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Strada del Vino Cerasuolo di Vittoria dal Barocco al Liberty
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E' un vino Doc prodotto in provincia di Ragusa, territorio di antichissime tradizioni vitivinicole e di grande bellezza, dal Barocco al Liberty, tra le ultime nate in Sicilia, si trova tra la provincia di Ragusa e quella di Catania; là dove iniziano le prime ondulazioni dei monti Iblei.
Le origini storiche della Provincia di Ragusa si inseriscono in quelle di tutta l´isola siciliana, nelle leggende, nelle prime tracce di popolazioni, nelle varie dominazioni che nei secoli si sono succedute, lasciando tutte un segno oggi ancora evidente nell´architettura e nell´arte delle citta´ e del territorio.
Il paese è di aspetto in gran parte tardo barocco, i suoi dintorni sono decorati da una fitta trama di muretti a secco. Nude pietre che, senza aggiunta alcuna, testimoniano l´antica suddivisione del territorio.
Nella zona collinare del territorio di Comiso si trovano numerose tracce di insediamenti umani molto antichi dell´epoca paleolitica e neolitica. In queste furono impiantate dai Siculi delle officine di selce, che qui veniva estratta, lavorata ed esportata. Si pensa, inoltre, che in seguito alla colonizzazione greca, nella località del Cozzo d´Apollo, abbia avuto origine la misteriosa Kasmenai, la mitica cittá che fonti storiche vogliono sia stata edificata fra Kamarina e Akrai. L´arrivo dei Bizantini, dopo le scorrerie barbariche, da´ un nuovo impulso di risveglio quando la città si munisce di mura e i vari nuclei abitativi si riuniscono per formare il casale di Comicio, denominato poi Yomiso. Lo scrittore e geografo Idrisi disse che il paese fu chiamato YOMISO cioè testa d´acqua per la presenza di una sorgente: fonte Diana.
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Le origini di Santa Croce Camerina stanno in Camarina e nei villaggi delle Caucane. Fondata nel 598 a.C. come colonia di popolamento e punta avanzata di Siracusa in un?area ricca di villaggi siculi, Camarina fu crocevia di molte rotte mediterranee. Fu presa in anni diversi dai siracusani, poi dai gelesi, dai Cartaginesi, infine dai Mamertini e varie volte distrutta o spopolata.
In età cristiana si registrò una discreta attività religiosa, attestata da ruderi di chiesette e necropoli tuttora esistenti tra l'odierna Santa Croce e il mare (Pirrera e Anticaglie), e nel 556 offrì al bizantino Belisario degli ancoraggi da cui muovere con la flotta per snidare i Vandali da Malta.
Fece parte della Contea di Ragusa e costituì il feudo di Rascaran ( o Rosacambra), che da Silvestro, pronipote di Ruggero, signore di Ragusa e della Marsica, venne donato nel 1140 al convento dei S. S. Lorenzo e Filippo di Scicli, suffraganeo della chiesa di S. Maria la Latina di Gerusalemme. Sul versante nord del piano del Mirio e di una sorgente attigua (Favara per i saraceni), presso un antico castrum e un tempio dove si venerava Sant?Elena con la croce, divenne più consistente il casale ?Sanctae Crucis?, nel quale presto sorsero una chiesa dedicata a Maria Vergine e, successivamente, un convento di frati carmelitani con annessa chiesetta.
Il convento di Scicli, così dopo la sua chiusura, nel 1392, continuò a fare il convento di S. Filippo d?Argirò, rappresentante in Sicilia della Chiesa di S. Maria la Latina.
Dopo, il terremoto del 1693, che sconvolse il Val di Noto, e in particolare, nella contea di Modica, alcune città, tra cui la stessa Modica, Ragusa e Scicli, ma sfiorò appena Santa Croce, il ritmo di crescita della ?terra? o ?stato? che i Celestri avevano rifondato fu più rapido. Per l?afflusso di numerosi profughi nel borgo, sorsero nuove case terrane e bagli, la chiesa madre, dedicata ora alla ?esaltazione della croce?, venne aiutata con nuovi benefici e si garantì la festa della patrona S. Rosalia.
