietra, così vicina al colore della carne ed inattesi tesori che sparsi nel territorio raccontano storie di civiltà antiche. Definita "giardino di pietra" da Cesare Brandi, offre ai suoi visitatori uno spettacolo unico di capitelli, fregi barocchi, chiese e palazzi nobiliari, che le hanno valso il riconocoscimento di "patrimonio culturale dell'umanità" dall'UNESCO.
Tra le perle del suo vasto territorio vale la pena di mennzionare: l'antica città di Eloro, la Villa del Tellaro, i resti di Noto Antica sul Monte Alveria, l'oasi naturalistica di Vendicari, la Valle dei Miracoli.
La Villa del Tellaro
Dal centro città immettendosi sulla strada Noto – Pachino, si arriva al ponte sul Tellaro, per poi deviare a destra. A circa 100 metri, in contrada Caddeddi, si trova la Villa Romana del Tellaro (IV secolo), pregevole per i mosaici pavimentali .
Per gli esperti sono i pavimenti musivi e sono divisi in vari registri musivi, che rappresentano scene di caccia, il riscatto del corpo di Ettore ed altri temi. La datazione della Villa è legata al rinvenimento di monete di Imperatori Romani del IV sec. d.C. La Villa probabilmente aveva una superficie di circa 5 mila mq. Fu distrutta da un incendio.
Noto Antica sull’Alveria
Dal centro storico di Noto si procede verso la zona collinare di San Corrado fuori le mura, superato lo stupendo santuario della Madonna della Scala, a circa 3 Km. si ammirano il monte Alveria e le possenti mura cinquecentesche di Noto Antica, le cui maestose mura di cinta dirute dal diastroso evento sismico, attraverso la Porta della Montagna, fanno accedere a quanto resta della città antica.
La città di Eloro
Uscendo dal centro storico ed imboccando la strada per il cimitero della città, si gira a destra e poi a sinistra per la strada di C/da Zupparda. Superato l’incrocio Noto-
L’agorà della città di Eloro, centro politico e commerciale, è attraversata dalla Via principale, che immetteva il viaggiatore nella Via Elorina per Siracusa.
I Santuari di San Corrado e della Madonna della Scala.
Lasciato l’abito periferico a nord della città, per la strada statale 287, si incontrano numerosi santuari. La strada si snoda ad anse fino a S. Corrado fuori le mura (Km 4 circa), luogo di villeggiatura per molte famiglie netine. Nella parte alta si può visitare la chiesetta dedicata a Maria S. Assunta, e poi, scendendo nella Valle dei MiracoliQui vi si ritirò il frate francescano Corrado Confalonieri, nobile piacentino, poi canonizzato e riconosciuto come Patrono di Noto. Attraverso un vialetto si procede verso l’Eremo e poi il Santuario settecentesco, che include la grotta che ospitò il Santo.
Riprendendo il viaggio sulla strada per Palazzolo Acreide fino al Km.10, svoltando a sinistra per la strada provinciale, con alla destra le edicole della Via Crucis, si arriva al Santuario della Madonna Scala del Paradiso. La chiesa e il convento settecenteschi, voluti dal Venerabile Girolamo Terzo, sorgono in posizione eminente, su un poggetto con due scalinate. Dal terrazzo il visitatore può ammirare un paesaggio verde e coronato da rocce. All’interno, sull’altare maggiore si può ammirare un’immagine della Madonna con il Bambino e sotto l’altare l’urna contenente i resti mortali di S. Franzo. Sulla sinistra è tumulato il Venerabile Terzo e sulla destra v’è la sua cella.
Vendicari
Vi si arriva procedendo per la strada Noto-
Fino ai primi decenni del Novecento era ancora in attività la tonnara, di cui rimangono alcune strutture di cemento, in corso di restauro. Ad un centinaio di metri di distanza dalla Torre fu rinvenuto dalla Soprintendenza un impianto romano per la lavorazione del pesce, per la produzione “garum”, tipica salsa usata dai romani per condire i cibi.
Dopo circa due Km. si arriva alla contrada “Cittadella dei Maccari”, a sud della riserva di Vendicari, utilizzata al tempo dei Fenici e dei Greci, come zona di scambi commerciali.
Marabino srl
C.da Buonivini
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Zisola
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Icone srl
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Modica
C.da Bufalefi
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Arfò
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Feudo Maccari
SP Pachino-
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Az. Agricola Guerrieri
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Tenuta dei Fossi
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telefax: +39 0931 857999
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Az. Agricola avola
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Posta a 65 metri sul livello del mare. Il nome Pachino deriverebbe dal fenicio "Pachum" che significa "Guardia". Ma secondo altri deriverebbe dal greco "Paxus" che significa "Fertile", o da "Paxus Oinos" che significa "Terra abbondante di vino".
