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Sicilia da visitare > Val di Noto

Nel cuore della Sicilia, si può far risalire l'antica Sikania, il territorio della popolazione autoctona che, si concentrò tra il fiume Salso ad est ed il fiume Imera ad ovest. Il centro archeologico di Sabucina mostra infatti una chiara identità culturale, documentata dai modelli architettonici domestici e funerari. Nella zona è stata rinvenuta una tomba con corredi risalenti al III millennio a.c.; villaggi si sono succeduti dall'età del bronzo antico (2.200-1.450 a.c.) fino al VI secolo a.c., quando il sito venne ellenizzato da coloni greci.
I greci da colonizzatori divennero siciliani e Gela (VII a.c.), sotto Ippocrate e Gelone, divenne la più importante polis di Sicilia. Il museo archeologico di Gela è tra i più importanti ed interessanti musei archeologici da visitare, oltre all'area archeologica di Capo Soprano, che con i suoi 300 metri di cinta muraria, viene considerata uno dei migliori esempi di architettura militare fino ad oggi conservati.
Nel I secolo d.c. sorsero parecchi centri abitati romani , vicino a Mazzarino troviamo la "Statio Philosophiana" con i resti di un edificio termale e di una basilica paleocristiana a tre navate.
La dominazione araba lascia i suoi segni, modificarono il sistema di ripartizione territoriale, delimitando la Sicilia in tre grandi vallate (Mazara, Demone, Noto) con torri di avvistamento che poi nel tempo si trasformarono in veri e propri castelli. Sono di quel periodo il Castello di Pietrarossa nei pressi di Caltanissetta ed il Castello di Grassuliato nei pressi di Mazzarino, il Castelluccio di Gela.  Lo stesso nome di Caltanissetta deriva dall'arabo Q'al'at Nissa cioè "Castello delle donne", quindi l'Harem dell'Emiro.
Gli arabi innovarono l'organizzazione agricola, con l''introduzione di colture intensive e  di nuovi sistemi di irrigazione. Praticarono l'estrazione dello zolfo. Cambiarono l'assetto amministrativo, che da accentrato divenne articolato, con molteplici manazil, abitati rurali concentrati ma indifesi di comunità contadine.
Il periodo normanno nel XI sec vede Butera trasformarsi in un centro d'importanza, nel castello oggi è ospitata una mostra permanente di armi medievali.
Il clima rimane medesimo anche con Svevi ed addirittura peggiorò con gli Angioini, tanto che ai fatti del Vespro erano coinvolti anche feudatari nisseni; nel XIII si ha la conquista degli Aragonesi, ma soltanto nel XV secolo finirà l'anarchia feudale, e tra il '500 e il '700 sorgono chiese e palazzi nobiliari sia a Caltanissetta che in altri centri, come ad esempio Butera e Mazzarino. Si intensificano pure le difese costiere contro la crescente pressione delle flotte turche, nel territorio ne è esempio il castello di Falconara.
Nell'900 si cominciano a sfruttare le miniere di zolfo in modo industriale, ciò comportò un forte impulso allo sviluppo economico della zona, anche se le condizioni di lavoro dei minatori erano durissime. La storia dei "carusi" ne è testimone.
A Caltanissetta si trova il Museo Mineralogico e Paleontologico della Zolfara che, oltre ad esporre minerali e fossili, ha ricostruito gli ambienti delle miniere.
La chiusura delle miniere ed lo sfruttamento agricolo estensivo, retaggio feudale, costrinse molti abitanti della provincia nissena all'emigrazione .

Magna Grecia, il movimento principale della migrazione greca in Italia, avvenne tre secoli dopo, fra il 750 e il 650 a.C.. Allora, infatti, vennero fondate in Sicilia: Nasso, Siracusa, Catania, Leontini, Zanche (detta poi Messena), Megara, Selinunte, Gela, Agrigento.
Siracusa si resse per circa due secoli e mezzo a repubblica aristocratica, come la madre patria Corinto; ma anch'essa, come le altre colonie greco-italiche, fu spesso lacerata dalle contese di parte, sorte tra le fazioni aristocratica e democratica.

Archia
Nella mitologia greca, Archia era il nome del mitico fondatore di Siracusa , Il mito Archia, discendente di Eracle, si innamorò di Atteone figlio di Melisso e lo voleva rapire, ma al momento propizio ci fu un caos che portò alla morte del giovine e di suo padre. La peste come venetta di Poseidone, per punire tale misfatto scoppiò a Corinto obbligando Archia, ad andarsene e fondare una nuova città. Seguendo un oracolo presumibilmente quello di Delfi
Secondo un'altra versione l’oracolo gli chiese di scegliere cosa avrebbe voluto per la nuova città che avrebbe fondato, se ricchezza o salute, Archia scelse la ricchezza, infatti Siracusa è famosa per la sua ricchezza.
Di fronte alla foce dell'anapo c'è l'isola di Ortigia, il cui mito lo assegna come rifugio per la ninfa Asteria, è un personaggio della mitologia greca, figlia della titanide Febe e del titano Ceo.  
Asteria fu la sposa del titano Perse, e gli diede una figlia che chiamarono Ecate.
Per sfuggire all'amore fedifrago di Zeus, Asteria si trasformò in una quaglia, ma la fuga precipitosa la fece precipitare nel mar Egeo. Zeus ne fu addolorato e trasformò Asteria in un'isola, che si chiama anche Ortigia, ovvero "isola delle quaglie". Su quest'isola Leto (sorella di Asterio) trovò asilo e vi partorì Apollo e Artemide. E siccome per la nascita di Apollo, dio del Sole, l'isola fu tutta circonfusa di luce, fu, da allora, chiamata Delo, che in greco significa "la chiara, la luminosa", in coerente simmetria con l'altro nome, Asteria, che significa "stella".

