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Questo vino si produce in alcuni comuni della provincia di Siracusa e nel comune di Ispica in provincia di Ragusa con le uve dei vitigni Nero d'Avola, Frappato e Pignatello nei tipi Rosso e Rosato.
Posta a 65 metri sul livello del mare. Il nome Pachino deriverebbe dal fenicio "Pachum" che significa "Guardia". Ma secondo altri deriverebbe dal greco "Paxus" che significa "Fertile", o da "Paxus Oinos" che significa "Terra abbondante di vino".
Gli Arabi diedero il nome alla frazione di Marzamemi, nella quale costruirono la tonnara, rimasta funzionante fino agli anni '50; introdussero la coltivazione degli agrumi, bonificarono le campagne, completarono l'acquedotto della Torre Xibini, costruirono le saline e i pozzi Senia per l'irrigazione dei campi.
Marzamemi è il Borgo Marinaro di Pachino, dall’arabo Marsa-
I reperti archeologici
Pare che il "Promontorium Pachyni" fu abitato sin dalle prime epoche preistoriche, l'uomo passò a vivere nelle grotte di Calafarina e successivamente, nei periodi del ferro, del rame e del bronzo, fino all'arrivo dei Siculi, le abitazioni rupestri si spostarono nella vicina zona denominata "Cugni di Calafarina".
La storia dell'attuale Pachino ha inizio quando nel 1734 gli Starrabba di Piazza Armerina, proprietari dei feudi Scibini e Bimmisca decisero di risiedere sul territorio.
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Situata su una collina a 7 chilometri dalla costa. Il sito dove si trova oggi la città e i suoi dintorni furono certamente abitati fin dall'antichità. In località San Marco esistono delle catacombe paleocristiane di epoca tardo romana. Secondo la tradizione, Sant'Ilarione di Gaza, eremita, soggiornò a lungo nella regione tra il terzo e il quarto secolo. Le coste e in particolare la località Porto Ulisse fu usata come porto naturale fino all'epoca bizantina, come recenti scavi e il ritrovamento di un relitto del sesto secolo hanno mostrato. Il primo documento che parla di un abitato chiamato Isbacha è del 1093, in una bolla che Urbano II editò subito dopo la fine dell'occupazione araba della regione. In una bolla del 1169 di Alessandro III, la località era denominata Hyspicae Fundus, per poi portare in epoca spagnola e borbonica il nome Spaccaforno fino al 1935, quando si decise un ritorno alle origini con l'attuale nome di Ispica. Prima del terremoto l'abitato era all'interno della cava d'Ispica nella parte finale. Si sono succeduti i Siculi, i greci, i romani, i bizantini, gli arabi e i normanni. Con i Normanni iniziano le tracce scritte su Ispica. Il terremoto del 1693, segnò la profonda trasformazione della città come di quasi tutti i centri siciliani colpiti; la città fu trasferita nella piana al di fuori della cava. I monumenti principali hanno la caratteristica di essere stati costruiti o ricostruiti dopo il devastante terremoto del 1693 Tra questi vanno menzionati: la Chiesa di S. Maria Maggiore, arricchita dagli stupendi affreschi di Olivio Sozzi. Contiene la statua del Cristo flagellato alla colonna, salvato dal terremoto precedentemente nella cava. La statua è simbolo di una venerazione particolare durante la Settimana Santa. L'esterno, del secolo XVIII è stato progettato da Vincenzo Sinatra architetto di Noto. Quindi la Chiesa di S. Maria dell'Annunziata, che contiene alcune opere salvate dal terremoto, come l'Adorazione dei magi e la tavola dell'Annunciazione del 1550. A Ispica sorge il Palazzo Bruno di Belmonte, il palazzo in in stile liberty più importante della provincia di Ragusa (oggi sede comunale). Si notano le sue imponenti dimensioni ed assetto, che torreggiano come fosse un castello.
La Cava Ispica è costituita di una serie di abitazioni rupestri. Quella di Ispica è la più importante della Sicilia orientale, è lunga 13 chilometri ed è divisa fra tre comuni, oltre alla città a cui da il nome si estende nel comune di Modica e Rosolini. E' stata abitata fin dalla preistoria e al suo interno si sovrappongono, a volte con distruzioni e a volte nel rispetto dei precedenti strati, le tracce di tutte le popolazioni che si sono stabilite in zona. La valle è attraversata da un torrente, che si chiama Pernamazzoni all'entrata e Busaittone all'uscita.
Parco Archeologico della Forza Situato nella bassa cava d'Ispica, nei pressi dello sbocco sud-
Le catacombe di San Marco, a due chilometri dal centro abitato costituiscono una testimonianza della presenza cristiana nel territorio in epoca tardo romana.
La Settimana Santa a Ispica è la manifestazione religiosa-
Il Giovedì Santo è la festa dei Cavari. Inizia alle due di notte con la Via Crucis che parte dalla chiesa di Santa Maria della Cava (scavata nella roccia) e, in processione, si arriva a Santa Maria Maggiore, dove per tradizione si svolge l'apertura delle porte della basilica ('a raputa re porti). Da questo momento inizia il pellegrinaggio al Cristo alla Colonna (u patri a culonna) con pezzi originari del 730, il quale viene portato in processione nel pomeriggio dello stesso giorno fino a tarda notte.
Il Venerdì Santo i nunziatari vanno in processione con il Cristo con la Croce (u patri a cruci). Nella mattinata, nella chiesa dell'Annunziata inizia la cerimonia. La processione si svolge nel pomeriggio con la caratteristica cavalleria romana. La processione, si ferma davanti la basilica di Santa Maria Maggiore, dove si ha l'incontro tra il Cristo e l'Addolorata.
A Pasqua si hanno due processioni: la prima parte dalla chiesa di San Bartolomeo, con la Madonna, la seconda dalla chiesa dell'Annunziata con il Cristo Risorto: le due processioni si incrociano davanti la vecchia sede municipale a mezzogiorno. Alla Madonna viene fatto cadere il manto, e, dopo una breve corsa, viene fatta inchinare in un atto di omaggio simbolico al Figlio fra spari di mortaretti liberazione di colombe.
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