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Il Barocco Siciliano

Gran parte dell'architettura e dell'urbanistica «moderna» della Sicilia sudorientale è legata all'evento che ha colpito di più la memoria dei siciliani, il terremoto del 9 gennaio 1693.
Dalle cronache diffuse subito dopo il sisma si ha l'idea di un enorme disastro,  interpretato per lo più come suprema punizione divina per le colpe degli uomini. Tuttavia, per i molti centri danneggiati, non si tratta di una ricostruzione dovuta a danni reali, ma in alcuni casi, il terremoto offre l'occasione per avviare un'intensa opera di modernizzazione dell'immagine urbana.  
Il perché l’area del val di noto diventa un grande cantiere di sperimentazione dei modelli internazionali del Barocco Non è da ricondurre esclusivamente come effetto della rinascita post terremoto, sembrerebbe anzi, che da parte della committenza ci sia la volontà di imporre una ricostruzione secondo nuovi canoni estetici e nuovi modelli, certamente più rispondenti agli ideali di
grandiosità e rappresentatività perseguiti dal potere.
La trasformazioni in età barocca in quest' area è il risultato di un bisogno di ricostruzione, il cui profilo economico, sociale e culturale ha bisogno, di risposte di tipo economico e sociale, soprattutto  dei nuovi ceti dirigenti , che producono un interessante meccanismo di accelerazione del rinnovamento architettonico e urbanistico dell’Isola.
La causa terremoto ha dato un impulso che ha prodotto un effetto, quello della sentita esigenza da parte della società di rinnovarsi secondo nuovi modelli, attribuendo una diversa forma allo spazio urbano capace di rappresentarla. Il terremoto crea l'occasione per innescare un meccanismo di rinnovamento su grande scala. L'architettura si fa infatti portatrice, tra Cinquecento e Seicento, di
modelli chiaramente derivati dalla nuova cultura rinascimentale e, in un contesto urbano che rimane però ancora di tipo medievale.
Dopo il terremoto occorre far fronte a diverse emergenze: assicurare l'ordine, la normalizzazione delle attività, la ricostruzione degli edifici, la sicurezza dei cittadini, la ripresa del culto, ed impedire che si mettano in discussione le gerarchie sociali. Il pericolo di ribellioni interne costituisce una preoccupazione costante per il governo spagnolo, già messo a dura prova dalle insurrezioni di
Palermo (1647) e Messina (1678) e dal malcontento generato da calamità naturali quale l'eruzione dell'Etna del 1669, carestie ed epidemie, in particolare del 1624.
La ricostruzione può allora offrire l'occasione per dare una svolta alla crisi economica e monetaria della fine del Seicento attraverso il forte impulso dato all' edilizia.
In tal modo si cerca, tra l'altro, di allontanare il pericolo che le maestranze vengano a costituire una forza indipendente, potenzialmente alleata delle classi subalterne. L'urgenza della ricostruzione è inoltre «connessa al timore di migrazioni della forza-lavoro; a Ragusa come a Lentini, a Grammichele come a Noto, ad Avola come a Catania dominante resta l'ansia di evitare emorragie
demografiche» .
Si potrebbero spiegarsi così i numerosissimi cantieri aperti anche in città che hanno subito danni solo limitati.
Alla fine questo volto barocco può essere considerato come lo sforzo di ammodernamento dell'Isola Le scelte urbanistiche di quel dopo terremoto sono il risultato di una storia tormentata e difficile, l’obiettivo è quello di volere cogliere l’occasione di tramutare la sciagura in occasione di rinascita .

Terremoto e mecenatismo

La Sicilia che era ancora ufficialmente sotto il controllo Spagnolo, ma in realtà era governata dalla sua aristocrazia autoctona. Questa era guidata dal Duca di Camastra, che gli Spagnoli avevano nominato viceré.
L'architettura non era l'unica eredità dei Normanni. Il potere sul popolo fu anche fatto osservare tramite il sistema feudale, invariato sin dalla sua introduzione in seguito alla conquista Normanna del 1071. Così l'aristocrazia siciliana non aveva solo ricchezze ma anche vasta manodopera alle proprie dipendenze.
L'aristocrazia condivideva il proprio potere solo con la Chiesa Cattolica. Una volta iniziata la ricostruzione, i poveri ricostruirono le proprie casupole. I ricchi residenti  vennero presi da una vena edificatoria. I più membri della nobiltà avevano diverse abitazioni in Sicilia, perché il Viceré di Spagna trascorreva alcuni mesi dell'anno a Palermo ed altri a Catania, mantenendo corte in ciascuna città, e quindi i membri dell'aristocrazia avevano bisogno di un palazzo in ogni città. Una volta che i palazzi della devastata Catania furono ricostruiti alla nuova moda, quelli di Palermo sembrarono antiquati per confronto, quindi anch'essi furono ricostruiti di conseguenza. Dalla metà del XVIII secolo, le ville dove riposare in autunno, essenzialmente degli status symbol, furono costruiti presso Bagheria. Questo schema si ripeté, su scala minore, in tutte le città secondarie della Sicilia.