Nel 1821 e più ampiamente nel ?48, per l?impegno di una borghesia in crescita nella quale primeggiavano i Vitale, i Rinzivillo e i Ciarcià, partecipò al movimento liberale antiborbonico, inserendosi più attivamente nella vita isolana. Cessato il regime borbonico, il comune entrò nel?Italia unita dandosi la nuova denominazione di Santa Croce Camerina per marcare il legame che attraverso i secoli lo univa all?antica città.
Scicli era città indomita e vittoriosa. Nella storia di questa cittadina fra le più belle dei centri barocchi del territorio ibleo, l?avvenimento che più contraddistinse la sua anima fiera e ribelle, avvenne nel marzo del 1091. Sulla Piana oggi detta dei Milici sbarcarono i saraceni, che erano stati cacciati via precedentemente dai Normanni. Gli abitanti di Scicli riuscirono a controbattere gli invasori. Essa fu l?unica città iblea capace di ricacciare via i turchi. L?evento di questa battaglia vittoriosa si commemora ogni anno nell?ultima domenica di giugno in una festa spettacolare La Madonna delle Milizie e una delle più significative della Sicilia, nella quale vengono ricreati gli ambienti suggestivi della lotta dei cristiani contro i miscredenti, e in cui attori popolari con abiti d?epoca e armi, recitano sulle strade ripercorrendo i momenti più importanti di quella battaglia. Nella località dell?avvenimento venne costruita la chiesetta della Madonna dei Milici, perché secondo la sapienza religiosa popolare fu Lei, la Madonna a dare l?impeto e la forza del divino alla città orgogliosa e ai normanni guidati dal conte Ruggero, necessari per difendersi egregiamente dai saraceni e per non diventare terra di conquista.
Scicli è una città, fatta di spazi artistici nella roccia, dove la natura, i paesaggi e l?arte delle chiese e dei palazzi si fonde in contrasti di una bellezza non comune. Dall?alto del colle dove prima sorgeva l?antica città, l?eremo di San Matteo si staglia all?orizzonte e con il suo antico orologio domina la città. Sono ancora in piedi i ruderi di un castello attribuito all?età greca, roccaforte di difesa. Questo castello difese la città anche nell?epoca buia in cui la Sicilia era terra di scorribande dei barbari, dei Vandali e dei Goti, dopo la caduta dell?Impero e la dominazione bizantina. La fierezza di questa terra venne dimostrata anche nell?827, quando Ragusa e altre città caddero nelle mani degli arabi. Scicli resistette per decenni a un lungo assedio. Oggi come ieri il colle di San Matteo può essere raggiunto solo attraverso le scale, perché nel quartiere antico non esistono strade. Nella cima vi sono ancora i sepolcreti che sono stati ritrovati in altre zone e contrade.
Il nome dunque deriverebbe da "Siclis" denominazione dei Siculi. Ma c?è anche il grande mito di Casmene, antico nucleo scomparso, che ha maggior ragione di rivendicare di essere discendente direttamente dall?antica colonia dei greco siracusani. Nel territorio di Scicli, in alcune aree quali la contrada Maulli vicine al fiume Irminio, sono venuti alla luce degli insediamenti archeologici. Non lontano dalla foce sono stati ritrovati frammenti di punte lavorate e utensili, resti di abitati attribuiti a epoca greca che confermerebbero l?ipotesi degli scambi commerciali che avvenivano lungo le sponde dell?Irminio.
Gli arabi la chiamarono Sikla.
Si successero al potere i Normanni e gli Svevi. Ma fu sotto gli Angioini che l?anima ribelle di questo popolo insorse nuovamente . Con i Vespri siciliani il 5 aprile del 1282, Scicli riuscì a liberarsi dal giogo della dominazione francese e si pose sotto l?ala protettrice di Pietro D?Aragona.
