itinerario barocco
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Un Itinerario dell’Arte Barocca in Sicilia, Chiese, Ville e Dimore Storiche, l'intento è quello di proporre un ipotetico itinerario che oltre ai luoghi più conosciuti dell’architettura barocca, vengono menzionati anche alcuni piccoli centri dell’entroterra siciliano.
Chiesa di San Nicolò, Noto.
Piazza Vigliena o i Quattro Canti
Piazza Vigliena o Quattro Canti, chiamata dell’ottagono o anche del sole perché costruita per essere esposta al sole dall’alba al tramonto, fu edificata nel periodo spagnolo tra il 1608 e il 1620, ed è il punto di incontro dei quattro mandamenti della città di Palermo. Fu costruita, così come la maggioranza delle opere del tempo, per esprimere quell’esigenza di innovazione diffusa in tutta l’Europa. Lavorarono alla sua realizzazione: Giacomo Cerasolo, l’architetto Giulio Lasso, il palermitano Mariano Smeriglio e lo scultore Nunzio La Mattina. In ogni canto è presente una superficie concava eretta in tre ordini. Dall'alto, sul terzo ordine, dominano le immagini delle sante palermitane, protettrici e simbolo dei quattro quartieri: S. Cristina (l’Albergheria), S. Agata (La Loggia), S. Ninfa (il Capo), S. Oliva (la Kalsa). Nelle nicchie del secondo ordine vi sono i sovrani Carlo V, Filippo II, Filippo III e Filippo IV ed, infine, nel primo ordine fontane raffiguranti i fiumi della città antica Papireto, Oreto, Pannaria e Kemonia e simboli della natura (primavera, estate, autunno e inverno con festoni di frutta). Nel 2001 si sono conclusi i lavori di restauro.
La Piazza e la Fontana Pretoria
La Piazza Pretoria è classificabile tra le piazze barocche per la fontana in essa presente, che ne rappresenta l’elemento costitutivo. La Fontana è una complessa struttura animata, opera manieristica del fiorentino Francesco Camilliani (1554 –1555). Commissionata dal Viceré di Napoli, Don Pietro da Toledo, per una villa fiorentina, fu in seguito acquistata dal senato Palermitano e collocata nella piazza da Camillo Camilliani, figlio dello scultore che la realizzò. Piazza Pretoria è chiamata anche Piazza della Vergogna per la nudità delle statue bianche che raffigurano delle divinità pagane. Di recente la Piazza, che ispirò i versi in latino e in volgare del poeta Antonio Veneziano, è stata sottoposta ad un importante restauro.
La Chiesa di San Giuseppe dei Teatini
La Chiesa di San Giuseppe dei Teatini fu costruita nel 1612 dall'Ordine dei Teatini su disegno di Giacomo Besio. La facciata principale, sul Corso Vittorio Emanuele a ridosso della piazza Vigliena, rispetta i canoni tipici dell'architettura barocca. Al suo interno: altissime colonne marmoree che la dividono in tre navate, un crocifisso ligneo di fra' Umile da Petralia, opere del Marabitti e di Pietro Novelli ma anche affreschi del Borremans.
La Chiesa di S. Salvatore
Questa Chiesa, in Corso Vittorio Emanuele, fu edificata tra il ‘600 e il ‘700 al posto di una preesistente chiesa normanna. È ancora oggi adibita ad auditorium. L’impianto planimetrico è costituito da un ettagono irregolare circoscritto da un ellisse in cui sono presenti cappelle quadrate e altari incassati.
La Chiesa di Santa Maria della Pietà
La Chiesa di Santa Maria della Pietà, costruita tra il 1668 ed il 1684, è ispirata ai modelli del primo barocco romano.
L’Oratorio Di Santa Cita o Zita
L’Oratorio di Santa Cita, costruito nel ‘600, sorge a fianco della omonima chiesa. Vi si accede attraverso un loggiato tardo cinquecentesco. Vi si conserva una tela di Carlo Maratta, "Madonna col Rosario" e finissimi stucchi del Serpotta (1686-
La Chiesa e l’Oratorio di Sant'Ignazio all'Olivella
La Chiesa, edificata tra il XV e il XVII sec. dall’ordine dei Filippini, presenta una facciata barocca stretta tra due torri campanare. Vi sono al suo interno dipinti di Pietro Novelli, Filippo Paladino e statue di Ignazio Marabitti. L’Oratorio di Santo Ignazio all’Olivella, edificato nel 1779 dall’architetto Venanzio Marvuglia, presenta invece uno stile neoclassico della tarda architettura barocca. La Chiesa e l’Oratorio fanno parte del complesso monumentale in cui ha sede il Museo Archeologico Antonio Salinas.
La Chiesa e l’Oratorio di Sant'Ignazio all'Olivella
La Chiesa, edificata tra il XV e il XVII sec. dall’ordine dei Filippini, presenta una facciata barocca stretta tra due torri campanare. Vi sono al suo interno dipinti di Pietro Novelli, Filippo Paladino e statue di Ignazio Marabitti. L’Oratorio di Santo Ignazio all’Olivella, edificato nel 1779 dall’architetto Venanzio Marvuglia, presenta invece uno stile neoclassico della tarda architettura barocca. La Chiesa e l’Oratorio fanno parte del complesso monumentale in cui ha sede il Museo Archeologico Antonio Salinas.
La Chiesa e il Chiostro di San Domenico
La Chiesa di San Domenico, importante monumento barocco di Palermo, fu edificata nel 1640 su progetto di Andrea Cirrincione su una precedente chiesa trecentesca e indica la cresciuta autorità dell'ordine domenicano. La facciata, del 1726, progettata dall'architetto Amico, si inserisce perfettamente nella struttura della piazza omonima. Tutte le statue della facciata furono scolpite dal Serpotta su disegno dello stesso Amico. All’interno opere di grande pregio. Nell’antico chiostro di San Domenico di origine gotica – normanna, è attualmente allestito il Museo del Risorgimento, fondato nel dicembre 1918, in cui si conservano quadri ed altri oggetti del periodo Garibaldino. La planimetria del chiostro è stata modificata per la costruzione della Chiesa di san Domenico: è stata demolita la corsia meridionale mentre la corsia sud è stata ricostruita in accordo con lo stile barocco della Chiesa.
