la targa florio e le madonie
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Le Madonie e l'eco della Targa Florio
POLIZZI GENEROSA, CASTELLANA, PETRALIA SOTTANA, PETRALIA SOPRANA, COLLESANO, SCILLATO
All'interno dell'area madonita è possibile scoprire, oltre ai beni naturalistici, anche piccole città d'arte. Si tratta dei luoghi in cui da cento anni si svolge la celebre Targa Florio, prestigiosa corsa automobilistica, il cui percorso si snoda in vari tratti dell'itinerario proposto. Sarà possibile sostare nella "Valle dei mulini", visitare complessi rurali, eremi, santuari; assistere a processioni religiose, sciare.
L'itinerario, addentrandosi nell'area del Parco delle Madonie e riunire arte, storia e natura, in un affascinante territorio ricco di cultura e tradizioni.
ARCHITETTURA, PAESAGGIO E
AREE PROTETTE
Masseria Firrionello e Case Firrione;
Masseria Carpinello;
Case Trapani;
Valle dei mulini;
Eremo di San Gandolfo;
Santuario di Madonna dell'Alto;
Grotta del Vecchiuzzo;
Parco delle Madonie;
Pizzo Catarineci, Monte Mufara, Monte dei Cervi
Pizzo Antenna Grande, Piano Zucchi, Piano
Battaglia, Torre Montaspro;
Abbazia di Pedale;
Chiesa della Madonna del Lume e Borghi Eras.
LA TARGA FLORIO
Vincenzo Florio, ricco imprenditore palermitano, ideò la celebre corsa automobilistica che porta il suo nome. La prima ebbe luogo
nel 1906 e il percorso si snodava fra i comuni di Cerda, Caltavuturo, le Petralie, Geraci, Castelbuono, Isnello, Campofelice
per circa 100 km. Vincenzo Florio attrezzò la zona con grandi tribune in legno per assistere alla gara, e con un cavalcavia che
consentiva di attraversare la strada e di osservare la gara dall'alto. Fece costruire un ristorante, un pronto soccorso e una
sala stampa dotata di telegrafo internazionale (il secondo in Italia); le bande musicali suonavano durante l'attesa del passaggio
delle auto per intrattenere il pubblico. La "Targa" divenne un punto di riferimento per l'agonismo isolano, infatti numerosi celebri piloti sfrecciarono lungo il percorso; le auto guidate da Nuvolari, Cagno, Ferrari parteciparono più volte alla gara, che diventò anche un punto di riferimento per la mondanità dell'epoca.
Seguendo l'autostrada Palermo-
Continuando sulla statale, subito dopo Vallone Firrione, una breve deviazione seguendo l'indicazione "Vecchio frantoio", permette
la visita di un altro settecentesco complesso rurale, quello delle case Firrione.
Continuando il percorso, si raggiunge, una carrozzabile, si raggiunge la masseria Carpinello, di impianto ottocentesco; seguendo invece il tracciato sulla sinistra della strada, si raggiunge il borgo case Trapani, suggestivo complesso realizzato alla fine dell'Ottocento. Di grande interesse il paesaggio che si apre su tutta la Valle dell'Imera a sud, e sul massiccio dei Cervi, a nord. Ritornati sulla strada statale, si supera la parete rocciosa della "Timpa della all'interno della quale, nel 1936, sono state rinvenute
importanti ceramiche dell'età del rame realizzate nel cosiddetto "Stile di Petralìa" conservate nel Museo Archeologico di Palermo.
Originariamente parte integrante del comune di Petralìa Soprana, fu separato da esso nel XIV secolo ed il centro dell'antico borgo di origine normanna si espanse nei quartieri del "Salvatore" e del "Casale" che si aggiunsero a quelli di "Pusterna" e del "Carmine". Una delle attrattive principali del paese, è la barocca chiesa di San Francesco al cui interno pareti e volte sono affrescate dai più importanti artisti dell'epoca. Domina la piazza centrale la Chiesa Madre, costruita nel seicento su un preesistente edificio del XVI secolo, ricchissima di pregevoli opere d'arte di Antonello Gagini, ed altre risalenti al Quattrocento. Infine, degna di nota è la chiesa della SS. Trinità, con un portale archiacuto del quattocento, che custodisce l'ancona marmorea di Gian Domenico Gagini.