Ma l?addio al Colle di San Matteo, che prende il nome dall?omonima chiesa, non portò fortuna alla città. Il milleseicento fu il più terribile, per la peste, le cavallette. Il terremoto del 1693 inflisse il colpo mortale sulla città che venne distrutta completamente. Dalle macerie, rinacque la splendida città barocca che è oggi .
La nascita di Vittoria il 24 aprile del 1607, secondo la versione leggendaria del Paternò viene fatta risalire alla volontà della Contessa Vittoria Colonna figlia del Vicerè di Sicilia
Il luogo più artistico è il cuore della città, Piazza del Popolo con il bellissimo Teatro Comunale e la Chiesa della Madonna delle Grazie. Il teatro in stile neoclassico presenta tre ordini di palchi al suo interno ed è decorato in oro e affreschi. Berenson nel suo Viaggio in Sicilia, lo ha definito una delle più belle testimonianze di neoclassicità dell'Europa. Il prospetto è monumentale e riporta colonnati e sculture che formano il portico e una loggia superiore. Nella facciata vi sono anche nicchie laterali, le statue di Apollo e Diana e i medaglioni delle muse e dei musicisti italiani.
La chiesa delle Grazie, di origine tardo gotica come documentano i due portali secondari, venne ultimata nel primo Rinascimento. Fu poi danneggiata dal terremoto del 1693 e subì numerosi interventi sia interni che esterni con la ricostruzione che avvenne nel 1754. Essa custodisce dei bellissimi altari con preziosi marmi policromi, alcune sculture in legno, dei quadri e un elegante pulpito di marmo.
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Era l'approdo preferito dalle navi romane e bizantine. Le navi si accostavano e facevano uso dei pozzi d'acqua dolce di cui l'abitato era ricco. Questa era la città nel V secolo Avanti Cristo. Anche oggi Pozzallo è uno dei più importanti approdi della Sicilia orientale.
L?etimo Marza deriva dal nome che lo storico arabo Edrisi, vissuto nel XII secolo, scelse per Pusalo:_Marsa As Deramini, ovvero porto dei Dromoni. I dromoni erano le galee cristiane che lanciavano il fuoco greco, una miscela di salnitro, zolfo e pece contro le navi musulmane che razziavano il Mediterraneo.
Fu l?archeologo antico Paolo Orsi, scopritore della Sicilia preistorica, a rinvenire le testimonianze della presenza romana e bizantina nel territorio. Sono state scoperte sepolcreti e monete romane.
Pozzallo significa pozzo al mare, ma la denominazione più antica è Pausis alos che significa approdo al mare che venne poi trasformato in Pussalo. Alla partenza dei Saraceni venne mantenuto l?antico etimo, sino al 1400 quando in un documento viene citata la denominazione Alpusalli, che subisce nei secoli varie trasformazioni fonetiche sino al termine definitivo sancito nella Carta del Regno di Sicilia del 1721.
La Torre Cabrera, detta l?impietrita sentinella del Mediterraneo è il simbolo di Pozzallo e l?unica testimonianza architettonica del 1400 la Torre Cabrera era la più imponente e la meglio fortificata. Nel 1492 per volere del Conte di Modica don Giovanni Bernardo Cabrera, che mise in atto l?idea del padre di erigere una torre militare che salvaguardasse gli abitanti, essa venne costruita con il permesso del re di Sicilia Alfonso V di Aragona. Annesso alla Torre esisteva un "Caricatore", un luogo di attracco per le navi mercantili. Il castellano della Torre era il Maestro Portolano. La Torre e il caricatore dall?aspetto austero.
Il luogo più bello dell?impianto urbanistico è la Piazza delle Rimembranze, con le sue palme mediterranee che disegnano il perimetro e decorano i palazzi novecenteschi, che su di essa si affacciano. Belle le costruzioni Liberty e il palazzo Musso del 1845, con il suo loggiato aperto verso la Piazza e, sull?altro lato rivolto alla Torre, il Palazzo Giunta con una terrazza balaustrata e il Palazzo Pandolfi del 1868.
