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Partendo da Sant'Alfio si raggiunge
Piedimonte Etneo si estende sul versante Nord-
Chiesa Madre, dedicata alla Madonna del Rosario ed eretta nel XVIII secolo, in cui si conserva una preziosa statua in legno policromo del XVII secolo. La chiesa fu costrutita tra il 1711 e il 1713, ma ha subito vari interventi. Ha una forma basicale a tre navate in stile neoclassico. Gli altari sono in marmo colorato di Taormina; sull'altare maggiore si ammira un coro ligneo con scanni laterali a semicerchio.
CHIESA SAN MICHELE -
Convento dei CAPPUCCINI -
SANTUARIO VENA E LA FONTE
Questo Santuario si trova nella frazione di Vena, a poca distanza da Piedimonte Etneo. Le origini dovrebbero risalire al 597 dell'era cristiana. Alcuni monaci Basiliani, per sfuggire alle persecuzioni, si inerpicarono sulle alture dell'Etna, portando con loro un quadro della Madonna, dipinta su una tavola di cedro.
Una leggenda racconta che la mula che trasportava il quadro, ad un certo punto si fermo' e cominciò a scavare con gli zoccoli il terreno, ed in quel punto apparve una "vena" d'acqua. I monaci lo considerarono un segno divino, e decisero di fermarsi nel posto indicato dalla mula. E proprio lì con il consenso di Papa Gregorio Magno, fondarono il monastero gregoriano di Vena. Il culto della Madonna di Vena ebbe in quelle zone una grande diffusione.
La storia di Vena ha origini antiche, la sua chiesa sorge sui ruderi del vecchio monastero basiliano, distrutto nel corso dei secoli. All'interno della moderna struttura si possono osservare pregiati mosaici che descrivono la storia del monastero. Il Santuario mariano di Vena custodisce una immagine antica della Vergine col Bambino. Una tavola spessa di cm. 3, di dimensioni cm. 170 x 67. Si ritiene che sia una icona bizantina del VI secolo.
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Si trova sul versante nord-
Chiesa Madre, la cui fabbrica ebbe inizio nel 1613. La facciata eseguita probabilmente su disegno di Filippo Vasta, sfrutta equilibratamente la tonalità bicroma risultante dall'accostamento della pietra lavica con quella arenaria. Di epoca recente è il bianco campanile. L'interno della Chiesa, a tre navate, è ricco di dignitose tele dell'ottocento: di Leonardo Grasso è probabilmente il San Giovanni Battista. Una splendida immagine della navata centrale, interamente in legno, con decorazioni, risulta essere un'opera maestosa, nata dal meticoloso lavoro di un artigiano linguaglossese.
Dietro l'altare maggiore si apre l'ampio monumentale Coro, intagliato con fregi, bassorilievi e sculture a tutto tondo ricorrente per l'intera abside. Ogni lacunare di spalliera contiene un bassorilievo ligneo con una scena della vita di Gesù. L'opera, creduta del 600, è del 1728-
La Chiesa dell'Immacolata, con annesso Convento dei padri Cappuccini, la costruzione ebbe inizio nella prima metà del seicento. E' a due navate; quella minore, di sinistra, fu costruita nel secolo scorso. Agli altari laterali sono statue e tele del settecento e dell'ottocento: fra le prime l'Immacolata lignea del settecento, San Francesco d'Assisi, il Cuore di Gesù; fra le seconde le Anime del Purgatorio, le Stimmate di San Francesco, la Pietà, Madonna con Santi Francescani: le une e le altre di ignoti autori.