Dafni
All'interno del territorio di Siracusa troviamo Dafni è una figura della mitologia greca, figlio della ninfa Dafnide e del dio Ermes, nato in un bosco di alloro vicino alla vallata del fiume Irminio nel ragusano. venne allevato da pastori divenendo pastore egli stesso.
Dafni si era vantato di saper resistere alle tentazioni dell’amore, e perciò Eros volle punirlo, facendolo innamorare di una ninfa fluviale, Naide o Edenaide o Nomia: Dafni cercò di tacitare la passione, ma invano, e la ninfa cedette a patto di averne eterna fedeltà, cosicché quando Senea, che solo alcune fonti presentano come una principessa, innamoratasi di lui lo fece ubriacare per sedurlo, la ninfa sua sposa lo punì accecandolo. Dafni cantò la sua storia, concluse i propri giorni intonando tristi pastorali, di cui è considerato l'inventore, finché caduto nel fiume Anapo annegò.
Allora, Ermes per ricordarlo mutò il cadavere del giovane in pietra (o in costellazione) e a Siracusa fece nascere una fonte che prese il nome di Dafni, in onore del giovane poeta.

Un altro mito è quello della ninfa Ciane figlia di Cianippo, che una sera fu violentata da un uomo, durante il rapporto la ragazza riuscì a prendergli un anello, il giorno dopo comprese chi fu ad abusare di lei: suo padre ubriaco. Il destino voluto da Bacco perchè un suo sacerdote si sia ubriacato andava punito e scatenò una violenta pestilenza, consultato l’oracolo questi affermò che l’unico modo per placarlo era il sacrificio di colui che aveva compiuto un incesto, figlia e padre si uccisero.

Ciane e Anapo
La leggenda legata ai fiumi Ciane e Anapo, il cui corso si unifica nel tratto finale per riversarsi in una foce unica nel Porto Grande di Siracusa, si ricollega al mito di Persefone e del suo rapimento ad opera di Ade.
Persefone, figlia di Zeus e di Demetra, dea della vegetazione e dell'agricoltura, era intenta a cogliere fiori insieme ad alcune ninfe presso le rive del lago di Pergusa (vicino ad Enna). Improvvisamente, dal suo regno sotterraneo con il suo cocchio sbucò fuori Ade, innamorato della fanciulla, che, per non perdere tempo in corteggiamenti e, soprattutto, per evitare di chiedere la mano di Persefone a quel presuntuoso di suo fratello Zeus, aveva pensato bene di rapirla. Dopo un'iniziale momento di sbigottimento, tra le urla della povera Persefone chi ebbe il coraggio di reagire fu la ninfa Ciane, che si aggrappò al cocchio nel tentativo disperato di trattenerlo mentre stava per sprofondare nuovamente sottoterra in direzione dell'Averno.
Il dio, incollerito, la percosse col suo scettro biforcuto, trasformandola in una doppia sorgente dalle acque color turchino.   Il giovane Anapo, innamorato della ninfa, vistasi improvvisamente liquefarsi la fidanzata, non trovò di meglio che imitare il dio fluviale Alfeo e fu trasformato nel fiume omonimo che ancor oggi, dopo aver ricevuto le acque del fiume Ciane, si versa nel Porto Grande.
Si narra che Zeus convinse il perfido fratello a trattenerla nell'Ade solo per quattro mesi all'anno che sono quelli in cui la madre Demetra, adirata, ci manda l'inverno, mentre nei restanti otto mesi, Persefone ritorna sulla terra insieme ai mesi primaverili, estivi e autunnali.

Aretusa
La leggenda più affascinante che riguarda Siracusa è sicuramente quella della ninfa Aretusa.
Aretusa era una ninfa del seguito di Artemide, che trascorreva le sue giornate correndo libera tra i boschi del Peloponneso, cacciando animali e raccogliendo fiori. Un giorno la vide il giovane Alfeo e se ne innamorò perdutamente. Il sentimento di Alfeo, purtroppo non era ricambiato dalla giovane ninfa, che, stanca di dovergli sempre sfuggire, si rivolse alla sua protettrice Artemide. La Dea, allora la avvolse in una spessa nube, che si sciolse in fonte sul lido di Ortigia.
Alfeo chiese aiuto agli Dei, che lo trasformarono in un fiume che, nascendo dalla Grecia e percorrendo sotto terra tutto il Mar Jonio, sfociò nei pressi della amata Fonte, lambendone le acque  



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