miti della Sicilia val demone
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Mito e Leggenda vengono spesso usati comesinonimi tra loro, ma non lo sono.
Mito: deriva dal greco Mythos. Indica una storia che ha una verità filosofica nascosta dietro il racconto. Il mito ha, insomma, scopo pedagogico, è una sorta di parabola filosofica, utilizzata per insegnare ed istruire i discepoli. Di solito i suoi protagonisti sono dei ed eroi come protagonisti delle origini del mondo in un contesto sacrale. Spesso le vicende narrate nel mito hanno luogo in un'epoca che precede la storia scritta.
Leggenda: ha un fondamento storico. E' il racconto di un evento alla cui base c'è un fatto storico realmente accaduto. Nel racconto orale la storia si è arricchita di particolari fantastici che l'hanno trasformata . . . in una leggenda. La parola "leggenda" deriva dal latino legenda che significa "cose che devono essere lette", "degne di essere lette" e con questo termine, un tempo, si voleva indicare il racconto della vita di un santo e soprattutto il racconto dei suoi miracoli.
Il termine Sicilia dovrebbe derivare dall’unione di due termini antichi “SIK” ed “ELIA” indicanti il fico e l’ulivo, simboli che rappresenterebbero la fertilità della terra siciliana.
I miti della Sicilia Val Demone
Lo stretto ha generato leggende fantasiose, oggi non costituiscono più un problema, ma nei tempi passati hanno generato numerose leggende e miti, dal greco mytos ovvero racconto o discorso.
Lo stretto con le sue correnti hanno acceso la fantasia del popolo che elabora i tre miti del canto delle sirene e dei mostri di Scilla e Cariddi.
Le Sirene : nello stretto di Messina il mito risale ad Omero c'era un'insidia il canto delle Sirene, divinità minori che abitavano nel mare, secondo alcuni autori bellissime fanciulle con il corpo di donna e la parte terminale del corpo a coda di pesce, altri le raffigurano come metà donna e metà uccello. Con il loro canto incantano gli uomini, causandone la morte.
Cariddi : per i greci era figlia di Poseidone dio del mare e di Gea ( la Terra ) , anche se si trattava di una semidea viveva sulle sponde della Sicilia.
Cariddi era molto vorace e aveva divorato parte degli animali che Ercole o Eracle aveva recuperato, in una delle sue dodici fatiche, i buoi erano di Apollo ed erano stati rubati da Gerione, mentre discende la penisola per attraversare lo stretto si aggrappa alle corna di una delle bestie, e Cariddi approfittandone, mangia alcune bestie, Zeus decide allora di punire la donna, con uno dei suoi fulmini la fa cadere in mare e la trasforma in mostro, come descrive Omero nell'Odissea mantenne la sua voracità e tre volte al giorno ingurgitava l'acqua del mare inghiottendo tutto ciò che trovava.
Scilla : era la bellissima ninfa figlia di Ecate e di Forcis, essa aveva molti pretendenti, che venivano sempre respinti, tra questi anche il dio del Mare Poseidone, fintanto che la moglie non si ingelosì e si vendicò della ninfa. Anfitrite moglie di Poseidone si rivolse alla maga Circe che le consegnò alcune erbe da gettare nelle acque in cui la ninfa era solita bagnarsi, quando Scilla si tuffo si trasformo in orribile mostro e così si ritiro in una caverna presso il promontorio calabro.
Secondo Ovidio nelle Metamorfosi, la bellissima ninfa Scilla venne trasformata in mostro, per vendetta, perchè non corrispondeva l'amore di Glauco , pescatore siciliano trasformatosi in metà uomo e metà pesce .