Casa Professa o Chiesa del Gesù
La Chiesa del Gesù o Casa Professa, iniziata nel 1564 e completata dai Gesuiti nel 1630, è stata restaurata dopo i bombardamenti dell’ultima guerra mantenendo quasi intatta la conformazione originaria e la pregevole decorazione interna con marmi e pitture e sculture del '600 e del '700. Nella volta sono presenti vivaci affreschi. I gesuiti per generazioni hanno lavorato alla realizzazione della decorazione della chiesa.
Oratorio Del Rosario di San Domenico
Piccola cappella del 1578, decorata con stucchi del Giacomo Serpotta (1710 –1717), dipinti del Novelli e una tela di Antoine Van Dyck dal titolo "Madonna del Rosario".
La Chiesa di Santa Caterina
La Chiesa di Santa Caterina, costruita tra il 1580 e il 1596, è un tipico esempio di barocco siciliano con influssi del manierismo romano. All’interno della Chiesa, un’ampia decorazione di marmi policromi, statue ed affreschi, realizzati nel XVIII secolo, che occupano le volte. Tra questi la “Gloria di Santa Caterina” di Filippo Randazzo e il “Trionfo dei Santi domenicani” di Vito d’Anna.
Nelle cappelle invece pitture seicentesche.
Chiesa di S. Teresa alla Kalsa
Esempio del barocco palermitano del Seicento, la Chiesa di Santa Teresa alla Kalsa, fu progettata da Giacomo Amato (1685) ed ultimata nel 1706. Al suo interno opere di grande spessore artistico: la Maternità della Madonna dietro l'altare maggiore ed anche le opere raffiguranti Santa Teresa e Sant'Anna attribuite al Serpotta. Le pareti della volta sono arricchite da stucchi di Sebastiano Conca e di Giuseppe e Procopio Serpotta.
Oratorio Di San Lorenzo
L’Oratorio di San Lorenzo fu costruito su disegno dell'architetto Giacomo Amato. Al suo interno quadri sulla vita di San Francesco e di San Lorenzo e sculture e stucchi del Serpotta.
Fontana del Garraffo
La Fontana del Garaffo, opera barocca del 1698 di Gioacchino Vitaliano eseguita su progetto dell’architetto Paolo Amato, dal 1862 è nella Piazza Marina di fronte al Palazzo delle Finanze. Presenta, in alto, una statua dell’Abbondanza.
La Chiesa di San Matteo del Carmine
Situata in Corso Vittorio Emanuele, o Cassaro, la Chiesa di San Matteo del Carmine è rappresentativa del primo barocco palermitano. Fu costruita nel 1662 sul sito di una precedente chiesa fondata dai Carmelitani nel 1599. All’interno vi sono due grandi altari del transetto decorati da Giuseppe e Giacomo Serpotta ed affreschi di Vito d’Anna.
Palazzo Branciforti di Butera
Il Palazzo Butera, con la sua facciata barocca ed i settecenteschi affreschi del Martorana, è accessibile tramite una scalinata in pietra a sinistra di Porta Felice.
Palazzo dei Principi di Mirto
Dimora nobiliare seicentesca e barocca del casato dei Filangeri, antica famiglia che vanta origini leggendarie, conserva all’interno splendidi arredi, pitture, porcellane ed arazzi ricamati dell'800.
Oggi, l'edificio, sede di un museo, è il risultato di numerose trasformazioni. È possibile effettuare una visita del primo piano del palazzo in ambienti sontuosamente arredati.
Palazzo Valguarnera -
Il Palazzo Valguarnera Ganci sorge nella Piazza Croce dei Vespri. Costruito nel XVIII secolo, presenta un prospetto posteriore rifatto da Ernesto Basile nel 1922. Questo palazzo è famoso per aver ospitato la celebre scena del ballo del “Gattopardo” di Luchino Visconti. In particolare, al suo interno, il salone da ballo rappresenta un esempio del Rococò siciliano.
Le Ville Barocche di Bagheria
Bagheria, una località della Sicilia molto apprezzata per il turismo estivo. Un luogo molto caratteristico circondato dai monti Alfano e Giancaldo oltre che dal borgo marinaro di Aspra. Il nome Bagheria deriva dal fenicio Bayharia, ovvero una zona che scende verso il mare.
Bagheria è famosa per le lussuose ville nobiliari del Settecento siciliano il cui stile può essere assimilato a quello barocco.
Villa Gravina di Palagonia, visitata nel Settecento dal Goethe. Fu costruita per volere del Principe Ferdinando Francesco Gravina nel 1715 e successivamente arricchita, per volere di un nipote del principe, con statue in pietra dalle fattezze di mostri. La sua architettura è l’unione di più stili: il tardo rinascimento, il barocco, il rococò e il neoclassicismo. Da vedere il famoso salone decorato da marmi e specchi: alle pareti si alternano marmi veri a carta dipinta sotto vetro, indistinguibile dallo stesso marmo. Costruzione risalente al 1715 sotto richiesta di Don Ferdinando Gravina per avere una residenza di villeggiatura. Molti la conoscono come la Villa dei mostri per la presenza delle statue che raffigurano animali mostruosi. Il palazzo è attorniato da un recinto circolare di casette basse, sui cui tetti sta scolpita in caricatura tutt'intorno un'accozzaglia di spagnoli e mori, di mendicanti e di gobbi, di deformi e di nani, di musicanti e di pulcinelli, di dei e di soldati con giberne e ghette. Pulcinella è a convitto con Achille e Chirone; Atlante invece di sostenere il mondo, sorregge una coppa; Teste d'uomini innestate a corpi di pesci o di cavalli, scimmie e draghi, serpenti con più teste d'altri animali. Si sale al palazzo mediante una bellissima scala monumentale. Il salone, con la volta di specchi è intarsiato e coperto da conchiglie nei muri. Ai lati dell'ingresso principale, sono scolpiti su roccia due nani.
Villa Trabia, in origine denominata Villa Gravina di Comitini, costruita anch’essa nel settecento, ha un bel parco e, all’interno della vasca, posta di fronte alla facciata, una statua del Marabitti;
Villa ramacca, Alle falde del monte Calafato, lungo la Statale 113, una coppia di piloni in pietra d'Aspra segna l'ingresso a villa Rammacca. Percorso il lungo viale che attraversa il giardino, si perviene alla casina.
La villa è costruita per volere di Bernardo Gravina di Palagonia.
Il severo parallelepipedo della casina di villeggiatura fa da contrappunto all'ampio terrazzo che circoscrive l'edificio, dalle sinuose linee e che media al tempo stesso con l'organico impianto del giardino con viali, terrazzi, esedre, rampe semicircolari e che accentua il rapporto uomo-
La distribuzione interna della villa gravita attorno al salone centrale, che prospetta sui due fronti e che permette l'accesso nelle due ali della residenza estiva. Gli ambienti, tutti voltati, sono decorati con affreschi a stucco e in oro.