 
Nuove città

In seguito al sisma il programma di ricostruzione fu velocemente avviato, ma prima che iniziasse a pieno regime alcune importanti decisioni dovevano essere prese che avrebbero permanentemente differenziato molte città e paesi siciliani tra altri sviluppi urbani europei. Il Duca di Camastra, vicario con pieni poteri per la ricostruzione, il consapevole dei nuovi sviluppi nel campo della pianificazione urbanistica, decretò che piuttosto che ricreare il piano medievale fatto di ristretti vicoli, la ricostruzione avrebbe offerto piazze e ampliate strade principali, spesso secondo uno schema razionale a griglia.
In Sicilia la decisione fu presa non tanto per moda o apparenza ma anche perché avrebbe minimizzato i danni alla proprietà e alle vite umane in caso di probabili nuovi terremoti In genere si nota questo aspetto nelle città più estensivamente ripianificate di Caltagirone, Militello Val di Catania, Catania, Modica, Noto, Palazzolo, Ragusa, e Scicli.
Uno dei migliori esempi di questa nuova pianificazione urbana può essere visto a Noto , la città ricostruita circa 10 km dal sito originario sul Monte Alveria. L'antica città in rovina, conosciuta come Noto Antica, può ancora essere visitata nel suo stato diroccato. Il nuovo sito prescelto era più pianeggiante di quello antico per facilitare un lineare sviluppo a griglia. Questo esempio di pianificazione urbanistica si può attribuire direttamente ad un erudito aristocratico locale, Giovanni Battista Landolina; aiutato da architetti locali è responsabile di aver pianificato la città.
In queste nuove città, l'aristocrazia si localizzò nelle aree più sopraelevate. La chiesa fu collocata al centro della città, per comodità di tutti, e per riflettere la globale centralità della Chiesa; intorno alla coppia costituita da Cattedrale e Palazzo Vescovile furono costruiti anche i conventi. I commercianti e mercanti scelsero come quartiere le pianificate strade larghe originate nelle piazze principali. Infine i meno abbienti furono ammessi ad erigere i loro rifugi di mattoni e le loro case nelle aree a cui nessun altro ambiva.
In seguito molte altre città e paesi siciliani che erano state un po' danneggiate o furono completamente salve dal sisma, come Palermo, furono anch'essi trasformati dallo stile Barocco, man mano che la moda si allargava e gli aristocratici con un palazzo a Catania iniziarono a desiderare che il loro palazzo nella capitale fosse altrettanto opulento di quello nella seconda città. A Palermo la chiesa di Santa Caterina, iniziata nel 1566, fu una di tante nella città i cui interni furono ridecorati nel XVIII secolo in stile Barocco, con marmi colorati.