Eracle o Ercole nato da una relazione tra Alcmena moglie di Anfitrione e Zeus , che scoperta la tresca decide di bruciare la moglie ma Zeus fa cadere una pioggia intensa, così può nascere Ercole . In Sicilia giunto all'interno dell'isola affronta una strenua battaglia contro i Sicani ed ebbe la meglio, giunto ad Agira Ercole ha la sensazione di avere compiuto le sue fatiche e quindi di avere raggiunto l'immortalità come gli era stato promesso, ed Agira rappresenta il luogo dove gli viene riconosciuta l'immortalità e riceve i doni offertigli e per riconoscenza crea un lago che iene chiamato con il suo nome Eracle, suggeri anche dio onorare Iolao per chè il giovane lo aveva aiutato ad uccidere l'Idra di Lerna bruciando le teste del mostro.
Messina : nell'VIII secolo giunsero i coloni greci calcidiesi presso l'odierna città di Messina e diedero vita a Zanclon dal greco falce, per poi diventare Messana e Messina.
Secondo alcuni sarebbe stata fondata da Orione, che secondo la mitologia greca, Orione era un gigante, figlio di Poseidone ed Euriale, la figlia del re di Creta Minosse.
Orione viene dotato dal padre la possibilità di attraversare il mare con la testa causando quindi le maree.
Si narra che sull'isola di Chio, dopo aver liberata l'isola dalle fiere chiese come da accordi la mano di Merope, figlia del re Enopione, che irato per l'affronto dopo il rifiuto di lei, lo fece accecare ed esiliare, non prima di averlo drogato . Orione si rifugiò sull'isola di Lemno dove Efesto, impietosito dalla sua cecità, lo affidò alla guida di Cedalione, che lo condusse verso est, fin dove sorgeva il sole; lì grazie ad Eos, l'aurora, riacquistò la vista e prese in moglie la dea. Riacquisita la vista cerca di vendicarsi di Enopione, Apollo pero temendo per la sorella invia uno scorpione, allora fugge in mare ed Apollo allora accecato dall'ira chiede alla sorella Artemide o Diana di colpire quel punto e cosi è fatto , ma la dea scopre l'errore ed addolorata innalza in cielo Orione formando la costellazione di con il suo fide cane Sirio e la costellazione dello scorpione
Il pozzo della Gammazita:
Nel cuore del centro storico catanese, tra Via Zurria e Via San Calogero, nel Cortile dei Vela, a pochi passi dal Castello Ursino si trova il Pozzo della Gammazzita. La leggenda racconta che, quando la Sicilia era assediata dagli angioini, una ragazza di nome Gammazita si recava tutti i giorni ad attingere l'acqua al pozzo. Spesso veniva importunata da un soldato francese. Un giorno se lo trovò di fronte e, non avendo modo di evitarlo, preferì buttarsi nel pozzo piuttosto che subire la sua violenza.
Quando i catanesi trovarono il corpo della ragazza capirono cos'era successo ed uccisero il soldato che aveva causato la morte di Gammazzita. Così ebbe inizio la rivolta che cacciò gli angioini dalla Sicilia.
leggenda del vascellazzu :
Grazie ai Vespri siciliani Messina e Palermo si liberano dal dominio Angioino chiamando come re della Sicilia, nell’ordine, Pietro III d' Aragona, Giacomo e Federico II d'Aragona. Prima della pace di Caltabellotta, gli Angioini cercarono di riconquistare le città perdute, soprattutto Messina. Roberto D'Angiò, per conquistare tale città, mandò il suo esercito a Catona e assediò Reggio Calabria, in modo da
bloccare gli aiuti per Messina che al momento era governata da Federico II D'Aragona. La città soffriva una grossa crisi alimentare.
Nicolò Palizzi suggerì di andare da Alberto da Trapani, già considerato Santo per dei grandi prodigi che aveva effettuato. Il giorno seguente, Federico II e la sua corte si diressero alla Chiesa del Carmine in cui Sant'Alberto celebrava la messa. Egli cominciò a pregare ed alla fine delle sue preghiere una voce dal cielo gli confermò che le sue preghiere erano state esaudite: si videro arrivare tre navi i cui equipaggi scaricarono del grano. I messinesi si convinsero che le navi fossero state mandate dalla Madonna. L’evento determinò la nascita della tradizione del "vascelluzzo".