Gli Arabi diedero il nome alla frazione di Marzamemi, nella quale costruirono la tonnara, rimasta funzionante fino agli anni '50; introdussero la coltivazione degli agrumi, bonificarono le campagne, completarono l'acquedotto della Torre Xibini, costruirono le saline e i pozzi Senia per l'irrigazione dei campi.
Marzamemi è il Borgo Marinaro di Pachino, dall’arabo Marsa-
I reperti archeologici
Pare che il "Promontorium Pachyni" fu abitato sin dalle prime epoche preistoriche, l'uomo passò a vivere nelle grotte di Calafarina e successivamente, nei periodi del ferro, del rame e del bronzo, fino all'arrivo dei Siculi, le abitazioni rupestri si spostarono nella vicina zona denominata "Cugni di Calafarina".
La storia dell'attuale Pachino ha inizio quando nel 1734 gli Starrabba di Piazza Armerina, proprietari dei feudi Scibini e Bimmisca decisero di risiedere sul territorio.
Barone Sergio
Via Cavour, 29
96018
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Vini Rudinì
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Baroni di San Lorenzo
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Capo Passero
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Fax: 0931-
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Cell. 340 1156150
Via G.Pascoli, 54 -
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Vini Sultana
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Asienda Vinicola Scirè Francesco
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DEIM -
C.da Pianelli
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Città a pianta esagonale, si affaccia sulla costa ionica della Sicilia nel Golfo di Noto.
L'origine della città si fa risalire alla Hybla maggiore sita nella costa sud-
Fino al terremoto del 1693, il paese era abbarbicato sulle colline iblee che si trovano alle spalle dell'attuale città di Avola
La citta' fu ricostruita per volere del principe Nicolo' Aragona Pignatelli, Duca di Terranova.
La citta' offre la possibilita' di ammirare alcune Chiese, a partire da quella Madre dedicata a San Nicola di Bari.
Quindi la Chiesa della Santa Croce da ricordare per il bell'esemplare di ciborio che essa conserva, la Chiesa dedicata a S. Giovanni Battista che preserva degli stucchi neoclassici; tra le Chiese minori cittadine, vanno menzionate quella settecentesca dedicata a Santa Venera -
Avola presenta anche degli edifici civili dall'elegante architettura, a partire dal Palazzo Ducale -
L'aspetto naturalistico della zona, con la presenza della Cava Grande del Cassibile, un canyon naturale che scorre dal tavolato ibleo fino alla pianura costiera. La Cava si presenta con la struttura di una valle che va ad aprirsi su delle coste molto ripide.
Essa presenta numerose tombe a grotticella che vanno a costituire la necropoli del Cassibile risalente ad un periodo storico che va dall'undicesimo al nono secolo A.C. Nella Cava si possono visitare due cittadine rupestri. Quella settentrionale e' raggiungibile dopo esser arrivati fino al fiume Cassibile e seguendo una traccia lasciata dai pastori. Essa e' interessante per le varie scale a chiocciola incise sulla roccia e per la struttura che la raccoglie con la forma di una nicchia a volta.
Quella meridionale e' affascinante vista gia' dall'alto, ma si fa notare soprattutto perche' e' decisamente piu' estesa e complessa della precedente. Tutta la Cava ha un alto valore naturalistico grazie alla innumerevole presenza di svariate grotte, alcune delle quali costellati da sorgenti d'acqua, per la presenza della macchia mediterranea, per la notevole bellezza delle numerose specie di orchidee qui preservate, interessanti per le loro diverse forme e colori, nonche' l'arricchimento notevole dato dai numerosi platani orientali, oleandri ed euforbie.
Assennato
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Situata su una collina a 7 chilometri dalla costa.
Il sito dove si trova oggi la città e i suoi dintorni furono certamente abitati fin dall'antichità. In località San Marco esistono delle catacombe paleocristiane di epoca tardo romana. Secondo la tradizione, Sant'Ilarione di Gaza, eremita, soggiornò a lungo nella regione tra il terzo e il quarto secolo. Le coste e in particolare la località Porto Ulisse fu usata come porto naturale fino all'epoca bizantina, come recenti scavi e il ritrovamento di un relitto del sesto secolo hanno mostrato. Il primo documento che parla di un abitato chiamato Isbacha è del 1093, in una bolla che Urbano II editò subito dopo la fine dell'occupazione araba della regione. In una bolla del 1169 di Alessandro III, la località era denominata Hyspicae Fundus, per poi portare in epoca spagnola e borbonica il nome Spaccaforno fino al 1935, quando si decise un ritorno alle origini con l'attuale nome di Ispica.
Prima del terremoto l'abitato era all'interno della cava d'Ispica nella parte finale. Si sono succeduti i Siculi, i greci, i romani, i bizantini, gli arabi e i normanni. Con i Normanni iniziano le tracce scritte su Ispica. Il terremoto del 1693, segnò la profonda trasformazione della città come di quasi tutti i centri siciliani colpiti; la città fu trasferita nella piana al di fuori della cava.