 
Nuove chiese e palazzi

Della forma di Barocco propria della Sicilia, dopo il 1693, è stato detto "Gli edifici concepiti a seguito di questo disastro esprimono una spensierata libertà di decorazione la cui incongrua gaiezza era intesa, forse, ad alleviare l'orrore" Sebbene questa sia una descrizione accurata di uno stile che è quasi una celebrazione della joie de vivre in pietra, è improbabile che spieghi le reali ragioni della sua scelta. Come per tutti gli stili architettonici la scelta del Barocco era direttamente legata alla moda corrente. Versailles era stata completata nel 1688 nello stile Barocco; la nuova Reggia di Luigi XIV fu immediatamente emulata ovunque in Europa da qualsiasi aristocratico o sovrano in Europa che aspirasse alla ricchezza, al gusto o al potere. Quindi fu la scelta ovvia per i ricchi, gli eccessi dello stile Barocco di palazzi e ville di campagna che sarebbero state costruite in Sicilia, comunque, si avviavano a far sembrare Versailles un esempio da seguire.
Gli architetti siciliani furono impiegati per creare i nuovi palazzi e le nuove chiese. Questi architetti spesso locali furono capaci di progettare, anche se molti erano stati educati nell'Italia continentale ad una comprensione più dettagliata dell'idioma Barocco. Il loro lavoro, ispirò anche progettisti siciliani che avevano avuto minori occasioni. Va osservato che questi architetti furono anche assistiti da pubblicazioni di incisioni di Domenico de' Rossi, che per la prima volta fornì le precise dimensioni e misure di molti delle principali facciate Barocche e Rinascimentali di Roma. In tal modo il Rinascimento finalmente sbarcò in Sicilia.
Al Barocco Siciliano mancava ancora il calore, la gioia e la libertà che si avviava ad acquisire, con Giovanni Battista Vaccarini  che era il principale architetto siciliano durante questo periodo. Egli arrivò sull'isola nel 1730 portando delle idee del Bernini e del Borromini, e introdusse all'architettura dell'isola un movimento di linee e curve.  Comunque i suoi lavori sono di qualità considerevolmente inferiore a quello che avrebbe seguito. Notevoli lavori di questo periodo erano le ali del XVIII secolo di Palazzo Biscari a Catania e della Chiesa di Sant'Agata del Vaccarini, sempre a Catania. Per questo edificio Vaccarini chiaramente attinse all'"Architettura Civile" di Guarino Guarini. È il suo frequente rifarsi a disegni affermati che rende l'architettura di questo periodo, pur opulenta, dotata di una qualità disciplinata, quasi imbrigliata. Lo stile di Vaccarini era destinato a dominare Catania per decenni.
Un secondo ostacolo per il pieno sviluppo del potenziale degli architetti siciliani fu che frequentemente essi stavano solo ricostruendo una struttura danneggiata, e dovevano quindi far coincidere i loro progetti con lo stato dei luoghi e dei manufatti o quanto ne rimaneva. La chiesa di San Giorgio a Modica  ne è un esempio: malamente danneggiata dal terremoto del 1613, ricostruita nel 1643 in stile Barocco conservando la pianta medievale, quindi danneggiata di nuovo nel 1693.
La ricostruzione ebbe luogo a partire dal 1702 ad opera di un ignoto architetto. Infine Rosario Gagliardi supervisionò il completamento della facciata, avvenuto nel 1760, o almeno per parte dei lavori essendo morto in quegli anni. Però i compromessi a cui egli dovette prestarsi in ossequio alla struttura esistente sono evidenti. Mentre Gagliardi usò le stesse formule che tanto successo gli arrisero a San Giorgio a Ragusa, qui a Modica la costruzione è più pesante e manca dell'abituale leggerezza di tocco e libertà di disegno. Secondo alcuni autori più recenti questo può anche dipendere in parte dall'avvicendarsi di altri alla supervisione a cavallo della morte del Gagliardi, di cui comunque si conservano disegni correlati. Col compito di ricostruzione dal terremoto del 1693, lo stesso Rosario Gagliardi progettò con lo stesso stile la basilica di Santa Maria Maggiore a Ispica , unica nella Provincia di Ragusa grazie alla presenza del Loggiato progettato da Vincenzo Sinatra.
C'era anche un'altra influenza al lavoro. Tra il 1718 e il 1734 la Sicilia fu controllata personalmente da Carlo VI da Vienna, col risultato che si possono percepire stretti legami con l'architettura austriaca. Diversi edifici sull'isola sono imitazioni dei lavori di Fischer von Erlach. Un architetto siciliano, il monaco Tommaso Napoli, visitò Vienna due volte verso l'inizio del secolo, tornando con una collezione di incisioni e disegni. Fu in seguito architetto di due ville di campagna del primo periodo Barocco sicilano, notevoli per le loro pareti concave e convesse e per il complesso disegno delle loro scale esterne. Una, la sua Villa Palagonia iniziata nel 1705, è la più complessa è ingegnosa di qualsiasi altra costruita nell'era Barocca della Sicilia; la sua doppia scala di scalinate rettilinee, con frequenti cambi di direzione, fu il prototipo di ciò che divenne una caratteristica eminente del Barocco Siciliano.
In seguito una nuova ondata di architetti, consci del fatto che gli stili del Rococo per gli interni iniziavano altrove a guadagnare ascendente sul Barocco, procedettero a sviluppare l'appariscenza, la libertà e il movimento che oggi sono sinonimi dell'espressione Barocco Siciliano.