Tutti corsero ai piedi del Santo per ringraziarlo, lui li benedì e lì esortò a credere in Dio e nella Madonna della Lettera. Qualche giorno dopo arrivarono altre quattro navi cariche di vettovaglie. Roberto d'Angiò capì che non poteva più sconfiggere la città per la fame e si convinse ad arrendersi e stabilì un trattato di pace con Federico II D'Aragona La leggenda narra che in quei giorni accadde un altro prodigio: una signora vestita di bianco passeggiava sugli spalti delle mura con lo stendardo di Messina, un francese lanciò una freccia contro di lei ma la freccia ritornò indietro.
Anche in questa occasione la Madonna della Lettera difese Messina. Sant'Alberto morì nel 1307.
Quando Federico II fece alloggiare i suoi cavalli nel convento del Carmine, trasformando in stalla la chiesa in cui era il Santo era sepolto, un male misterioso portò alla morte i cavalli ed i soldati. Aprendo la tomba di Sant'Alberto, questi fu trovato in ginocchio per chiedere la punizione per i profanatori.
Peloro : si intende il promontorio che si allunga verso la costa calabra, deriva dal greco ed indica spaventosi fenomeni, concentrati nello stretto, Peloria era una ninfa , la coppia Pelorias e Pherainom potrebbero essere considerati i progenitori dei giganti Mata e Grifone, fondatori di Messina.
Fata Morgana : La leggenda ci tramanda che, dopo aver condotto suo fratello Artù ai piedi dell'Etna, Morgana si trasferisce in Sicilia tra l'Etna e lo stretto di Messina, dove i marinai non si avvicinano a causa delle forti tempeste, e si costruisce un palazzo di cristallo.
Sempre in base alla leggenda, Morgana esce dall'acqua con un cocchio tirato da sette cavalli e getta nell'acqua tre sassi, il mare diventa di cristallo e riflette immagini di città. Grazie alle sue abilità, la Fata Morgana riesce ad ingannare il navigante che, illuso dal movimento dei castelli aerei, crede di approdare a Messina o a Reggio, ma in realtà naufraga nelle braccia della fata. La Fata Morgana non è altro che un fenomeno ottico che si ammira spesso nello stretto di Messina e nell'isola di Favignana a causa di particolari condizioni atmosferiche.
Mata e Grifone : A Messina viveva una bella ragazza dalla grande fede cristiana, figlia di re Cosimo II da Casteluccio, verso il 970 dopo Cristo il gigante moro Hassan Ibn-
Ciò provocò l'ira del pirata che uccise e saccheggiò la città. I genitori, preoccupati, nascosero Mata, ma il moro riuscì a rapirla con la speranza di convincerla a sposarlo.
Mata non ricambiava il suo amore trovando nella preghiera la forza a sopportare le pressioni del moro. Alla fine, il moro si converte al cristianesimo e cambia il suo nome in Grifone. Mata apprezza il gesto e decide di sposarlo. La tradizione ci tramanda che furono loro a fondare Messina.
Il vulcano dell'Etna : deve il proprio nome ad una ninfa figlia del dio Urano e di Gea , l'Etna che gli antichi consideravano fucina del dio Efesto.
Efesto dio del fuoco e della metallurgia, figlio di Zeus e di Era , nato deforme fu scaraventato giù dall'Olimpo fini in mare e venne allevato affettuosamente. Nella sua fucina realizzava i fulmini degli dei aiutato dai ciclopi, tra le sue realizzazioni, l'elmo ed i sandali di Hermes L'Egida il potente scudo di Ercules, la cintura di Afrodite, il bastone di Agamennone, le armi di Achille, il carro del dio Sole, Helios, le frecce di Eros.