La villa si sviluppa su un unico piano e mostra una pianta distributiva semplice con il punto centrale nella sala d'ingresso; questa vasta, di forma poligonale, non regolare, era utilizzata anche per accogliere le portantine dei visitatori.
I soffitti, erano un tempo affrescati o riccamente decorati.
Villa Cattolica sede attuale della Galleria d’arte contemporanea dedicata a Renato Guttuso. La villa, che sorge a Bagheria bassa, è dominata da una scalinata centrale esterna. Fu costruito nel 1737 ed ha 365 aperture. Accanto all'antico ingresso che immetteva nell'antica strada provinciale verso Ficarazzi, sorge una chiesetta. Il palazzo fu adibito per uso di caserma prima e di lazzaretto poi. La parte opposta all'antica entrata dava su una stradella che conduceva verso il monte Catalfano. Un'altra uscita portava ad un'artistica rotonda, situata come avamposto del Corso Butera, accanto ad una delle storiche "guglie" oggi scomparsa, che ha dato il nome al rione. Da questa rotonda i Borboni godevano lo spettacolo ancora vigente delle corse. Villa Cattolica è dal 1988 proprietà Comunale. All'interno è sorta la Galleria Civica "Renato Guttuso" omaggio di Bagheria all'illustre concittadino, che ospita una collezione d'arte contemporanea gravitante intorno al nome e alle opere di Renato Guttuso che vanno dal 1929 al 1986. Villa Cattolica è sede del Museo del Carretto Siciliano.
Villa San Marco sorge intorno ad una torre di avvistamento eretta nel XVI secolo a guardia di una piantagione di canna da zucchero. Questa torre serviva a prevenire l'arrivo dei pirati turchi che a quel tempo solevano giungere improvvisamente dal mare, per fare le loro scorrerie impossessandosi dei raccolti.
L'incarico venne affidato all'Architetto Domenico Cirrincione, frate domenicano, conosciuto come progettista delle chiese di San Domenico, Santa Cita, Santa Maria della Pietà a Palermo. Il committente, che nel 1673 gli affida i lavori,è Vincenzo Giuseppe Filingeri, Conte di S. Marco, Principe di Mirto, Grande di Spagna, che durante la sollevazione di Messina del 1674 prese parte attivissima per sedare i rivoltosi, armando e mantenendo a sue spese cento soldati e settanta cavalieri e fece fortificare Palermo di cui era Pretore, innalzando una nuova batteria sotto la lanterna del molo.
Nasce così la Villa,ubicata alle spalle del Capo Zafferano, di fronte alle rovine di Solunto, a cavallo fra i due golfi di Palermo e di Termini Imerese.
Durante la seconda guerra mondiale la Villa ospitò lo scrittore Tomasi di Lampedusa, cugino dei Filingeri per parte di madre.
La corte che circonda il fabbricato è cinta da mura, nelle quali si aprono quattro portali elegantemente decorati, orientati verso i quattro punti cardinali. Due di questi danno accesso a giardini recintati: la "floretta" e la "fruttiera", dove passeggiando tra i profumi delle zagare e dei gelsomini si possono incontrare cactacee e succulente dalle dimensioni monumentali.
Nella scuderia si conservano ancora le carrozze di famiglia.
La Villa fu sempre proprietà dei Lanza Filingeri, Principi di Mirto, Conti di S.Marco ed appartiene tuttora ai loro discendenti in linea femminile, i Camerata di Casalgismondo.
Villa Valguarnera, considerata dai viaggiatori stranieri una delle più "armoniose ville", la sua costruzione è iniziata negli anni che seguono il 1673, quando la principessa Anna Maria Valguarnera stipula il contratto di fornitura della pietra.
La residenza estiva sorge all'interno di un vasto parco, oggi smembrato dallo sviluppo urbanistico della città di Bagheria che non ha risparmiato le settecentesche residenze estive. Nonostante si ritenga che l'impianto originario sia dovuto all'architetto domenicano Tommaso Napoli e solo successivamente, siano intervenuti Giovan Battista Cascione Vaccarini e Vincenzo Fiorelli, ai quali è attribuito il prospetto principale e i cui nomi, insieme alla data 1783, sono impressi su una lapide marmorea.
Al severo blocco parallelepipedo, scavato sul fronte principale per ospitare lo scalone, s'innesta il morbido porticato che isola la villa dal resto della campagna, in cui è evidente -
La fabbrica, che rispecchia un solo asse di simmetria, gravita attorno al salone da ballo. Altri artisti che operano nella villa sono Gaspare Serenario, Elìa Interguglielmi, Giuseppe Velasco e Gaspare Fumagalli. I soggetti ricorrenti degli affreschi sono quelli mitologici, nei quali l'aristocrazia ripone idealmente la propria immortalità. A servizio del piano nobile, sul fronte posteriore, è un terrazzo che aumenta la visione panoramica, di per sé già privilegiata considerato il promontorio sul quale sorge la residenza.
Unica era anche la montagnola, tra i primi esempi di orto botanico privato per la peculiarità delle piante ivi coltivate, di cui ben poco oggi rimane. Villa Valguarnera può considerarsi tra le più imponenti e più belle delle ville di Bagheria.
Villa Cutò, progettata dall’architetto Mariani, presenta una loggia a cinque archi e uno scalone a doppia rampa e all’interno un ciclo pittorico del Borremans, recentemente restaurato. A poca distanza da Villa San Cataldo. Il palazzo venne fatto costruire dal principe di Cutò nella prima metà del settecento. Vistose le decorazioni e i rivestimenti in marmo rosso. La sua immensa mole quadrangolare è sormontata da una vasta terrazza coperta, dalla quale il principe godeva di un suggestivo panorama e soleva assistere, con amici della nobiltà palermitana ai fuochi d'artificio del "festino" di S. Rosalia di Palermo che venivano preparati nello splendido golfo della Conca d'Oro. Il palazzo appartenne al principe Alessandro Tasca di Cutò e a sua sorella, duchessa Di Palma. Donna Giulia Trigona di S. Elia vi passò gli anni più belli della sua giovinezza. Attualmente Palazzo Cutò ospita la Biblioteca Comunale, mentre nei locali del primo piano ha sede il Museo del giocattolo.