I monumenti principali hanno la caratteristica di essere stati costruiti o ricostruiti dopo il devastante terremoto del 1693
Tra questi vanno menzionati: la Chiesa di S. Maria Maggiore, arricchita dagli stupendi affreschi di Olivio Sozzi.
Contiene la statua del Cristo flagellato alla colonna, salvato dal terremoto precedentemente nella cava. La statua è simbolo di una venerazione particolare durante la Settimana Santa. L'esterno, del secolo XVIII è stato progettato da Vincenzo Sinatra architetto di Noto. Quindi la Chiesa di S. Maria dell'Annunziata, che contiene alcune opere salvate dal terremoto, come l'Adorazione dei magi e la tavola dell'Annunciazione del 1550.
A Ispica sorge il Palazzo Bruno di Belmonte, il palazzo in in stile liberty più importante della provincia di Ragusa (oggi sede comunale). Si notano le sue imponenti dimensioni ed assetto, che torreggiano come fosse un castello.
La Cava Ispica è costituita di una serie di abitazioni rupestri. Quella di Ispica è la più importante della Sicilia orientale, è lunga 13 chilometri ed è divisa fra tre comuni, oltre alla città a cui da il nome si estende nel comune di Modica e Rosolini. È stata abitata fin dalla preistoria e al suo interno si sovrappongono, a volte con distruzioni e a volte nel rispetto dei precedenti strati, le tracce di tutte le popolazioni che si sono stabilite in zona. La valle è attraversata da un torrente, che si chiama Pernamazzoni all'entrata e Busaittone all'uscita.
Parco Archeologico della Forza
Situato nella bassa cava d'Ispica, nei pressi dello sbocco sud-
Le catacombe di San Marco, a due chilometri dal centro abitato costituiscono una testimonianza della presenza cristiana nel territorio in epoca tardo romana.
La Settimana Santa a Ispica è la manifestazione religiosa-
Il Giovedì Santo è la festa dei Cavari. Inizia alle due di notte con la Via Crucis che parte dalla chiesa di Santa Maria della Cava (scavata nella roccia) e, in processione, si arriva a Santa Maria Maggiore, dove per tradizione si svolge l'apertura delle porte della basilica ('a raputa re porti). Da questo momento inizia il pellegrinaggio al Cristo alla Colonna (u patri a culonna) con pezzi originari del 730, il quale viene portato in processione nel pomeriggio dello stesso giorno fino a tarda notte.
Il Venerdì Santo i "nunziatari" vanno in processione con il Cristo con la Croce (u patri a cruci). Nella mattinata, nella chiesa dell'Annunziata inizia la cerimonia. La processione si svolge nel pomeriggio con la caratteristica cavalleria romana. La processione, si ferma davanti la basilica di Santa Maria Maggiore, dove si ha l'incontro tra il Cristo e l'Addolorata.
A Pasqua si hanno due processioni: la prima parte dalla chiesa di San Bartolomeo, con la Madonna, la seconda dalla chiesa dell'Annunziata con il Cristo Risorto: le due processioni si incrociano davanti la vecchia sede municipale a mezzogiorno. Alla Madonna viene fatto cadere il manto, e, dopo una breve corsa, viene fatta inchinare in un atto di omaggio simbolico al Figlio fra spari di mortaretti liberazione di colombe.
Az. Agr. Riofavara
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Posta a 154 metri sul livello del mare.
Riguardo al nome, questo verrebbe da una mescolanza di linguaggi dei popoli che si succedettero alla dominazione della Sicilia che, pare iniziando dai Greci che chiamarono queste terre con il nome di "Eloro", abbiano dato spunto ai Romani che le ribattezzarono "Rus Elorinum" da qui Rosolini. Il nome indicava il territorio di Eloro, antica colonia siracusana del sec. VII a.C.. Appartenne alla famiglia Platamone dal sec. XV col titolo di baronia, ma il centro abitato fu fondato da Francesco Moncada principe di Lardaria solo nel 1713, dopo aver avuto il feudo per successione dalla moglie Eleonora Platamone.
Di particolare rilevanza architettonica sono il Castello dei Platamone, costruito nel 1668 che conserva all'interno una basilica paleocristiana del sec. V e la chiesa Madre edificata tra il XVIII e il XIX secolo. Sono inoltre interessanti i resti archeologici di Cava Lazzaro, che conserva delle necropoli dell'età del bronzo.
Le chiese della cittadina rivestono un particolare interesse: la Chiesa Madre San Giuseppe, la Chiesa di San Francesco, la Chiesa di Santa Caterina, la Chiesa del Santissimo Crocifisso, il Santuario Sacro Cuore.
Di grande attrazione turistica è l'annuale Cavalcata votiva che si effettua da qualche anno in Via Sipione.
Elorina
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SP Rosolini-
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Tel. 0931 857068
Fax 0931 857333
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C.da SS. 115 Ispica Rosolini Km. 358
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Azienda Agricola Terre di Noto
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Mobile 335-
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Az. agricola Gulfi
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