MINIERE DI SALGEMMA
Appena fuori dal centro abitato di Petralia Soprana, a un'altitudine di circa 800 metri, esiste un antico giacimento dal quale si estrae il salgemma. Conosciuto dagli arabi e sfruttato sin dai tempi degli Aragonesi, tale giacimento deve la sua origine alla particolare
evoluzione geologica del suolo che ha consentito l'accumularsi di depositi contenenti cloruro di sodio. Un sale di grande qualità che, insieme a quello estratto dalle saline costiere, ha creato una forte spinta al commercio sin dall'antichità. La miniera è visitabile.
Info: 0921687431-
L'ANTICO BALLO DELLA CORDELLA di Petralia Sottana è una rievocazione dei matrimoni contadini, durante il quale si celebrava il
rito di propiziazione per i raccolti da effettuare e di ringraziamento per quelli già effettuati. Oggi il ballo viene eseguito da dodici coppie, quanti sono i mesi dell'anno, intorno ad un asta alta tre metri dalla quale si dipartono ventiquattro cordelle colorate una per ogni membro del gruppo.
Petralìa Sottana
www.comune.petraliasottana.pa.it
Elevandosi a 1147 metri l'abitato è collocato sul versante meridionale della catena delle Madonie. Il territorio è percorso dal fiume Salso, è il comune più alto della provincia di Palermo. La sua origine è antichissima, e il nome di Petra sembra risalire al III secolo a.C. e alla dominazione romana della Sicilia.
Tutte le sovranità che si alternarono in Sicilia fecero del centro teatro di conquista, e contestualmente lo impreziosirono di chiese, palazzi e castelli. Ragguardevole la chiesa Madre la cui origine risale al XIV secolo, ma la trasformazione settecentesca le ha conferito un aspetto barocco. All'interno è custodito un pregevole crocifisso dell'artista locale frà Umile da Petralia. Chiesa dei Santi Pietro e Paolo (chiesa madre), ricostruita nel XIV secolo per volere della famiglia Ventimiglia, con pianta a croce latina e con tre navate. Presenta in facciata due campanili, uno quattrocentesco e l'altro settecentesco, collegati da un portico di 18 colonne realizzate dai fratelli Serpotta. Nel campanile settecentesco nel 1998 è stata inserita una campana di 18 quintali ("campana dell'Unione"), custodisce la "Madonna dell'Udienza" di Antonello Gagini, la "Madonna della Catena" di Giorgio da Milano, una Pietà di Giuliano Mancino, un tabernacolo ligneo di Pietro Bencivinni e il primo dei 33 crocifissi lignei di Fra' Umile da Petralia, per non parlare di una delle opere realizzate in paese dallo Zoppo di Gangi, Gaspare Bazzano, la Madonna degli Angeli con i Santi Chiara, Francesco, Antonio e Pietro d'Alcantara del 1620. La chiesa custodisce inoltre il più grande organo del comprensorio, risalente al 1700, e opera di D. lacobus Andronico.
Chiesa di Santa Maria di Loreto, antica fortezza trasformata in chiesa dai carmelitani scalzi e rifatta nel 1750 con pianta a croce greca e facciata barocca con sculture dei Serpotta, l'interno con pianta a croce greca conserva un'ancona di Giandomemco Gagini.
Una ricca Biblioteca Comunale conserva rarissimi volumi.
Interessante la chiesa del SS. Salvatore a pianta ellittica costruita, probabilmente, sul sito di una moschea.
Notte del Sabato Santo caratterizzata dalla “Calata d’a Tila”:un artistico gigantesco telone, opera del palermitano Corrado Tanasi del 1890,che,per tutte le quaresime copre il Presbiterio della Chiesa Madre,precipita al canto del Gloria.