Villa Branciforti di Butera, costruita nel 1658, fu la prima villa della fertile campagna bagherese. Per Giuseppe Branciforti rappresentò il luogo del ritiro dalle ambizioni politiche e di potere. All’esterno, la facciata ha una scala a due rampe e presenta un aspetto fortificato.
Villa San Cataldo, palazzo con le sembianze di un castello medioevale, venne edificata nella prima metà del 1700 dal principe di Cattolica. è ricca di fiori, piante, pini secolari, ampi viali e adorna di pilastri e sedili. Fu riedificata nel 1860 dal nuovo acquirente, il conte Galletti di San Cataldo che la demolì e ristrutturò in stile neogotico, sconvolgendo le sue antiche caratteristiche architettoniche. Verso il 1906 fu acquistato dai signori Meyer e Chandlery e dato in affitto ad un istituto riconosciuto dal governo come "Seminario delle missioni estere". Il palazzo è stato ampliato ed abbellito dai pp. della Compagnia di Gesù.
Palazzo Villarosa
La costruzione fu iniziata nel 1763 da don Placido Notarbartolo, duca di Villarosa. Palazzo Villarosa è posto su un'altura, vicino le falde del monte Giancaldo, dalla quale si domina lo scenario della Conca d'Oro, del monte Pellegrino e dei monti che contornano Bagheria. Il prospetto imponente è formato da un magnifico portico in stile dorico alto circa dieci metri, sorretto da otto colonne distanti due metri l'una dall'altra. All'interno, decorazioni murali e pregiati affreschi nelle soffitte. Il palazzo, anticamente circondato da un'incantevole oliveta, sorge in fondo via Ignazio Lanza di Trabia.
Palazzo Butera
Quando nel 1658 Giuseppe Branciforti, principe di Pietraperzia e di Leonforte, cavaliere del Vello d'Oro, dopo la rivolta di Napoli con Masaniello e di Palermo con Giuseppe D'Alessi, perse la speranza di avere il trono di Sicilia, decise di ritirarsi come un'eremita nelle terre di Bagheria. A quel tempo si era sotto il dominio spagnolo e peste e carestia facevano strage presso il popolo. Dopo l'insurrezione di Messina del 1646, anche Palermo insorse. Il popolo, che aveva innalzato il D'Alessi alle cariche supreme, ne portava più tardi in giro la testa recisa. Le congiure della plebe, le insidie dei nobili, le guerre civili lo indussero a lasciare definitivamente la residenza di Palermo per scegliere come dimora le sue terre di Bagheria, che allora era un feudo quasi incolto. Fece costruire un castello molto austero, fiancheggiato da due torri merlate in stile medioevale. Sul frontone di una di esse volta ad occidente, verso Palermo, fece incidere la data del suo ritiro e un mesto saluto con le parole: O corte, addio. Anticamente si accedeva al castello dall'antica via Oleandri che attraversava i fondi Villarosa e Cordova, rasentando la celebre Certosa dello stesso Butera, il Vallone De Spucches ripiegandosi fino a Solanto, per proseguire verso Messina. Il principe fece edificare nelle vicinanze del palazzo un teatro, e nel recinto del castello una chiesetta che fu parrocchia succursale di Palermo dal 1708 al 1771, allorquando col crescere della popolazione fu costruita la Chiesa della Madrice. Il principe Giuseppe Branciforti pare creò per il suo nome il culto a San Giuseppe, ora patrono di Bagheria. nel 1769 tracciò egli stesso il Corso Butera, (un largo corso prospicente al mare di Aspra) per mettersi in comunicazione con la strada Consolare. Nell'aprile del 1774 Vittorio Amedeo II, re di Sicilia, fece una sosta al palazzo, ospite del principe Nicola Placido Branciforte. In seguito, la principessa Sofia di Trabia affidò il palazzo alle suore per il mantenimento di un asilo frequentato dai bambini del popolo. Una lapide posta al centro del prospetto ricorda Manfredi ed Ignazio Lanza di Trabia caduti nel conflitto mondiale del 1915-
La torre di Villa Roccaforte
Vicino piazza Palagonia (oggi piazza Garibaldi), sorge Villa Roccaforte. L'antico ingresso, un cancello posto tra due "pilastri" ancora esistenti all'inizio di via Santa Flavia. Aderente all'antico caseggiato agricolo. all'angolo di un cortile circondato da muraglioni, sorge una torre merlata edificata tra il '500 e '600. Nel 1886, Lorenzo D'Ondes-
Palazzo Inguaggiato
Palazzo Inguaggiato sorge a poche centinaia di metri dal passaggio a livello di Bagheria. Il fronte d'accesso è situato sul Corso Butera. Il palazzo venne edificato dal marchese di Santa Marina G. Pietro Galletti. Fino al 1769 -
Villa Arezzo -
In questa villa, situata sull'antica via provinciale, in mezzo ad agrumeti profumati nacque nel 1810 Ferdinando II di Borbone, chiamato il re bomba. Pare che nella Villa si conservi ancora la culla ove emise i primi vagiti. I marchesi Paternò di Spedalotto l'avevano acquistata dal cav. Barbaro Arezzo mentre era in costruzione.
Palazzo Larderia
Palazzo Larderia venne fatta costruire in mezzo ad un esteso e profumato giardino di limoni nel 1752 da Francesco Letterio Moncada, principe di Larderia. Venne utilizzata la pietra tufacia delle cave di Aspra. L'ingresso venne modificato nel 1769, quando il principe Salvatore Branciforti tracciò il corso Butera. Col passare degli anni, il vasto agrumeto venne del tutto lottizzato ed il palazzo rimase soffocato in mezzo ai fabbricati, confondendo al visitatore la netta visione del monumento. L'architettura del palazzo è in stile barocco. Nel 1813, dopo la morte del principe, i Larderia dovettero vendere il palazzo per motivi finanziari a Don Giuseppe Chiello, Sacerdote della Chiesa Madrice che vi istituì una scuola collegio convitto, affidata alle Suore di Maria Assunta al Borgo di Palermo.
Villa S. Isidoro
La villa venne costruita dal marchese De Cordova di S. Isidoro verso la fine del 1700 e venne ricavata da un antico caseggiato rurale. Oltrepassato il cancello, si attraversava un largo viale alberato di cipressi secolari che portava alla villa e si prolungava fino ad Aspra. Bellissimo lo scalone belvedere, dal quale si può ammirare una stupenda panoramica.