Gli amori di Efesto sono infelici, dopo essere sposo di Adfofite si sposa con la nereide Cabiro generando i Cabiri e la scappatella con la ninfa Etna da vita ai Palici che sono considerati divinità presso il lago Naftia di Palagonia.
Bronte : situata sulle pendici dell'etna fondata dal Ciclope omonimo, figlio di Poseidone o Nettuno, giganteschi esseri dalla forma umana, con un solo occhio , erano detti uranii e temendo che il padre Urano potesse essere spodestato li rinchiuse nel profondo della terra, una volta detronizzato, Urano su invito della madre Gea vennero liberati, ma nel tempo vengono rigettati nel tartaro, e liberati da Zeus per riconoscenza a Zeus hanno forgiato l'elmo della invisibilità ad Ade, il tridente di Poseidone.
I Palici : divinità protettrici della zona dell'Etna, sarebbero figli di Zeus e della ninfa Talia, che temendo le ire della moglie Era li nascose sotto terra, un giorno uscirono dalla terra i due bambini partoriti dalla Ninfa Talia e furono chiamati Palici cioè nati due volte,dalla propria madre e dalla terra, sono considerati divinità sotterranee. Erano protettori della zona vulcanica della piana di Catania, figli del dio adrano e della ninfa Etna.
Aci : terra dalle punte , i massi o faraglioni, secondo la leggenda furono lanciati dal gigante Polifemo, perchè accecato da Odisseo o Ulisse, il più grande di questi scogli è l'isola Lachea , figlio di Poseidone o Nettuno e della ninfa Toosa creature selvagge risiedono in grotte in riva al mare assaltando gli uomini, famosi negli scritti di Omero e di Virgilio con Odisseo ed Enea.
Un altra storia presso Aci è quella di Aci e Galatea, presso capo Mulini si trova una sorgente chiamata il sangue di Aci a causa del colore rosso in riferimento al giovane ucciso da Polifemo, la ninfa Galatea figlia del dio Nereo e della ninfa Doride e di Aci figlio di Fauno e della ninfa Simite, amore contrastato da Polifemo che invaghitosi della ninfa non corrisposto uccide il pastore Aci. Giove vedendo lo strazio di Galatea trasformò il sangue in un fiume che sgorgando nello Ionio finisce nel mare da Galatea, il corpo di Aci smembratosi in nove parti diede vita ad altrettanti paesi di Aci, il macigno viene individuato presso la sorgente di Acilio
Naxos : è la città greca d'Occidente, nella città viene venerato Dionisio o Bacco, dio del vino, figlio di Zeus e Semele figlia del re di Tebe, rimasto orfano viene portato da Hermes o Mercurio presso le Ninfe che lo allevano, presso Nisa è accompagnato da Sileno e dalle muse e Satiri. I Satiri erano compagni del dio Pan abitatore dei boschi, esseri umani con tratti di animali, sono esseri lascivi, dediti alla musica alle danze in compagnia delle Ninfe, Sileno è una dei satiri figlio del dio Pan e di una Ninfa.
Dionisio viaggiò molto ed a Naxos incontra Arianna, figlia del re Minosse e di Pasifae la regina che si innamorò del Minotauro . Arianna innamorata di Teseo, per aiutarlo nell'impresa di uccidere il Minotauro, gli consegna il filo d'arianna, ed una volta fuggiti da Creta viene abbandonata da Teseo a Naxos, dove incontra Dionisio che decide di sposarla, e per sancire il loro matrimonio Zeus forma la costellazione della Corona boreale.
Apollo come Dionisio, conduttore di coloni maestro dell'architettura dalla quale gli uomini apprendono l'arte per realizzare la città.
Figlio di Zeus e di Leto o Latona , nasce nell'isola di Delo, per sfuggire alle ire di Era. Apollo dio della poesia della musica e degli oracoli, la sede dell'oracolo era Delfi e parlava attraverso la sacerdotessa Pizia.
