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Chiamata dai Romani Thermae Selinuntinae, Sciacca è la più antica città termale della Sicilia. La città, sovrastata dall’imponenza del monte Kronio, si espanse rapidamente durante la dominazione araba le cui tracce si intravedono ancora nell’intricato tessuto
viario di alcuni quartieri, nel corso dei secoli venne fortificata e arricchita di mura, castelli, chiese e conventi. Alcune di queste testimonianze architettoniche si offrono tutt’oggi alla vista del turista.
Le chiese di Santa Maria del Giglio, di Santa Maria dell’Itria, la Badiazza e la torre di San Michele delimitano i contorni di piazza Noceto creando una straordinaria scenografia. Completano il percorso alla scoperta della città il Castello dei Luna, risalente al XIV sec. che conserva il perimetro murario e la torre cilindrica, la chiesa di San Nicolò La Latina del XII sec., il palazzo dei Ventimiglia, lo Steripinto, eretto in stile siculo-
Dall’approdo si propongono due itinerari:
Percorsi Naturalistici
Riserva Naturale Orientata “Foce del fiume Platani”
Riserva Naturale Orientata “Monte San Calogero (Monte Kronio)”
Riserva Naturale Orientata “Monte Genuardo e Santa Maria del Bosco”
Riserva Naturale Orientata “Monti di Palazzo Adriano e Valle del Sosio”
Percorrendo per circa 30 km la SS 115 in direzione Agrigento, oltrepassato il fiume Platani, si incontra sulla destra la strada che conduce al sito archeologico di Eraclea Minoa, venne chiamata Eraclea in onore di Eracle mentre Minoa sembra collegarsi alla leggenda secondo cui il re cretese Minosse avrebbe inseguito Dedalo fino in Sicilia per punirlo del suo aiuto dato ad Arianna e Teseo alle prese con il labirinto. Minosse avrebbe poi trovato la morte proprio in questi luoghi per mano dello stesso re sicano presso cui Dedalo si era rifugiato ed all’annesso Antiquarium. Il sito sorge sulla collina di Capo Bianco, sovrastante la foce del fiume Platani, luogo di incantevole bellezza. Poco oltre Montallegro .
Sciacca
Eraclea Minoa
Foce del Platani
Uscendo da Sciacca, la cittadina di Sciacca si trova sulla costa del Canale di Sicilia tra le foci del fiume Platani e Belice, a circa 65 metri sul livello del mare: ad est s’innalza il monte San Calogero alto 386 metri, in direzione nord si imbocca la strada che conduce, percorrendo circa 19 km., a Caltabellotta, dove la Guerra dei Vespri Siciliani, ebbe fine sul monte Castello, altrimenti conosciuto come il "Pizzo di Caltabellotta". Il 31 agosto dell'anno 1302, probabilmente nel castello del Pizzo, si firmò il trattato di pace, per il quale Federico III venne riconosciuto Re di Trinacria, con l'impegno a convolare a nozze con Eleonora d'Angiò, sorella diRoberto Re di Napoli, ponendo termine alla guerra del vespro, dominato dalle vestigia del Castello. Al centro dell’abitato è di notevole interesse la Matrice del XIII secolo e, poco fuori dall’agglomerato urbano, l’Eremo di San Pellegrino del sec XVII. Usciti dal paese, si incontra un bivio, si devia a sinistra per raggiungere Chiusa Sclafani. Inerpicandosi per una strada tortuosa, per circa 4 km, si arriva a Giuliana alla cui sommità dell’abitato svetta il Castello, all’interno della sua cinta muraria sussistono anche la chiesa ed il monastero della SS. Trinità. Sul pianoro a nord si trova la Matrice, ricostruita nel secolo scorso in stile neogotico.
Ritornando verso Chiusa Sclafani, posto al margine sud-
Sciacca
Caltabellotta
Chiusa Sclafani
Giuliana
Burgio
Calamonaci
Ribera