Il Comune più alto della provincia. A 691 metri dal livello del mare Monterosso Almo è anche il secondo centro più piccolo del territorio ibleo. Nel territorio di Monterosso si estendono boschi, il parco di Calaforno, che condivide con Giarratana e quello di Canalazzi dove si trova una suggestiva masseria fortificata, unica nel suo genere, con feritoie e alte mura. In esso vi scorre anche il fiume Amerillo, le cui acque nel passato alimentavano una serie notevole di mulini ad acqua, costruiti nella valle oggi detta Dei Mulini. I mulini utilizzavano le correnti fluviali per macinare il grano, mentre la ricchezza idrica ha creato nel tempo un piccolo eden verde.
La storia di Monterosso è stata influenzata dalla montuosità del territorio, che condizionò l'economia sin dalla preistoria dell'abitato. Nell'area di Calaforno, nel cosidetto Ipogeo Preistorico, gli abitanti traevano il loro sostentamento dallo sfruttamento delle miniere e dalla estrazione della selce. Sono emerse attraverso gli scavi archeologici, ben 35 piccole camere, che dovevano essere adibite a sepolcreti, e che probabilmente nell'epoca tardo romana o nel Primo Medioevo si trasformarono in abitazioni.
A Monterosso, gli archeologi hanno scoperto delle grotte con degli affreschi in stile paleocristiano. Gli affreschi un tempo dovevano essere una lunga fascia molto estesa. Oggi è ancora visibile un unico riquadro dedicato al tema della Crocifissione. Le grotte, prima utilizzate per catacombe, poi per abitazioni, furono abbandonate nella prima metà del 1400 e da allora sono state incise con dei murales che hanno infierito maggiormente sulla condizione degli affreschi.
Quando nel 1168 ,il figlio del Conte Ruggero di Ragusa, Goffredo donò il paese alla chiesa di Siracusa, in una bolla del Papa Alessandro III, Monterosso era chiamato Monte Ioalmo. Tale denominazione fu assegnata probabilmente in epoca normanna.
Prima del terremoto, esso fu ricomprato dagli eredi dei Cabrera che vi costruirono due castelli. Il terremoto del '93 distrusse la città, che infierì in particolare sulle chiese, sottraendo alla sua furia una cappella della chiesa della Madonna delle Grazie e alcuni tempietti delle contrade Mulino Vecchio e Santa Venera.
Le vie, soprattutto quelle del quartiere della Cava conservano il loro aspetto originario, come la presenza di alcuni archi relativi al periodo medievale. L'opera d'arte più insigne è la chiesa Madre, monumento nazionale in quanto racchiude alcuni tesori anteriori al 1200. Vi è anche una grande Pala di San Lorenzo, le tele sul Battesimo di Costantino e la Madonna del Carmelo dallo stile caravaggesco, due acquasantiere nella pietra locale del 1400 e due statue di S. Antonio e S.Mauro.
E' la città delle cento chiese e delle cento campane che nel 1300 fu, per la sua potenza e bellezza, il Regnum in regno. L'età d'oro della Contea che nacque come unico stato feudale il 25 marzo del 1296, con l'assegnazione del regno a Manfredi di Chiaramonte dopo l'incoronazione del re Federico II di Sicilia. Modica è oggi uno dei regni del barocco ibleo. La cittadina è ricca di bellezze architettoniche al centro da un ripido sperone di roccia, sorge il Castello dei Conti. Essa è adagiata su tre valli a forma di ipsilon. Questa caratteristica geomorfologica che la contraddistingue, ne rende spettacolari le panoramiche dall'alto. Chi percorre di notte il Ponte Guerrieri sulla strada che congiunge il capoluogo alla città e volge lo sguardo in basso, avrà la visione di uno splendido presepe. Le case si innalzano a gradinata e si congiungono nelle salite.
