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Il Patrimonio architettonico :
Ispica, l’antica Hispicaefundus, chiamata, fino al 1935, Spaccaforno, è posta su una collina leggermente in pendio, a 170 metri circa dal livello del mare da cui dista 6 km. Il suo nome si fa derivare da un flume, Hyspa; per alcuni il nome deriverebbe dal nome latino Speca (grotte); facendo riferimento a Spaccaforno il termine deriverebbe da due voci: Spacca, derivazione fonetica di Ispica, e forno, voce 1atina adoperata per significare le tombe a forma di forno che si trovano vicino all’abitato (la voce forno potrebbe derivare dal latino fundus).
Chiesa di Santa Maria Maggiore, vicino Piazza Regina Margherita, viene costruita durante tutto il Settecento. Solo la facciata sarà realizzata, secondo un’impostazione classicistico-
Foto S. Brancati
Quest’ultima si sviluppa su due ordini ed è impaginata su linee rette orizzontali e verticali con lesene che, in parte, la vivacizzano. La piazza antistante è definita da un loggiato semicircolare, realizzato nella metà del sec. XVIII su progetto dell’architetto netino Vincenzo Sinatra.
L’interno è a croce latina, a tre navate divise da pilastri. Molto interessanti sono le cupole emisferiche con lanternino dell’incrocio del transetto e delle cappelle delle navate laterali.
E’ un unicum in tutta l’area ragusana per l’organica fusione tra gli elementi architettonici, gli stucchi, le dorature e gli affreschi. Gli stucchi sono opera di Giuseppe e di Giovanni Gianforma. Preponderante è il ruolo degli affreschi eseguiti tra il 1763 e il 1765 da Olivio Sozzi, tra i pittori più qualificati del Settecento siciliano, attento interprete del Solimena, del Giaquinto e del Conca. Egli utilizza, in gran parte, il linguaggio scenografico, illusionistico e allegorico del barocco romano e napoletano e mediante colori che vanno dall’azzurro chiaro, al giallo, al rosa, al bianco esprime una serena visione teologica in cui si saldano la contemplazione del mistero della Fede e la celebrazione della Chiesa.
Tra le sculture in stucco, oltre alle figure allegoriche e ai putti, che si trovano nell’altare centrale e nelle due cappelle del transetto, vanno menzionate i quattro busti di Sante posti sulle pareti alte del transetto.
Cristo alla Colonna Il Cristo alla Colonna, posto nella cappella sinistra del transetto, nella Chiesa di Santa Maria Maggiore, è il simulacro più venerato di Ispica (prima del terremoto del 1693 si trovava nella Chiesa di S. Maria o del Crocifisso nella Cava).
chiesa della SS. Annunziata, al centro del quartiere omonimo, è collocata come quinta scenografica della piazza antistante, circondata da case gentilizie riferibili alla fine dell’Ottocento e ai primi del Novecento. Fu costruita (l’interno) durante la prima metà del sec. XVIII. Ha un impianto planimetrico basilicale, a tre navate, divise da robusti pilastri decorati da lesene scanalate con capitelli corinzi.
Gli stucchi che ornano 1’interno della chiesa della SS. Annunziata sono attribuiti, in gran parte, a Giuseppe Gianforma, un artista palermitano stabilitosi a Ispica intorno al 1740 ed attivo, tra il 1740 e il 1770, in tutta l’area iblea: Modica, Scicli, Chiaramonte, Noto. Il ciclo comprende gli altorilievi della volta della navata centrale (Giuditta e Oloferne, la Prova di Gedeone, Gioele e Sisara, L‘Annunzio ad Abramo), del transetto (Davide e Golia, Il Sacrificio di Isacco), dei pennacchi angolari (simboli dei quattro evangelisti), e dell’abside (Profezia di Isaia, Natività e Adorazione dei Magi).
Chiesa del Carmine, interno L’interno è composto da un’aula unica con otto cappelle laterali incassate. Pulpito ligneo
E’ un raro esempio della cultura figurativa prebarocca. Su un esile piedistallo sonocomposte in uno schema poligonale, intelaiato da modanature rinascimentali, gli specchi a tarsie della balaustra (vi sono rappresentati i Santi Angelo, Alberto,Elia, Telesforo). I santi sono disegnati frontalmente, con un rigore compositivo di sapore quattrocentesco. Il pulpito potrebbe essere collocato tra i secoli XVI e XVII.