A nord del Mendola" sulla quale, in alto sulla sinistra, è visibile la "Padella" un sito naturalistici tra più interessanti del Parco e, di fronte, lo scenario offerto dall'"Anfiteatro della Quecella", un altro dei luoghi più significativi del Parco; percorsi altri 5 km si devia per entrare nella contrada Mulini e discendere nella Flomaria molendinorum, l'antica Valle dei mulini di Polizzi Generosa.
Petralìa Soprana
www.comune.petraliasoprana.pa.it
Distesa sopra un'alta dorsale rocciosa verso ampi paesaggi. L'origine più accreditata del comune risale all'XI secolo, All'interno del paese spiccano le antiche chiese del SS. Salvatore del XVI secolo e di San Francesco del XIV, il palazzo Rampolla che fu residenza dell'omonima famiglia e, in piazza Matrice, la chiesa Madre. Rifatta nel 1690 sulle preesistenti costruzioni di epoca normanna e rinascimentale, al suo interno ospita la cappella che custodisce la lastra tombale scolpita da Domenico Gagini che ritrae il patrono della città, San Gandolfo. A San Gandolfo è intitolato anche l'Eremo che si trova appena fuori dalla cittadina.
Nella piazza si erge palazzo Notarbartolo del XVI secolo che ospita il Museo Ambientalistico Madonita. Nei pressi del paese, i suggestivi
ruderi della chiesa della Commenda dell'Ordine dei Cavalieri di Malta.
LA FESTA DI SAN GANDOLFO in onore del santo patrono, è la festa più solenne di Polizzi Generosa. Le celebrazioni si svolgono in tre
tempi: il sabato pomeriggio viene prelevata la statua lignea del Santo dall'eremo dove si celebra "l'urtimo miercuri" e la sera viene portata in processione; la domenica pomeriggio, si snoda per il paese un solenne corteo, durante la quale vengono portate dai fedeli le reliquie del Santo, custodite in una preziosa urna d'argento cinquecentesca; infine, il lunedì pomeriggio un corteo riconduce la statua del Santo nell'eremo. La festa è accompagnata dai fuochi d'artificio e da spettacoli canori.
L'EREMO DI SAN GANDOLFO
Ai piedi del colle su cui sorge l'abitato di Polizzi Generosa è l'eremo dove si presume che Gandolfo abbia sostato per riprendere le forze prima di giungere in paese. La costruzione, già esistente nel 1260, anno in cui si fermò il frate Gandolfo da Binasco prima di giungere a Polizzi, fu distrutta da una frana agli inizi del 1600. L'odierno edificio fu costruito intorno al 1621 nelle vicinanze di
quello preesistente. Oggi è meta di pellegrinaggio nei primi sette mercoledì dopo Pasqua.
Polizzi Generosa
www.comune.polizzi.pa.it
Nel XVIII secolo, lo sfaldamento del latifondo ha generato la struttura dell'insediamento sparso che comprende, oltre a Castellana centro, le frazioni di Calcarelli e Nociazzi. All'interno del regolare sistema viario di Castellana si trova la chiesa Madre, dedicata a San Francesco di Paola e ricostruita nel 1968. In contrada Muratore (frazione Calcarelli) sono stati messi in luce interessanti resti di una villa romana risalente al I-
IL PELLEGRINAGGIO AL SANTUARIO che custodisce la statua della Madonna dell'Alto si svolge ogni anno nel mese di agosto, quando i
fedeli di Castellana Sicula e di Petralia Sottana accompagnano la statua della Madonna in processione percorrendo faticosamente il lungo e ripido percorso a piedi di circa 15 chilometri, intonando canti religiosi a due voci, fino a raggiungere la quota di 1819 metri, dove si trova il Santuario.
Castellana Sicula
www.comune.castellana-
Il comune si sviluppò nel XII secolo intorno al castello che oggi è allo stato di rudere; l'assetto viario è costituito da strette strade di stampo medievale raccordate da ripide scalinate e angusti vicoli.
Le chiese sono numerose poiché parecchi ordini monastici fondarono lì le loro sedi.