Le chiese di San Pietro e San Giorgio
Delle cento chiese due la chiesa tardobarocca di San Pietro in corso Umberto, è il punto di attrazione del quartiere basso della città. In essa ritroviamo la maestosità di Noto, in quella sua lunga scalinata perimetrata dalle sculture statuarie dei dodici apostoli. Alla sommità della scalinata, il prospetto della chiesa rivela un modello di concezione estetica decorativa. Il percorso interno a tre navate offre opere sublimi come il gruppo statuario di San Pietro e il Paralitico di Benedetto Civilletti e le statue lignee di Pietro Padula.
Il San Giorgio si mostra anch'esso con tutta la sua imponenza, ergendosi su una salita che forma un bel balcone naturale. Dalla cima dei 250 gradini si gode al massimo la visione della plasticità del prospetto che è suddiviso in tre ordini. La chiesa accoglie l'urna argentea che custodisce alcune reliquie di San Giorgio, dono della chiesa alla potente famiglia dei Chiaramonte.
Si ritiene che Modica venne fondata da Ercole egizio.
Il suo antico nome fu Motyca, ma la sua potenza rimasta in ombra con il dominio dei greci e dei bizantini, esplose in tutta la sua vitalità durante il dominio degli arabi che la chiamarono Mohac.
I segnali dello stile gotico-
La città che diede i natali all'illustre poeta Salvatore Quasimodo, vanta anche uno dei più interessanti musei etnoantropologici siciliani. Il Museo Ibleo delle Arti e tradizioni popolari S.A. Guastella è sito al primo piano dell'ex convento dei padri Mercedari, una architettura del Settecento elegante e sobria in un linguaggio tardo barocco e rococò. Il museo rappresenta uno specchio della civiltà contadina e artigiana, culla delle tradizioni locali. Perchè la Contea fu, e lo è ancora oggi, uno scrigno inesauribile di antichissime tradizioni, costumi e riti religiosi, dove si fondono il sacro e il profano, la fede e la superstizione.
Nel suo centro storico ricostruito dopo il terremoto del 1693, Ispica racchiude tanti tesori:le sue bellissime chiese e i palazzi. Ispica era nota nell'antichità e lo è ancora oggi, per quell'unicum della Sicilia che è la sua Cava, l'antichissimo abitato popolato per primi dai Siculi. Sorge su uno sperone di roccia a 170 metri dal livello del mare.
Cava D'Ispica: Il Fortilitium.
E' la più bella e maestosa cava della Sicilia orientale. Anche se il tempo e l'opera dell'uomo ha mutato alcuni luoghi, come è visibile per le catacombe cristiane e per il Palazzeddu popolarmente chiamato il castello, dove sono molto ridotti i corridoi, le scale montanti e le architetture scavate nella roccia, la Cava è un luogo ancora spettacolare.
Dall'età del neolitico si costruirono sulla valle dei villaggi con le capanne, i tipici abitati dei Siculi, i quali ricavavno dalla roccia le grotte artificiali a forno, per utilizzarli come sepolcri per i loro morti.
Nella cava, sono ancora in piedi i resti della chiesa di San Pancrati una piccola basilica bizantina con tre absidi, che in epoca medievale aveva annessa una grande comunità monastica di benedettini. Ma l'ambiente più singolare e famoso della Cava è costituito dal Castello, ancora abitato sino ai primi del Novecento, formato da quattro piani collegati fra loro da scale.
Bellissimo il Parco della Forza così chiamato per la sua struttura di fortezza naturale. Fra i monumenti più belli, il Centoscale che è una delle strutture più antiche e belle del complesso rupestre. In esso un tunnel è ricavato all'interno della roccia internandosi sino al cuore del calcare, Esso ha ben duecento gradini, gallerie e feritoie aperte sulla cava. Sono tantissime le chiese, le necropoli e le grotte che possono essere visitate, E anche se molte nel tempo sono diventate inaccessibili, la Cava è una meta da non perdere.