Il Santuario dell'Annunziata e gli edifici barocchi
Il Santuario dell’Annunziata è il più grande monumento della città di Trapani (1315-
Ricostruito nel 1760, presenta vari stili dal gotico chiaramontano al barocco. Due strade meritano di essere citate: via Garibaldi, un tempo Rua Nova, con palazzi e chiese del ‘700 (Palazzo Riccio di Morana, Palazzo Milo e la Badia Nuova che conserva, all'interno, un arredo barocco a marmi policromi) e Corso Vittorio Emanuele, o Rua Grande, delimitata da edifici barocchi tra cui Palazzo
Berardo Ferro e la Sede del Vescovado. Infine la Cattedrale di San Lorenzo la cui facciata è in stile barocco. Da visitare anche il Museo Regionale Pepoli, dove oltre a reperti archeologici, vi sono un’opera di A. Gagini “San Giacomo” ed un dipinto di Tiziano.
Il Barocco di Alcamo
L’antico nome arabo di questa città, che sorge alle falde del Monte Bonifato, è “Manzil Alkamah".
Interessante la Chiesa Madre, intitolata all'Assunta, sorge nel pieno centro cittadino a due passi da piazza Ciullo. L'interno, tripartito, è affrescato dal Borremans nella porzione absidale e nella cupola e presenta opere di Antonello Gagini; la splendida Chiesa dei SS. Paolo e Bartolomeo, dai tratti barocchi, accoglie una pregevole Madonna del Miele, di antichissima fattura 1300 circa ; la sontuosa Basilica di Maria Santissima Assunta del XVIII sec. All’interno di quest’ultima chiesa si trovano statue di Antonello Gagini e di Bartolomeo Serrettaro, e stucchi di Giacomo Serpotta.
La Chiesa di Santa Veneranda Mazara del Vallo
Nella cittadina trapanese di Mazara del Vallo è sicuramente interessante la produzione di età barocca. Testimonianze di questa epoca sono: la Chiesa di Santa Veneranda, con pianta a croce greca absidata, è decorato con statue in stucco ed ospita una statua di Santa Veneranda (1583), attribuita agli scultori Vincenzo e Giacomo Gagini, e quella di Sant'Ignazio della quale rimane un rudere, tutto ciò che resta della Chiesa gesuitica di S. Ignazio, fondata nel 1701. Sopravvive la facciata, in pietra da intaglio, di stile barocco. Anche i campanili gemelli sono stati demoliti per sicurezza. Sul ricco portale d'ingresso è sostenuto in un fregio tondo il busto marmoreo del Santo, opera del Marabitti e la sistemazione urbanistica della rettangolare Piazza della Repubblica.
Il Barocco di Castelvetrano
A Castelvetrano, vi sono chiese e palazzi sia rinascimentali sia del tardo barocco catalano: la Chiesa Madre, decorata da Gaspare Serpotta, ha un ricco portale sulla semplice facciata, nell'interno, a tre navate sono presenti opere di Antonello Gagini (Crocifisso nella 2ª cappella a destra; rilievo con il Transito della Vergine nella 3ª a sinistra) e della sua scuola; la Chiesa San Domenico, decorata tra il 1574 e il 1580 dagli stucchi di Antonio Ferraro, vi è un racconto che inizia dalla cappella del Rosario, che si trova a sinistra, prosegue nella parte centrale in cui S. Domenico è raffigurato mentre annaffia un albero dal quale fuoriescono coroncine e prosegue nella navata a destra, nella Cappella del Crocifisso. Nella navata centrale, vi sono statue, mentre nell’arco di trionfo sono sviluppati i temi dell’Antico e del Nuovo Testamento, sopra l’arco di trionfo è raffigurato Jesse, disteso che sostiene un albero genealogico sui cui rami sono seduti i dodici regnanti che successero a lui, fino ad arrivare in alto alla Madonna, coronata da angeli, tra i simboli più densi ed importanti della mistica cristiana, si può considerare come un esempio di Albero antenato con riferimento alla Vergine, culmine della genealogia descritta da Isaia: “Un ramo uscirà dalla stirpe di Jesse e dalla sua radice salirà un fiore” (Isaia, 11, 1-
Il Barocco di Marsala
In questa cittadina del trapanese, famosa per le imprese dei Mille di Garibaldi e per una qualità di vino, di epoca barocca la Chiesa Madre o "Madrice" dedicata a San Tommaso di Canterbury, la tradizione racconta che una nave inglese portava in Inghilterra il materiale destinato alla costruzione di una chiesa in onore di S. Tommaso di Canterbury. Ma una tempesta la costrinse a ripararsi nel porto di Marsala. L’avvenimento fu interpretato come segno di una volontà divina e si decise di realizzare qui una chiesa dedicata al Santo, la facciata, che domina la piazza principale della città, è adornata con statue e due campanili laterali sul secondo ordine. L’interno è suddiviso in tre navate da colonne in marmo. Sulle navate laterali si aprono dodici cappelle, nel transetto destro troverete un’elegante Madonna del Popolo di Domenico Gagini risalente al 1490 e la Purificazione della Vergine di Antonello Riccio. Nell’abside sinistro è conservata una icona di Antonello Gagini e Berrettaro. La facciata della Chiesa presenta due ordini: la parte inferiore manieristico -
Il Barocco di Sciacca
Grandi artisti hanno lavorato in questa città: Francesco Laurana (XV secolo) che eseguì il portale marmoreo della chiesa di Santa Margherita, il pittore Mariano Rossi (XVIII sec.), Riccardo Quartararo, gli scultori Mancino, Birrittario e i Gagini, famiglia d’artisti, le cui opere scultoree oggi abbelliscono gli interni e le facciate di molte chiese d’epoca barocca.
Le Chiese barocche di Naro
Naro, si trova ad un'altitudine di circa 600 m s.l.m, è sicuramente una delle mete più interessante del barocco siciliano. Chiesa di San Francesco: conserva le reliquie di san Domizio e santa Colomba, morti durante le Crociate. È stata dichiarata nel 2005 dall'UNESCO monumento simbolo di pace. Sono da visitare: S. Calogero (con facciata barocca e interno rinascimentale), la Chiesa Madre con opere del Gagini, la Chiesa di San Francesco, la Chiesa di S. S Salvatore a cui era annesso un tempo il Monastero delle Benedettine, il quale è stato abbattuto e la Chiesa di Santa Caterina, di stile barocco nel 1725, ma grazie all'interesse del conte Alfonzo Gaetani nel 1937 e successivamente nel 1959 a cura della Sovrintendenza ai Monumenti, furono riportate alla luce le sue pure linee gotiche. La chiesa edificata con pietra arenaria di color giallino, presenta una struttura rettangolare che si sviluppa in tre navate longitudinali, delimitati per mezzo di 14 pilastri e archi a sesto acuto sormontati da un soffitto ligneo a capriate .