All'altare maggiore è una pala del 1659 con Immacolata e Santi di Frate Umile di Messina; ai lati della pala sono collocati altri due dipinti, Sant'Antonio e Santa Chiara, attribuiti a Bernardino Niger (XVI secolo). L'altare maggiore, in noce a intarsio con motivi floreali, è di Frate Mariano da Francavilla, intagliatore dell'ottocento. Sull'altare è la custodia (1708-
Scolpita in legno di cipresso, arancio e noce, la Custodia è tra le più insigni opere d'arte che si conservino nelle Chiese di Linguaglossa. Di proporzioni monumentali, essa è tutto un ricamo fantasiosissimo di motivo ornamentali che vanno dalle figure di animali a quelle di angeli, dalle conchiglie agli ipprogrifi, ai fiori, che istoriano le colonnine tortili delle absidiole. Le numerose scene tratte dai testi sacri (Mosè e il serpente di bronzo, Caino e Abele, Adamo ed Eva, La cena di Emmaus) e i santi collocati nelle nicchie o sulle mensole rette da cariatidi, non solo testimoniano della raffinata tecnica dell'intagliatore, ma sono anche l'espressione più genuina di un sentimento che sa rivelarsi nelle forme di un'arte che esula dai soliti schemi popolareggianti.
Chiesa di San Francesco di Paola, l'interno della Chiesa è a una sola navata con volta a botte, all'altare maggiore è una tela dell'ottocento con Santi, ai quattro altari laterali sono le statue di Sant'Alfio e San Filippo d'Agira di poco pregio artistico; più notevole il busto di San Francesco di Paola; celebrata infine la Madonna di Loreto in marmo, sul quale il tempo ha disteso una leggerissima patina di giallo ambrato, che dà alla figura la mistica purezza della cera vergine. E' opera di immenso valore artistico attribuita a Domenico Gagini.
Museo Etnografico
All'interno della sede della PRO-
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E' situata sul versante nord dell'Etna ed è uno dei comuni del Parco dell'Etna e del Parco fluviale dell'Alcantara.
Basilica della Madonna Catena
Tra il 1860 e il 1880 l’unica navata della chiesa è stata trasformata a croce latina e coronata da un’ampia ed imponente cupola. Agli inizi di questo secolo, però, è stata ancora modificata e ingrandita, assumendo l’attuale forma a croce greca. All’interno vi si trovano pregevoli opere d’arte. Prima fra tutte spicca la statua della Madonna della catena, in marmo bianco, del peso di circa sette quintali. Incerto è l’autore, ma appartiene con sicurezza alla scuola dei Gagini. I documenti e la ipotesi vertono tutti su Giacomo e Antonio, figli di Antonello.
Chiesa di §Sant Antonio
La concava facciata, nobilitata da modanature classiche, dà a tutto l’insieme un tocco armonioso di linee e forme che non risentono degli eccessi del barocco. L’interno della chiesa, ad una sola navata, con una cappella laterale offre una globale visione serena, luminosa ed armonica. Tra i policromi mosaici, bello ed espressivo è l’altare maggiore, nel quale spiccano il medaglione del paliotto che raffigura sant’ Antonio abate, lo stupendo tabernacolo, le colonne tortili e le lesene laterali, oltre alle due piccole mensole collocate ai suoi lati che tratteggiano, quella di sinistra un pappagallo che divora dei frutti, quella di destra una 23scena di caccia.
Castello Lauria
Il castello nel Medioevo, collegato alla roccaforte del Castelluccio e ad un avamposto identificabile con la chiesa di San Pietro era messo in comunicazione con questi da passaggi sotterranei, che giungevano, si dice, fino al Cannizzo. Essi costituivano un vero e proprio complesso architettonico e difensivo, ed un vecchio stemma cinquecentesco della città, con tre torri.
Chiesa Madonna di Lourdes
La Chiesa di architettura medievale, sperduta fra boschetti di noccioleti e castagni, si trova alle porte della città.
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Sorge sul versante nord occidentale dell'Etna, a 765 m sul livello del mare, sull'ultimo ciglione lavico di una colata preistorica, erosa dalle acque dell'Alcantara, che scorre ai piedi del suddetto ciglione.
Il museo civico "Paolo Vagliasindi" è un museo archeologico di Randazzo . Il museo è ospitato nel Castello "ex carcere",
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Cell. +39 339 7384268; +39 333 2498903
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95036 Randazzo
Telefono: 095/222644
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www.al-
Si estende alle pendici occidentali dell'Etna. È un comune del Parco dell'Etna e del Parco dei Nebrodi
Il Santuario di Maria SS. Annunziata,
Patrona con San Biagio di Bronte, è uno dei più antichi monumenti religiosi della Città.