In epoca bizantina i cristiani perseguitati scelsero la cava come luogo prediletto di rifugio. Trovavano salvezza fra le grotte scavate nelle pareti ripide e scoscese della vallata , anche i monaci della Cappadocia e tutti i perseguitati dai barbari e dai musulmani. E' di questo periodo la fortificazione più munita, il Fortilitium.
L'eremita più noto che la scelse come eremo fu Sant'Ilarione, che fuggito dall' Egitto visse a lungo nella cava. Uno dei cimiteri ipogeici, il complesso meridionale delle Catacombe di San Marco, è fra i più importanti e grandi dell'Isola.
La città e la Basilica di Santa Maria Maggiore.
Ispica si chiamò Spaccaforno sino al 1935. L'opera d'arte più bella è la Basilica di Santa Maria Maggiore, elevata a monumento nazionale, per le opere pittoriche del grande Olivio Sozzi, oltre ai dipinti di Vito D'Anna. La chiesa riporta sulla facciata lo stemma della famiglia Statella, i discendenti del re di Francia Roberto duca di Borgogna, che dal 1493 sino al XIX secolo, possedettero il feudo di Spaccaforno.
Il principe Francesco Saverio Statella diede l'incarico al Sozzi di effettuare la pitturazione del Cappellone della chiesa. I 26 affreschi della Basilica vengono considerati fra i capolavori del XVIII secolo. Del grandioso quadro centrale di 40 metri quadrati di superfice, dedicati al tema dell'Antico e Nuovo testamento, esiste un bozzetto al Louvre di Parigi.
Nella cupola le vele riproducono delle donne maestose, simbolo dei quattro continenti, mentre nell'abside la maestosa figura di Cristo che ascende al cielo è di ispirazione raffaellesca.
La Basilica è il complesso di affreschi e pitture più organico di tutta la provincia e della notevole produzione Sozziana.
La Basilica SS.Annunziata "Una perla negli iblei".
Tra le più visitate chiese si segnala la Basilica della SS.Annunziata (1704) che si presenta con un prospetto imponente. Il pregio artistico della basilica è costituito da numerosi pannelli in stucco e da decorazioni in stile rococò che rappresentano l'opera più vasta e significativa del palermitano Giuseppe Gianforma. All'interno si trovano numerose opere d'arte tra cui l'adorazione dei magi e la grande tavola dell'annunciazione, del 1550, recuperata insieme ad altre opere dalla chiesa della ss.annunziata dell'antico paese sita al parco forza. Nella basilica viene custodita la sacra immagine del SS.Cristo con la croce (solenne processione del venerdì santo) che insieme alla processione dell'urna reliquaria argentea (1739) nell'ultimo venerdi di quaresima e la cosiddetta cursa della domenica di Pasqua fa della settimana santa di Ispica la più sentita e organizzata della provincia.
In una distesa pianeggiante non lontana dal mare sulla valle del fiume Dirillo, nasce nel 1494 una cittadina che si chiamava Biscari. Il nucleo di Biscari era il Castello omonimo e l'annessa chiesa di San Vincenzo. Alcuni secoli dopo, nel 1938 Biscari fu denominato Acate. E per entrambe il simbolo era, ed è ancora oggi, il Castello dei Principi, che da sempre dalla sommità del colle su cui sorge la città. Il Castello dei Principi di Biscari di sicuro è che il castello venne eretto alla fine del 1400, e che subì numerose modifiche. La sua veste attuale è sorta dalle modifiche fatte dal principe Vincenzo Paternò. Nell'ala sud est vi sono le carceri, mentre nel lato nord vi sono le strutture del portale antico che è stato murato. Nella parte centrale il portale è affiancato da dodici finestre su entrambe le ali laterali. La devozione nei confronti del simulacro di San Vincenzo deposto nella chiesa contigua al Castello, è legato a una storia.. Nel 1700 il Papa Clemente XI concesse al Principe Vincenzo Paternò Castello le spoglie del martire San Vincenzo. La storia narra che il Principe si innamorò di una bella popolana, ma la principessa Anna Scamacca Bonaiuto scoprì la tresca amorosa e fece rinchiudere la giovane amante del marito in una delle segrete del castello, cosparsa di miele affinchè il suo corpo divenisse cibo delle api. La principessa in seguito si pentì di aver compiuto il misfatto e il Papa le offrì il perdono in cambio della offerta di accoglienza del corpo di un martire seppellito nel Vaticano, all'interno del Castello. A questo evento è collegato anche il culto di San Vincenzo e il famoso Palio, che ad Acate si festeggia dal 1722 in onore dell'arrivo del corpo del martire che giunse da Roma via mare e approdò al porto di Scoglitti. Da Scoglitti sino a Biscari, la colonna cerimoniale con in testa il Principe accompagnò con i cavalli l'urna del martire. Ogni anno con il Palio si commemora quella storica cavalcata. La chiesa di San Vincenzo in origine dedicata a San Giuseppe, ma dopo la deposizione del martire essa mutò il suo nome. Il suo interno ha tre navate, un bell'organo arricchiscono la chiesa. Le reliquie di San Vincenzo sono custodite in una urna di cristallo settecentesca.