Il Barocco di Palma di Montechiaro
Nella cittadina di Palma di Montechiaro in stile barocco il palazzo baronale del Gattopardo, il Palazzo Ottaviano (oggi Miccichè), la Chiesa Madre del XVII sec. posta in cima ad una ampia scalinata, rappresenta una delle opere più significative del barocco siciliano, Nella cappella del Castello di Montechiaro dei Chiaramonte si trova una Madonnina attribuita ad Antonello Gagini. Palazzo degli Scolopi
L'edificio, oggi sede degli uffici comunali, è certamente uno dei più belli del patrimonio tardo-
Il Barocco di Licata
Posta tra la riva destra del Salso ed il colle detto Sant'Angelo, il suo centro storico è ricco di monumenti in stile barocco tra cui la Chiesa e il Convento del Carmine. del Collegio di Maria Addolorata che presenta una facciata neoclassica e barocca. Ed inoltre la Chiesa di Santa Maria dell' Idria o di San Giuliano e la Chiesa di S. Maria delle Scale.
Le chiese di Ragusa Ibla
Gioiello dell’arte barocca, il quartiere storico di Ragusa fu ricostruito dopo il terremoto del 1693. Da visitare: la Piazza Duomo, la Basilica di San Giorgio, progettata dall'architetto Rosario Gagliardi, che con la sua maestosa cupola e la facciata convessa, è un esempio del barocco siciliano. Ed ancora la Chiesa di San Giuseppe attribuita allo stesso Gagliardi. Fa parte di un esteso complesso architettonico comprendente il Monastero delle Benedettine.
18 sono i monumenti riconosciuti dall'UNESCO:
S. Maria delle Scale, Palazzo Battaglia, S. Filippo Neri, S. Giovanni Battista, Palazzo Zacco, Palazzo Sortino Trono, S. Maria del Gesù,
S. Francesco all'Immacolata, Palazzo Bertini, Chiesa del Purgatorio, Palazzo della Cancelleria, S. Maria dell'Itria, Palazzo La Rocca, S. Giorgio, S. Giuseppe, Palazzo Cosentini, Palazzo Vescovile Schininà, S. Maria dei Miracoli
I palazzi in stile barocco di Ragusa
Palazzo Bertini, espressione anch’esso dell’arte barocca, è ricordato per i tre mascheroni che decorano gli archi dei balconcini: un mascherone destro con le guance paffute (simbolo della ricchezza), un mascherone sinistro con l’aria smagrita e burlona (simbolo della povertà ) e al centro il nobile con uno sguardo glaciale ed aristocratico. Il settecentesco Palazzo La Rocca, sede dell'azienda turismo, fu edificato vicino al Duomo di San Giorgio. Si sviluppa in lunghezza e presenta dei balconi con pregevoli mensole in stile barocco. Gioielli del barocco ibleo sono anche il settecentesco Palazzo Cosentini e, nella zona di Ragusa Ibla, il Palazzo della Cancelleria.
Il Barocco di Modica
Anche in questa cittadina la diffusione del Barocco è connessa all’esigenza di ricostruire dopo il terremoto del XVII sec. Da visitare: la Chiesa di San Domenico ricostruita nella seconda metà del XVII sec. in un barocco siciliano molto severo; il duomo della Città bassa, parzialmente danneggiato dal terremoto del 1613 e completamente distrutto da quello del 1693, oggi presenta un prospetto tardo-
Palazzo Zacco a Monterosso Almo
Palazzo Zacco, situato nel paese di Monterosso Almo, fu dimora nobiliare, acquistata dalla famiglia Zacco nell’ 800 dal Barone Melfi di Sant’Antonio. Presenta delle mensole barocche raffiguranti due facce, (una dolce, l’altra grottesca) che sorreggono il balcone.
La Chiesa Madre di Comiso
Comiso, città natale dello scrittore Bufalino, è ricca di monumenti e di opere d'arte. Da visitare, di epoca barocca, la Chiesa Madre o S. Maria delle Stelle, con facciata con capitelli dorici, ionici e corinzi.
Il Barocco di Scicli
Incantevole cittadina barocca del territorio ibleo, ricordata per essere l’unica città iblea ad aver sconfitto nel marzo 1091 i Saraceni. L’evento di questa battaglia vittoriosa è ricordato ogni anno nell’ultima domenica di giugno nella festa “La Madonna delle Milizie” nella quale sono ricostruiti gli ambienti della lotta dei cristiani contro gli arabi. La città barocca fu costruita dopo il terremoto del 1693. Di questo periodo sono il palazzo comunale, palazzo Veneziano -
Di Scicli scriveva così Elio Vittorini nel suo romanzo incompiuto Le città del mondo:
" Uno degli anni in cui noi uomini di oggi si era ragazzi o bambini, sul tardi d'un pomeriggio di marzo, vi fu in Sicilia un pastore che entrò col figlio e una cinquantina di pecore, più un cane e un asino, nel territorio della città di Scicli.
Questa sorge all'incrocio di tre vallini, con case da ogni parte su per i dirupi, una grande piazza in basso a cavallo del letto d'una fiumara, e antichi fabbricati ecclesiastici che coronano in più punti, come acropoli barocche, il semicerchio delle altitudini. È nell'estremità sud-
Aveva negli occhi punte azzurre di sole che gli impedivano di distinguere che faccia facesse suo padre. L'udí in ogni modo rispondergli: "Non so che città sia". Egli, con questo, non aveva detto che non poteva essere la Città per eccellenza: "Gerusalemme o altro che si chiamasse....Come devono essere contenti in questa città!" Esclamò Rosario....
Rosario continuava: "È la più bella città che abbiamo mai vista. Più di Piazza Armerina. Più di Caltagirone. Più di Ragusa, e più di Nicosia, e più di Enna..."