Altro culto che troviamo è Afrodite.
Leggenda del cavallo senza testa: ambientata nella Via Crociferi ed in passato residenza di nobili che vi tenevano i loro notturni incontri o intrighi amorosi che dovevano esser tenuti nascosti. Quindi, essi fecero circolare la voce che di notte vagasse un cavallo senza testa, voce che intimorì la cittadinanza ed impediva alle persone di uscire di casa una volta calate le tenebre. Soltanto un giovane scommise con i suoi amici che ci sarebbe andato nel cuore della notte, e, per provarlo, avrebbepiantato un grosso chiodo sotto l’Arco delle Monache Benedettine. Gli amici accettarono la scommessa ed il giovane si recò a mezzanotte sotto l’arco delle
monache, e vi piantò il chiodo ma non si accorse di avere attaccato al muro anche un lembo del suo mantello, quindi, quando volle scendere dalla scala, fu impedito nei movimenti e, credendo d’esser stato afferrato dal cavallo senza testa, morì.
La pantofola della regina Elisabetta :
Maletto è in provincia di Catania. Quando nel 1603 i diavoli gettarono la regina dentro il cratere dell’Etna sulla rupe "Rocca Calanna" cadde una pantofola della regina Elisabetta.
Molto tempo dopo, un pastorello ritrova tale pantofola, la volle toccare, ma si bruciò.
Fu chiamato un frate esorcista e la pantofola volò su una torre del castello di Maniace, presso Bronte.
Nel 1799 tale castello fu donato dai Borbone all’ammiraglio inglese Orazio Nelson, durante una festa da ballo a Palermo. In quell’occasione una dama misteriosa, si dice il fantasma della regina Elisabetta, donò a Nelson un cofanetto contenente la fatidica
pantofola; e gli raccomandò di non farla mai vedere a nessuno.
Ma l’amante dell’ammiraglio, Emma Hamilton, riesce a trafugarla. La stessa notte l’ammiraglio vede in sogno la misteriosa dama che gli ricorda che ha perso tutta la sua nfortuna. Pochi giorni dopo Nelson morì nella battaglia di Trafalgar, esattamente il 21 ottobre 1805.
L’elefante di Catania :
Il simbolo di Catania dal 1239 è legato ad un’antica leggenda legata alla sua origine.
Questa leggenda narra che quando Catania fu abitata per la prima volta, tutti gli animali feroci furono allontanati da un elefante al quale i catanesi, per ringraziamento, eressero una statua, da loro chiamata “liotru”, correzione dialettale del nome Elidoro, un dotto catanese dell’VIII secolo bruciato vivo nel 778 dal vescovo di Catania San Leone II il Taumaturgo, perché, non essendo designato
vescovo della città, disturbava le funzioni sacre con magie, tra cui quella di far camminare l’elefante di pietra.
La cosa più strana è che in siciliano non è chiamato "liofante", ma "Liotru". Viene da chiedersi da dove venga questo termine. Ed ecco che la storia ci riporta a tal Eliodoro, studioso e mago che visse a Catania durante l'VIII sec. d.C., Eliodoro, il cui nome significa "Dono del Sole" era uno studioso, conosciuto per la sua saggezza e il suo sapere. Pare che aspirasse, per le sue conoscenze, a divenire vescovo della città di Catania, ma gli fu preferito il ravennate Leone II. Eliodoro non la prese bene e si racconta che grazie ai suoi poteri soprannaturali cominciò a turbare le funzioni sacre, distraendo il popolo dalla vita religiosa e facendolo accorrere ai suoi prodigi. Pare che si divertisse a comparire in piazza a cavallo dell'elefante di pietra che faceva camminare e correre in mezzo alla gente. Dopo 13 anni di provocazioni Leone II stanco dei suoi giochetti, lo afferrò con la stola lo trascinò sui carboni accesi, da cui solo il Vescovo uscì indenne. Il popolo ritornò ad assistere alle funzioni, ma non si dimenticò di Eliodoro e del suo cavallo si pietra "'U Liotru".