Castello o Ducea Nelson
Sorse intorno al 1173, probabilmente sulle rovine di una preesistente costruzione basiliana, per volontà della Regina Margherita, per durevole memoria della battaglia vinta da Giorgio Maniace contro i Saraceni. Come si usava all’epoca, il monastero venne dotato di castello o torre difensiva.
Il mirabile portale ogivale. Degno di essere definito monumento nazionale, il portale di Santa Maria è opera di grande valore artistico risalente probabilmente ai primi anni della fondazione dell’abbazia. La volumetria rientrata ogivale segue la nervosa modulazione dei piedritti su cui è impostata. La cornice è adornata di vari condoni, grossi e piccoli, vagamente sagomati e sporgenti.<br>Tre delle modanature centrali riproducono grosse gomene marine. Due gruppi di colonnine laterali lisce e rotonde, costruite con pietra arenaria, marmo e granito, sorreggono il grande arco.
I capitelli che raccordano la struttura hanno un modulo stilistico che rimanda ad analoghe opere eseguite a Monreale, sede della giurisdizione vescovile. Le figure scolpite sono piccole cariatidi poggianti su splendidi catini ornati di foglie d’acanto lavorate a ricamo.
Raffigurano scene della creazione del mondo, ma anche scene la cui interpretazione rimane molto misteriosa (come i corpi di donna intrecciati con esseri mostruosi), malgrado la precisa descrizione che ne fece Benedetto Radice. Sculture simili si ritrovano nelle chiese e nei monasteri benedettini sorti nel XII secolo in Sicilia. Sono in modo particolare le inquietanti figure rappresentate nei capitelli di sinistra a porre l’interrogativo del significato complessivo di questa rappresentazione scultorea.
Il prospetto ed il portale della chiesa di Santa Maria ed il chiostro del primo cortile interno. Ispirate ai bestiari medievali le figure descrivono esseri mostruosi, deformi, forse simboli dei vizi del genere umano.
Narrano storie di lussuria viste attraverso l’intreccio del corpo femminile con satiri, dal ventre gonfio e dalle zampe pelose di grifo, e con serpenti avvolti alle membra. Scene disperate di dannati e scene raccapriccianti di corpi e volti deformi e d’ogni altra mostruosità fisica. Le figure di capitelli di destra, simbolicamente composte, narrano invece le vicende del genere umano a partire dalla cacciata dal Paradiso Terrestre e dall’uccisione di Abele.
Ogni capitello svolge un tema diverso: il lavoro dei campi, la caccia, la guerra.
Mentre i capitelli di destra raccontano, quelli di sinistra ne sono la logica contraddizione, la negazione di qualsiasi narrazione e della Storia stessa, l’allegoria del genere umano travolto dalle tentazioni e dal peccato. Così lo storico B. Radice descrive il portale nelle sue Memorie storiche di Bronte: «Mirabile è il portale della chiesa il cui arco a sesto acuto adorno di vari cordoni grossi e piccini, sporgenti nella cornice ogivale, è sorretto da dieci colonnine: cinque per ogni lato, delle quali tre di marmo e una di porfido, e le altre di pietra arenaria giallognola, di media grossezza.<br>Le colonne non sono nè scanalate, nè a spirale, (...) ma lisce e rotonde.
Le basi delle colonne sono tagliate e modellate e somigliano allo stile di transizione in Inghilterra.
Tre delle modanature, ora sfaldate, riproducono la gomena normanna. Bellissimi e variati i capitelli di carattere nordico, o meglio romanico dei neo-
Nei capitelli, a sinistra dello spettatore, sono scolpite figure di uomini, di animali, di uccelli con volti di scimmia, un serpente che si attorciglia e snoda e morde la bocca a un mascherone: sono piccole cariatidi che sostengono l’arco ogivale. Le foglie dei cinque capitelli delle colonne di destra sono un lavoro di fine ricamo. Una figura di donna, fra due uccelli, è riprodotta nei primi due capitelli.