Il padre non lo negava. Egli considerava la pietra senza dir nulla, e Rosario poté soggiungere: -
L’Isola di Ortigia
Nell’isola di Ortigia, nucleo storico della città di Siracusa, si possono ammirare in stile barocco, oltre ad una delle più belle piazze barocche, il Duomo, Palazzo Beneventano del Bosco e Palazzo senatorio o Palazzo Vermexio, sede del Municipio, che trae il nome dall’architetto catalano Joan Vermexio che lavorò a Siracusa nel XVII sec.. Ed ancora S. Lucia alla Badia situata a sud della piazza duomo, che per le colonne ritorte e lo scudo della Spagna sembra un’anticipazione dello stile Rococò e presenta tutta la freschezza del primo barocco aretuseo.
Il Barocco di Buscemi
Buscemi, piccolo centro del siracusano di origine araba, presenta alcune testimonianze monumentali di epoca barocca tra cui la chiesa di Sant’Antonio da Padova, recentemente restaurata. Gli interni della Chiesa si caratterizzano per le tipiche decorazioni barocche che originariamente erano totalmente ricoperte di oro zecchino. Da ricordare anche la Chiesa Madre. In questo caso, le decorazioni barocche, le statue e il materiale utilizzato per la costruzione attribuiscono al monumento delle caratteristiche di eccezionalità.
La Chiesa Madre di Lentini
A Lentini sono presenti numerose testimonianze di epoca barocca edificate dopo il catastrofico terremoto del 1693. La Chiesa Madre, denominata Chiesa di Santa Maria La Cava e Sant’Alfio, presenta una pianta basilicale a tre navate e una facciata settecentesca a tre ordini. All'interno di particolare interesse, un’icona bizantina della Madonna Odigitria (XII secolo).
Il barocco di Buccheri
Da visitare, del periodo barocco, la Chiesa di S. Antonio che domina il paese al culmine di una ripida scalinata, e al cui interno sono presenti due quadri di G. Borremans (1728). La chiesa di S. Maria Maddalena che conserva una statua marmorea di A. Gagini dedicata alla Maddalena. Da non dimenticare la Chiesa Madre dedicata a S. Ambrogio.
Chiese e palazzi barocchi di Sortino
A pochi chilometri dalla più nota Pantalica, questo paesino della Valle dell’Anapo è una grande testimonianza dell’arte barocca in Sicilia con le sue bellissime tredici chiese ed i numerosi palazzi. Di particolare interesse è la Chiesa Madre dedicata a San Giovanni Evangelista (1734-
Il Barocco di Noto
Il solare barocco di Noto, dichiarato Patrimonio dell’Unesco, è caratterizzato dal colore rosato della pietra usata per costruire la città. In stile barocco: la Chiesa di S. Francesco all’Immacolata e il convento annesso di San Salvatore progettato dagli architetti Sinatra e Gagliardi. La chiesa che sorge in cima ad una monumentale scalinata, presenta un portale con preziose colonne di puro barocco. Ed ancora: il Monastero delle Benedettine e la chiesa di Santa Chiara, la piazza del Municipio, la Cattedrale dedicata a S. Nicolò, l’ottocentesco Palazzo vescovile, palazzo Landolina del XVIII secolo, Palazzo Ducezio oggi sede municipale, i più bei balconi del mondo, i sei artistici mensoloni di Palazzo Nicolaci del Principe di Villadorata, raffiguranti sirene, centauri, chimere, sfingi, grifoni, rinchiusi dalle sinuose inferriate ricurve. La chiesa di San Domenico progettata dal Gagliardi, è un grande esempio del barocco siciliano. Infine, i palazzi nobiliari in stile tardo barocco: Palazzo di Lorenzo dei Marchesi di Castelluccio; Palazzo Astuto, Palazzo Trigona dei marchesi di Cannicarao.
Il Duomo, le Chiese e i Palazzi di Catania
Il Duomo di Catania o cattedrale di Sant’Agata, edificato nell’XI secolo e ricostruito dopo il terremoto del 1693 su progetto dell’architetto palermitano Vaccarini, è un’importante testimonianza del barocco catanese. Altri esempi del barocco nella città: in Piazza Duomo, il Palazzo degli Elefanti detto la Loggia, sede del Municipio, il Palazzo del Seminario dei Chierici, il Palazzo Pardo e il Palazzo Marletta. Inoltre, il Palazzo dell'Università, in gran parte ottocentesco ma in cui il cortile e il colonnato sono del Vaccarini; la chiesa di S. Nicolò, che nella navata presenta un tipico ambiente barocco con delicate sculture lignee e con soffitto affrescato. Infine, in Via Crociferi, in entrambi i lati chiese di stile barocco: la Chiesa dei Gesuiti, la Chiesa di S. Benedetto, e quella di S. Giuliano, tutte opere del Vaccarini. www.santagatacattedrale.com
Villa Cerami
Questa villa, costruita nel XVIII sec. in seguito al terremoto del 1693, è in stile barocco. Oggi sede della Facoltà di Giurisprudenza, sono da visitare: il cortile, lo scalone ottocentesco, la Sala delle Feste. Al Vaccarini è attribuito l'abbellimento del portone d'ingresso.
Il Duomo di Acireale
Nella cittadina di Acireale interessante esempio di architettura barocca è il Duomo, la cui facciata, in stile romanico-
Importante anche la basilica seicentesca dei SS. Pietro e Paolo con campanile a cuspide disegnata dall’architetto Piero Paolo Vasta e il Palazzo comunale, con facciata seicentesca tardo barocca.
Altri edifici del periodo barocco sono il Palazzo Modò e la basilica di S. Sebastiano, www.sansebastianoacireale.com
La Basilica della Madonna della Catena a Castiglione di Sicilia
In questa cittadina da visitare la basilica della Madonna della Catena, (metà del XVII secolo) con facciata di stile barocco in pietra arenaria di Siracusa. la scalinata curvilinea con due statue di San Filippo e San Giacomo Sull’altare maggiore una statua della Madonna della Catena in marmo di Carrara scolpita probabilmente da Giacomo Gagini nel 1543, la chiesa si sviluppa a croce latina coronata da un’imponente cupola, nel corso del ’900 però la pianta latina è stata modificata in croce greca. www.madonnadellacatena.org
Le chiese e i palazzi barocchi di Caltagirone
Caltagirone, regina delle montagne, così come è stata definita fin dai tempi antichi, è ricca di monumenti e palazzi barocchi. Da vedere: la Chiesa di San Francesco d’Assisi, la Chiesa del Gesù, la Chiesa di S. Giacomo e la chiesa di S. Maria del Monte, la cui scalinata è impreziosita con “alzate” in maiolica policroma. All’interno del Duomo, nell'aula capitolare, è presente un coro in legno abilmente lavorato in stile barocco. Infine Palazzo del Municipio e, sul Corso Vittorio Emanuele, Palazzo Gravina.