Esistono numerose versioni della leggenda e diverse interpretazioni della vita di Eliodoro. Chi lo ricorda come un grande uomo, chi come un mago cattivo. Resta comunque il fatto che colpì l'immaginario collettivo. Quanto all'elefante simbolo della città di Catania esistono numerose spiegazioni. In tempi remoti gli elefanti salvarono più volte Catania, prima dal terremoto, poi dalle belve feroci. La loro esistenza sembra essere confermata dai resti di elefanti nani trovati nella zona.
L'elefante situato in P.zza Duomo sopra la fontana, costruito interamente in pietra lavica.
Pietra del mal consiglio :
Ricorda gli eventi legati alla morte di Ferdinando il Cattolico (23 gennaio 1516), quando il viceré Ugo Moncada rifiutò di lasciare la carica e scatenò una guerra civilepartì da Palermo e che funestò la Sicilia per tre anni. A Catania, dove la rivolta aveva numerosi seguaci, i nobili ribelli scelsero per le loro riunioni un giardino nel piano dei Trascini vicino un capitello dorico e un pezzo di architrave, entrambi in pietra lavica.La lotta continuò finche i fautori del Moncada non furono sconfitti. Il nuovo viceré, Ettore Pignatelli, stroncò le ribellioni colpendo direttamente e ferocemente i responabili. Il Senato della città, a ricordo di questi avvenimenti, spostò i due avanzi
lavici: il capitello, da allora chiamato "Pietra del mal consiglio" fu innalzato nel piano della Fiera (oggi Piazza Università) mentre l’architrave fu sistemata all’ingresso del palazzo della Loggia. La pietra del mal consiglio nel 1872 fu posta nella corte del Palazzo Carcaci ai Quattro canti. L’architrave si trova nel cortiletto posteriore del teatro Massimo Bellini.
La leggenda di Jana di Motta :
Nel 1409 Bianca di Navarra divenne Vicaria del regno, e il Conte di Modica Bernardo Cabrera avrebbe voluto sposarla per aumentare il suo potere. La regina Bianca non volle sposarlo ed il conte la inseguì per tutto il regno. La regina chiese aiuto al suo ammiraglio Sancio Ruiz de Livori che catturò Giustiziere facendolo rinchiudere nel Castello di Motta.
Una congiura era in atto contro il Conte: Jana, una fedele e astuta damigella della regina Bianca, d’accordo con l’ammiraglio Sancio e della regina, si travestì da paggio e si fece assumere dal conte convincendolo a tentare un’evasione per cercare di sposare la regina Bianca. Il conte abboccò e una notte, fattolo travestire da contadino, Jana lo fece calare da una finestra del castello con una corda; ma ad un certo punto, Jana mollò la corda,e il conte cadde dentro una grossa rete preparata precedentemente dove rimase tutta la notte; al mattino Jana, rivelatasi,lo fece imprigionare al Castello Ursino di Catania.
L'Etna culla del sapere :
Vuole la tradizione che il filosofo Empedocle, medico, mago e taumaturgo, seguace delle dottrine orfiche (che predicavano la resurrezione dell'anima, o la metempsicosi, la trasmigrazione dell'anima da un corpo ad un altro, per raggiungere la purificazione), abbia stabilito la sua dimora sull'Etna. Ancora oggi esiste un luogo, sopra il Rifugio Sapienza a circa 3.000 m di quota, Torre del Filosofo, in cui nel '700 pare fossero ancora visibili i ruderi di quella che doveva essere stata l'abitazione del saggio. Ciò è quanto ci riferisce Jean Houel nel suo diario del Viaggio in Sicilia e Malta (1789-