Il Convento e la Chiesa di S. Maria del Gesù dei Minori Osservanti, posti in posizione panoramica nella parte bassa della città, dominano tutta la pianura sottostante fino al Mar Mediterraneo. Il primo nucleo conventuale risale alla prima metà del sec. XVI.
La chiesa Madre, dedicata a S. Bartolomeo, situata in posizione sopraelevata nella piazza Regina Margherita, registra due fasi costruttive: la struttura interna (tre navate) è settecentesca, mentre il prospetto è dell’Ottocento. La facciata propone un disegno (non si conosce ii progettista) che coniuga elementi della tradizione tardo-
L’interno basilicale, a tre navate divise da pilastri di ordine toscano, si presenta unitario e con un respiro monumentale. Privo di decorazioni, consente una chiara leggibilità architettonica che mette in risalto l’elegante ritmo delle finestre del secondo ordine, intervallate da lunette. Restano ancora integre sia la cupola ribassata del transetto, sia le eleganti cupole a padiglione delle cappelle delle navate laterali.
Palazzo Bruno di Belmonte, in corso Umberto (sede municipale), è l’edificio liberty più importante della provincia di Ragusa. Costruito a partire dal 1906 su progetto di Ernesto Basile, tra i maggiori architetti liberty europei
Il Barocco di Noto
Il solare barocco di Noto, dichiarato Patrimonio dell’Unesco, è caratterizzato dal colore rosato della pietra usata per costruire la città. In stile barocco: la Chiesa di S. Francesco all’Immacolata e il convento annesso di San Salvatore progettato dagli architetti Sinatra e Gagliardi. La chiesa che sorge in cima ad una monumentale scalinata, presenta un portale con preziose colonne di puro barocco. Ed ancora: il Monastero delle Benedettine e la chiesa di Santa Chiara, la piazza del Municipio, la Cattedrale dedicata aS. Nicolò, l’ottocentesco Palazzo vescovile, palazzo Landolina del XVIII secolo, Palazzo Ducezio oggi sede municipale, i più bei balconi del mondo, i sei artistici mensoloni di Palazzo Nicolaci del Principe di Villadorata, raffiguranti sirene, centauri, chimere, sfingi, grifoni, rinchiusi dalle sinuose inferriate ricurve. La chiesa di San Domenico progettata dal Gagliardi, è un grande esempio del barocco siciliano. Infine, i palazzi nobiliari in stile tardo barocco: Palazzo di Lorenzo dei Marchesi di Castelluccio; Palazzo Astuto, Palazzo Trigona dei marchesi di Cannicarao.
Santa Maria della Cava e altri siti archeologici
Scendendo dal parco archeologico della «Forza» nel fondovalle s’incontra la chiesa rupestre di S. Maria della Cava, costituita dalla parte absidale dell’omonima chiesa distrutta dal terremoto del 1693. Nell’interno, disadorno, sono ancora visibili tracce di affreschi di datazione incerta.
Di fronte alla chiesa rupestre si trova una grotta denominata «Conceria», con una successione di vasche per la lavorazione delle pelli. Proseguendo, lungo il fondovalle verso nord, sulla sinistra s’incontrano le grotte Lintana, un complesso rupestre formato da una fenditura verticale naturale e da diversi ambienti scavati nella roccia su più piani. Vi si notano tracce di affreschi che fanno pensare a un sito monastico medievale. A 300 metri circa da questo sito, andando oltre nel fondovalle, si arriva, per un sentiero scavato sul costone di destra, alla grotta che la tradizione orale considera abitazione di S. Ilarione, un monaco vissuto nel IV secolo d.C.
Cava d'Ispica Sud
Un punto di partenza per la conoscenza di Cava d’Ispica è il bivio Ispica-
Superando un ponte ci si addentra nella valle: sul lato destro, scavati nella roccia, sono situati santuarietti rupestri (S. Teodoro, S. Nicola, S. Rosalia, S. Gaetano), necropoli (la necropoli sicula di Scalaricotta con tombe a grotticella) oltre ad abitazioni rupestri (grotte Salnitro); sul lato sinistro si trovano i santuari rupestri e i ruderi delle chiese di Sant’Agata, S. Sebastiano, Sant’Anna, S. Bartolomeo.
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