La Chiesa di S. Benedetto Abate a Militello Val di Catania
Di grande interesse la chiesa di S. Benedetto Abate che presenta una splendida facciata in stile barocco. Costruita insieme alla ex abbazia per volontà del Principe don Francesco Branciforte e della moglie donna Giovanna d'Austria. All'interno raffinate decorazioni a stucco ed un coro ligneo in noce intagliato del 1734 ed una tela intitolata Comunione di San Benedetto di Sebastiano Conca (1741).
La chiesa di San Giovanni Battista a Vizzini
La chiesa di S. Giovanni Battista è famosa per la sua splendida facciata in stile barocco e per la presenza al suo interno di altari in stile rococò. A Vizzini è possibile ammirare altre testimonianze di stile tardo barocco.
Palazzo Moncada a Caltanissetta
può essere considerato la sintesi del barocco siciliano, detto anche Beauffremont . Costruito (1635-
La Chiesa Madre di Gela in stile barocco,si erge a tre navate con la torre campanariaha una pianta a croce latina, la facciata in stile neoclassico, la Chiesa dedicata alla Santissima Vergine Assunta, fu costruita nella seconda metà del XVIII sec. su una preesistente chiesa di Santa Maria de' Platea. Interessante al suo interno la navata barocca, presenta una pianta a croce latina con schema basilicale e cupola ed è suddiviso in tre navateun quadro di San Francesco Saverio e una tavola del Transito della Vergine di Deodato Guidaccia.
Le chiese barocche di Niscemi
In stile barocco ricordiamo nella piazza principale la chiesa madre, il duomo fu costruito nel 1751 su progetto di Giuseppe La Rosa e restaurato nel 1851. La facciata è in stile barocco a due ordini con un’ampia cella campanaria e un magnifico portale colonnato, nelle quattro nicchie laterali con statue degli evangelisti Giovanni e Marco e degli apostoli Pietro e Paolo.. L’interno è a tre navate. La chiesa dell’Addolorata fu costruita tra il 1752 e il 1784 su progetto di Silvestro la chiesa dell’Addolorata, l'andamento plastico della facciata curva. Anche lo schema planimetrico della chiesa trova preciso riscontro in un disegno di Rosario Gagliardi servito da modello per la chiese di Santa Chiara a Caltagirone, del Carmine a Noto e di San Filippo Neri a Siracusa, di grande interesse è il Cristo in croce in legno di cipresso, scolpito da Antonino Lo Verde Gugliara a pianta ellittica in stile barocco. www.sanfrancesconiscemi.it
Il Duomo e le chiese barocche di Enna
Il Duomo di Enna è un’interessante testimonianza di architettura barocca. La chiesa, intestata alla compatrona della città, è stata eretta sulle rovine del Tempio di Proserpina, nel 1307, per ordine di Eleonora d'Angiò, moglie di Federico III d'Aragona In particolare, fu ricostruito in stile barocco tra il XVI e il XVII secolo conservando le antiche absidi gotiche. Al suo interno conserva bassorilievi di Giandomenico Gagini. Dall'esterno come una grande chiesa a pianta di croce latina, con una facciata principale cui si accede da un'ampia gradinata, sormontata dall'imperiosa torre campanaria, quest'ultima su due alti livelli di forma quadrangolare, l'interno del Duomo, a tre navate con colonnati in basalto nero le cui basi e i capitelli sono stati forgiati dal Gagini con figure mostruose, presenta un vasto soffitto ligneo a cassettoni, intagliato riccamente, sia nelle tre navate quanto nel transetto
Altri esempi del barocco ennese: La Chiesa delle Anime Sante del Purgatorio che presenta all’interno, un’unica navata, in stile barocco l'edificio presenta un'interessante pianta ottagonale e affreschi del pittore fiammingo Borremans (1720 – 1723) nelle mensole decorate con volute e testine angeliche a sostegno delle sei statue di santi particolarmente venerati dal sodalizio: San Gregorio Nazianzeno, San Nicola da Tolentino, San Domenico di Guzman, Santa Caterina da Siena, Santa Cristina e Santa Domenica, all’esterno, un portale tipico del periodo barocco.
La Chiesa di San Giuseppe ( XVII sec.), con facciata di stile barocco, ospita la confraternita che porta lo stesso nome. La confraternita ora risiede nella vecchia chiesa di San Benedetto, in un grande edificio che comprende anche il vecchio monastero di San Benedetto al cui interno custodisce oltre a dipinti di notevole fattura la statua della Sacra Famiglia, del falegname Greca, vissuto nel XVII secolo ad Enna.
La Chiesa di San Francesco di Paola o Del Santo Padre con pregevoli stucchi barocchi ed una statua in marmo della Madonna del Loreto del Gagini.
La Chiesa di SS. Salvatore (1261) al cui interno è presente un soffitto a cassettoni di legno intagliato in stile barocco
La Chiesa di San Marco, costruita sui resti di una precedente sinagoga, a navata unica in stile barocco e con pregevoli stucchi in oro zecchino.
Nella famosa Taormina sono presenti rilevanti testimonianze di epoca barocca. Da ricordare la Chiesa di San Pancrazio Vescovo e martire, patrono di Taormina, sorge sulle rovine del tempio greco di Giove Serapide costruita nel XVII secolo in stile barocco, la Chiesa di San Giuseppe, situata accanto alla Torre dell'Orologio o Torre di mezzo, si affaccia sulla piazza IX Aprile, costruita all'inizio del 1700 in stile barocco. Una doppia rampa di scale, porta sul sagrato della chiesa. La facciata è costituita da un grande portale centrale, realizzato con marmi di diversi colori. Sul lato destro della chiesa sorge il grande campanile, la cui parte inferiore è fatta con grossi blocchi di pietra. La chiesa era la sede della “Confraternita delle anime del Purgatorio” per questo motivo in diversi punti della facciata ed anche all'interno della chiesa si possono notare delle figure umane in mezzo alle fiamme che simboleggiano la purificazione dai peccati. All’interno, la chiesa è ad una sola navata con un transetto che ha al suo centro una cupola in cui si può ammirare un affresco che raffigura San Giovanni Bosco bambino fra la Madonna e Gesù.
Sono i Padri Salesiani, a Taormina dal 1911, che di occupano della chiesa dal 1919.e la fontana di Piazza Duomo.
Altri edifici con tipiche balconate e mensole di stile barocco si trovano sul Corso Umberto.