Negli altri è rappresentata la prima storia umana: L’angelo espelle Adamo ed Eva dal paradiso terrestre. Il lavoro è simboleggiato da una filatrice, da uno zappatore e da due opere, che abbicano covoni di grano.
Nel capitello centrale è scolpita la seminagione: un uomo sparge la semente, un altro colla zappa la copre e spiana le porche.<br>Nei due seguenti capitelli abbinati è la caccia, figurata da uno che suona il corno, da un cinghiale atterrato, mentre un altro cinghiale salta addosso a una donna. Due guerrieri imbraccianti lo scudo, scolpiti nell’ultimo capitello, simboleggiano la guerra, l’eterna guerra del genere umano.L’insieme delle sagome, delle cimase, della cornice ogivale, con i capitelli variamente scolpiti, dà un aspetto solenne al nordico portale e alla facciata. Reputo essere l’opera della fine del secolo XII, coeva del famoso tempio e chiostro di Monreale.»
Questa l'interpretazione che delle figure scolpite nei capitelli del portale dava nel 1923 B. Radice. Ma il Radice era uno storico e certamente non un esperto d'arte medievale. Nella descrizione andò incontro quindi a qualche inesattezza. Recentemente è uscito un articolo estremamente interessante dal titolo "Sculture medioevali a Bronte di Ada Aragona e Claudio Saporetti (quest'ultimo docente di Assiriologia che si è occupato anche di arte medioevale, di Ciprominoico e di Archeologia greca) nel quale gli autori correggono gli errori del Radice e “svelano” con dovizia di argomentazioni e di particolari un altro significato di alcune raffigurazioni dei capitelli del portale la cui interpretazione, pero, malgrado le varie ipotesi, rimane ancora molto misteriosa.
«Benedetto Radice -
Nei capitelli di sinistra vede uomini, animali ed uccelli con volto di scimmia, ed un serpente che si attorciglia e snoda, e che
morde la bocca a un mascherone, come figure che fungono da piccolo cariatidi. Non riconosce dunque la presenza di figure femminili, non sottolinea il fatto che gli animali sono ibridi, non nota che gli uccelli con volto di scimmia sono in realtà dei dragoni, né che il serpente, invece di mordere la bocca del “mascherone”, in realtà ne esce.
Nel primo capitello a destra, la donna è “tra due uccelli” , e dunque non evidenzia che sono antropocefali. Il resto delle scene della strombatura è anch’esso frainteso: pur riconoscendo esattamente la “cacciata”, vede in Adamo ed Eva condannati alla fatica una generica scena rappresentante il lavoro; di conseguenza l’offerta di Caino e Abele non è altro che una scena che
raffigura due persone che “abbicano covoni di grano”.
La scena dell’uccisione di Abele è poi la rappresentazione della seminagione: un uomo sparge la semente (in realtà è Caino che colpisce) un altro con la zappa (sic!) la copre e “spiana le porche”, cioè i solchi.
Dal fatto che la scena non è stata compresa, possiamo dedurre che la rottura di parte delle due figure è avvenuta prima del 1923.
Le due scene successive rappresenterebbero la caccia (con un cinghiale atterrato, mentre un altro salta addosso ad una donna) e la guerra. L’interpretazione è dunque errata almeno nella prima parte (l’animale non è un cinghiale, ma probabilmente un cane e non
è affatto atterrato).
Purtroppo i numerosi errori tolgono alle parole del Radice la necessaria credibilità riguardo alla seconda parte, che ci è poco visibile dalla fotografia.
Un altro accenno al portale è in G. Di Stefano, ma per l’interpretazione delle figure abbiamo solo l’ipotesi che “il capitello coi
pennuti dal volto umano” possa essere una satira anticlericale.
La stessa idea “la lunga tradizione guelfa della storiografia locale ha voluto vedere allusioni anticlericali, di spirito ghibellino” è in S. Bottari.»
«L'interpretazione delle sculture del portale di Maniace -
testimonianza della scultura medievale in Sicilia».