La più antica chiesa di Collesano è la chiesa di Santa Maria la Vecchia risalente al XII secolo, dedicata all'Assunta, è stata Matrice di Collesano fino al 1543. È stata profondamente modificata nella struttura, presenta un impianto a tre navate con un presbiterio decorato da un ciclo di stucchi e affreschi con storie della Vergine Assunta del pittore collesanese Giacomo Lo Varchi. La chiesa custodisce, inoltre, una pregevole statua lignea policroma dell'Assunta, di ignoto intagliatore madonita della metà del '500, una Madonna con Bambino di Antonello Gagini e lo splendido simulacro di Santa Lucia.
La basilica di Santa Maria la Nuova del XV secolo che conserva all'interno pregevoli dipinti dello Zoppo di Gangi e di Pietro Novelli.
Al XVI secolo risale la chiesa di San Domenico, mentre quella di Santa Maria di Gesù è tipicamente seicentesca. Nell'ex convento domenicano della fine del XVI secolo ha sede il Museo della Targa Florio.
Poco fuori dalla cittadina, in direzione Lascari, percorrendo circa due chilometri si trova l'Abbazia di Santa Maria de Pratali Graecorum,
detta Abbazia di Pedale. Si tratta di un complesso monastico la cui data di fondazione risale al 1130 durante il regno di re Ruggero, e che in origine era un monastero basiliano di rito bizantino, per poi passare tra il 1310 ed il 1347 al clero Latino di regola Benedettina. La cappella posta su un fianco dell’edificio presenta al suo interno un ciborio in pietra del 1530 con lo stemma dei Cardona, conti di Collesano.
Nel XIV secolo venne trasferito al clero latino e precisamente all'ordine di San Benedetto. Il complesso ha una grande corte interna a pianta quadrangolare con una cappella ad aula unica alla quale si accede attraverso un portale ad arco acuto. Dentro la cappella è presente un ciborio in pietra con lo stemma dei Cadorna, conti di Collesano.
Seguendo la SP9b in direzione Scillato si percorre un altro tratto del circuito della Targa Florio che ha riguardato svariate gare tra il 1919 e il 1977.
Lungo il tragitto si incontrano la chiesa della Madonna del Lume e i borghi Eras. Costruiti in seguito alla legge di riforma agraria del 1948, i borghi avrebbero dovuto ospitare i contadini assegnatari di piccoli terreni per evitare lunghi trasferimenti; oggi sono abbandonati in attesa di nuova destinazione.
Si prosegue dunque fino a Scillato (218 m), piccolo centro, le origini di Scillato sono legate all'abbondanza d'acqua, che venne sfruttata per la realizzazione di numerosi mulini, la chiesa principale è il Santuario intitolato a Maria Santissima della Catena, patrona dei doganieri, posta ad indicare e proteggere la via d'accesso dalla montagna al mare. Realizzata nel XVII secolo, custodisce al proprio interno una piccola statua della Vergine del medesimo periodo, attribuita alla scuola gaginesca, nell’altare maggiore il simulacro della Madonna della Catena, opera in marmo bianco realizzata intorno al 1570 dal fratelli scultori Gagini. La statua, con la mano destra regge una melagrana aperta ed una catena. Il Bambino Gesù, seduto sul braccio sinistro della Madre, poggia la mano destra sulla melagrana e con la sinistra regge un libro aperto.
Qui si conclude l'itinerario e da Scillato si fa rientro sull'autostrada A19.
Collesano
www.comune.collesano.pa.it
LA VALLE DEI MULINI
In queste zone anticamente ricche d'acqua, a partire dal XII secolo ha prosperato l'attività molitoria, della quale rimangono alcuni edifici allineati lungo la valle, alimentati dallo stesso flusso d'acqua, che conservano le caratteristiche costruttive originarie e numerosi elementi delle apparecchiature molitorie.
Si tratta di quindici edifici, alcuni dei quali però allo stato di rudere, che insieme all'apparato macinante costituiscono strutture architettoniche di grande interesse. Tra questi il Mulino Pitta, ben inserito nel contesto ambientale e il Mulino Du Spitali , oggi restaurato, dove è possibile assistere al processo della molitura.