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Il Patrimonio architettonico :
CHIESA del Santissimo Salvatore a tre navate con una madonna del Gagini ed un crocifisso ligneo di Fra Umile da Petralia, un trittico del SS. Salvatore , con una statua lignea del Salvatore ed il ciborio che si presenta diviso in tre livelli, con una scenografia che cambia
CHIESA di Santa Maria con impianto a croce latina , a tre navate un dossale marmoreo con la Madonna della neve e santi del Gagini , un bell'organo, il reliquiario del santo
CHIESA di San Calogero , con al suo interno una statua lignea della Madonna Immacolata
ARTE in mostra e FESTE in piazza :
MUSEO Siciliano delle tradizioni religiose, via Umberto I tel. 0941 486666
18 giugno e 21 agosto la festa del patrono san Calogero eremita , la processione con la vara percorre il paese avanzando ed indietreggiando , per dare il tempo al santo nero di fare i miracoli
San Calogero Eremita
18 giugno
San Calogero fu un monaco eremita, venerato come santo dalla Chiesa cattolica e da quella Ortodossa e patrono di molti paesi della Sicilia.
Calogero dal greco "buon vecchio", appellativo che indicava gli anacoreti, che vivevano appartati in luoghi solitari e in grotte nacque da genitori cristiani e, sin da piccolo, abbracciò gli insegnamenti del Cristianesimo.
La tradizione vuole che sia vissuto nel I secolo nativo di Costantinopoli, pellegrino a Roma dove incontrò San Pietro apostolo da cui ottenne il permesso di vivere da eremita in un luogo imprecisato. Qui ebbe l'ispirazione di evangelizzare la Sicilia. Tornato dal primo papa, ottenne il premesso di recarsi nell'isola assieme ai compagni, Filippo, Onofrio e Archileone. Filippo si recò a Agira, Onofrio e Archileone si recarono nel deserto di Sutera e il nostro si fermò a Lipari.Secondo la leggenda riportata nei Dialoghi di Papa Gregorio I, qui avrebbe avuto la visione dell'anima del re Teodorico gettata nel cratere dell'isola di Vulcano il giorno stesso della morte di quest'ultimo. Da qui, dopo diversi anni, si spostò nei pressi di Sciacca dove visse per trentacinque anni.
Altre leggende, invece, spostano la sua esistenza nel V secolo. A vent'anni, secondo l'innografia composta dal monaco Sergio, fuggì dalla Tracia a causa delle persecuzioni scatenate dai monofisisti contro i fedeli al dogma proclamato nel concilio di Calcedonia.
Si recò in Sicilia, dove si trattenne per qualche tempo predicando e prestando cure agli ammalati con le acque sulfuree dell'isola, convertendo molti abitanti e proseguendo nella sua vita di eremita e taumaturgo.
Calogero sbarcò a Lilibeo oggi Marsala, importante porto mercantile fondato nel 397 a.C. dai Fenici.
Qui Gregorio e Demetrio furono martirizzati, secondo la Vita di Calogero, da degli idolatri; a questo proposito vi sono due diverse teorie intorno all'identità degli uccisori.
Parte della storiografia ritiene che il Vescovo di Lilibeo fosse in realtà un monofisista, visti gli intensi scambi commerciali intercorrenti tra la Sicilia e i patriarcati di Antiochia e Alessandria,
territori ove il monofisismo era molto radicato, e come tale abbia giustiziato quelli che considerava due eretici.
Altri storici ritengono che siano invece caduti nelle mani dei Vandali, fanatici ariani che, in quegli anni, imperversarono in Sicilia e nel Nord Africa.
Scampato alla morte, iniziò a vagabondare per l'isola, nascondendosi in antiche necropoli e nelle numerose grotte di origine vulcanica sparse per la Sicilia. Partendo da queste peregrinava per i paesi ove predicava la fede, amministrava i sacramenti e assiteva gli ammalati.
Ultima sua tappa furono le grotte poste sul monte Kronos presso Sciacca. Qui visse operando molti miracoli e guarigioni e convertendo molti abitanti alla fede cristiana. Morì nella notte tra il 17 e il 18 giugno del 561.
Si narra che durante la sua vecchiaia, non potendo più raccogliere le erbe di cui nutrirsi, si cibava del latte di una cerva che gli sarebbe stata mandata da Dio. Un giorno però il cacciatore Siero, detto Arcario perché cacciava con l'arco e le frecce, uccise involontariamente l'animale. Addolorato per aver compiuto tale errore, divenne discepolo del santo, alla morte di quest'ultimo, avvenuta dopo quaranta giorni. Lo stesso Arcario lo seppellì in una caverna sul monte, nota a lui soltanto. Egli trasformò successivamente la grotta in cui era vissuto il Calogero in una piccola chiesa, dove alloggiò insieme ad altri discepoli. In seguito vennero scavate nella roccia le cellette che costituirono i dormitori: furono dette "Eremo" o "Quarto degli Eremi". A causa delle invasioni Saracene in Sicilia, il vescovo agrigentino del tempo per non far disperdere le reliquie le fece condurre nel messinese presso il monastero basiliano di San Filippo di Fragalà, nei pressi di Frazzanò. Ai giorni nostri le sacre spoglie riposano in una cassa lignea nella chiesa madre di Frazzanò , Diocesi di Patti, assieme a
quelle del patrono e concittadino della città San Lorenzo.
San Calogero Eremita è il patrono del paese di San Salvatore di Fitalia, meta di pellegrini che vi si recano per rendere omaggio al Santo miracoloso, alla cui venerazione è collegata la tradizione degli ex-
San Calogero è coprotettore del paese di Frazzanò, paese in cui sono conservate moltissime reliquie del santo (primo su tutti il capo). Le ossa del Santo furono trasferite prima del 965 nel Monastero di S.Filippo di Fragalà presso Frazzanò, forse per porle al riparo da incursioni arabe. I cittadini di S.Salvatore, poi, in un anno imprecisato del XVII secolo o dei primi decenni del XVIII secolo, non restituirono ai monaci di Fragalà le reliquie del Santo, non essendo stato stipulato in quell'anno nessun documento scritto.
San Calogero viene portato in processione anche in altri momenti dell'anno: 5 febbraio, in cui il Santo esce in penitenza senza musiche e viene portato nella Chiesa Madre. In questa occasione il Clero non veste paramenti sacri. La tradizione orale indica in questa data la rievocazione di un miracolo del Santo avvenuto nel corso di una penitenziale processione tendente a liberare il paese da violenti nubifragi che lo tormentavano da giorni. Da ricordare anche la processione della domenica successiva al 5 febbraio per riportare il Santo al Suo Santuario, questa volta accompagnato con le musiche di complessi bandistici. La processione della Domenica delle Palme, insieme con S. Antonio di Padova, a ricordo della divisione religiosa fra "Salvatoriani" e "Mariani", avendo S. Salvatore due chiese madri: quella del SS. Salvatore e di S. Maria e diviso tra le diocesi di Patti e di Messina fino al 1824; la festa è allietata dalla musica e dallo sparo dai giochi di fuoco.
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