Dopo la rivolta dei Vespri contro gli Angioini, anche Odogrillo divenne Università e il Casale passo dal potere del barone siciliano Alaimo dea Lentini alla famiglia dei Chiaramonte. Odogrillo decadette, per poi rinascere sotto il nome di Biscari attorno al suo castello.
Biscaris
via Maresciallo Giudice, 52
97011
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fax. +39 (0) 932 875319
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Valle dell’Acate
Contrada Bidini
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info@valledellacate.it
Tel. 0932 874166
Cell. +39 339 4063138
Fax 0932 875114
Le visite in azienda e le degustazioni devono essere prenotate.
info@valledellacate.it
www.valledellacate.it
Az. Agr. PLANETA
Contrada Ulmo
92017
VISITA DELLE ALTRE CANTINE PLANETA
Le cantine di Buonivini a Noto (SR) e di Dorilli a Vittoria (RG) sono visitabili solo su specifica richiesta. Per la visita della Cantina Dispensa è sufficiente contattare i seguenti numeri:
Tel: (+39) 0925/80009
Fax: (+39) 0925/80072
www.planeta.it
Az. Agr. Gulfi
CANTINA
C.da. Patrìa
97012
Tel. 0932.921654
Fax 0932.921728
info@gulfi.it
www.gulfi.it
Az. Agr. I M A K A R A
c.da Valle delle Ferle 95045 Caltagirone (CT)
Via Garibaldi, 11
Telefono: 0933 991095
Fax: 0933 991095
mail: info@vini-
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Az. Agr. Giovanni Ignaccolo
Az. Agr. Mortilla
C.da Senia, 11
97010
(+39) 0932 921213
(+39) 0932 921434
vinimortilla@libero.it
www.vinimortilla.it
Antica Tenuta del Nanfro
km 4 Contrada Nanfro
95041
Tel. 39 0933 60525
fax 0933 60744
nanfro@nanfro.com
www.nanfro.com
Ditta Spata Salvatore "Barone Tonghi"
Mediterranea SRL
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Villa Albius
le cantine della Cittadella del Vino sono aperte alla curiosità degli appassionati.
La Cittadella è una struttura moderna e affascinante, un progetto architettonico senza precedenti, perfettamente inserito nella meravigliosa cornice ambientale della Piana Rotaliana.
www.gruppomezzacorona.it
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Az. Agr. Casa Ventura di Ventura S.
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Az Agricola Arone di Valentino F.
Az Agricola Jacono Giuseppe
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Az. Agricola Catalano Rosa
Az. Agricola Siciliano Nicolò
Az.Agricola Massimo Maggio
Dimore di Giurfo Srl
Marchese dei Cantari
Gruppo Nicosia s.r.l.
Via Luigi Capuana, 49
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Tel. 347 0972163
Fax 0933 915719
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Casa di Grazia
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