 
Siracusa

Duomo di Siracusa: Facciata della Cattedrale di Andrea Palma (iniziata nel 1728).
Basata sulla formula dell'arco trionfale romano, le masse interrotte da una facciata colonnata creano un effetto teatrale.
Intorno al 1730 lo stile Barocco cominciò gradualmente a distanziarsi dallo stile Barocco definitosi a Roma e guadagnò una individualità anche più forte per due ragioni: in questo periodo la corsa a ricostruire stava cominciando a scemare e la costruzione stava divenendo più tranquilla e meditata; e un nuovo manipolo di architetti nostrani veniva alla ribalta. Questa generazione aveva assistito alla ricostruzione nel Barocco e studiato le stampe e i libri di architettura che giungevano con sempre maggiore frequenza dal continente. Diversamente dai predecessori, essi erano capaci di formulare stili individuali e autonomamente. Questi architetti inclusero Andrea Palma, Rosario Gagliardi e Tommaso Napoli. Pur tenendo in considerazione il Barocco di Napoli e Roma, essi adattarono adesso i loro progetti a bisogni e tradizioni locali. Il loro uso di risorse e sfruttamento dei siti era spesso follemente creativo. Napoli e quindi Vaccarini avevano promosso l'uso di scale esterne, che era adesso condotto ad un nuovo stadio: chiese in cima alle colline venivano raggiunte tramite meravigliose scalinate che evocavano il mentore di Vaccarini, Francesco De Sanctis e le scalinate di Piazza di Spagna a Roma.
Le facciate delle chiese cominciarono a svettare man mano che gli architetti guadagnavano sicurezza e competenza artistica. Gli interni delle chiese, cominciarono specialmente a Palermo ad essere decorati con marmi intarsiati e una ampia varietà di colori. Questo è fondamentale nel Barocco Siciliano; fu idealmente intonato alla personalità siciliana, e questa fu la ragione per cui si evolse in modo tanto spettacolare. In nessun luogo in Sicilia lo sviluppo del nuovo Barocco è più evidente che a Noto, definita la "perfetta città barocca", Ragusa e Catania.

 
Noto

Le vie della città sono intervallate da scenografiche piazze ed imponenti scalinate che raccordano terrazze e dislivelli. La unitaria ricostruzione produsse un tessuto urbano coerente e ricco di episodi architettonici. Venne utilizzata la pietra locale, di colore tra il dorato e il rosato, riccamente intagliata. La ricostruzione avvenne unitariamente sotto la guida del duca di Camastra, che rappresentava a Noto il viceré spagnolo.
A differenza di quanto accade di solito nelle costruzioni barocche delle province del Sud Italia, come soprattutto a Lecce e, in Sicilia, a Catania, gli architetti che lavorano a Noto non puntano tutto sui motivi ornamentali, i quali restano sempre ben controllati, senza squilibri rispetto alle architetture nelle quali sono inseriti. Inoltre, gli architetti attivi a Noto, Rosario Gagliardi, Vincenzo Sinatra e Paolo Labisi, si impegnarono anche nella realizzazione di architetture elaborate, con l'impiego di facciate concave (come nella chiesa del Carmine o in quella di San Carlo Borromeo al Corso), convesse (come la chiesa di San Domenico) o addirittura curvilinee, come nella torre campanaria del seminario. Il barocco di Noto pervade l'intera città: gli elementi barocchi non sono isolati all'interno di un contesto urbano caratterizzato da diversi stili, ma sono collegati tra di loro in modo da realizzare quella che è stata definita la "perfetta città barocca". A visitarla, palazzi, chiese, conventi, teatro pare un monumento unico, tutto costruito nello stesso tufo giallo, nello stesso barocco, come dice il Fichera, fiammeggiante, con una grandiosità senza pause e una regalità senza avarizia».
Dell'impegno degli architetti netini per la creazione di grandi scenografie, in un'ottica barocca pienamente consapevole e non provinciale, si accorse pure un maestro dell'immagine come Michelangelo Antonioni, il quale in una scena de L'Avventura, girata a Noto, fa dire al protagonista, interpretato da Gabriele Ferzetti, intento ad ammirare la città dalla terrazza del campanile della chiesa di San Carlo al Corso:«Ma guarda che fantasia, che movimento. Si preoccupavano degli effeti scenografici.
Palazzo Ducezio, Noto, di Vincenzo Sinatra, Barocca al pianterreno, neoclassica sopra.
Comunque l'influenza britannica in Sicilia era destinata a fornire al Barocco Siciliano un'ultima vampata di vitalità. Giuseppe Marvuglia, riconoscendo che la nuova moda britannica prendeva sempre più piede, sviluppò lo stile che aveva prima cautamente adottato a Palazzo Riso-Belmonte nel 1784, combinando alcuni dei più lineari e solidi elementi del Barocco con motivi palladiani piuttosto che con progetti palladiani organici. Il tardo Barocco Siciliano somigliava al Barocco popolare nel Regno Unito all'inizio del XVII secolo, reso popolare da Sir John Vanbrugh con edificio come Blenheim Palace. Un esempio di ciò è la Chiesa di San Francesco di Sales del Marvuglia, quasi Inglese nella sua interpretazione del Barocco. Comunque, questo fu un ultimo bagliore e il Neoclassico presto predominò del tutto. Pochi aristocratici potevano permettersi di costruire, e il nuovo stile era principalmente utilizzato in edifici pubblici e civili come l'Orto Botanico di Palermo a Palermo. Gli architetti siciliani, compreso Andrea Giganti, un tempo un architetto Barocco capace, cominciarono a progettare nello stile Neoclassico, ma la versione alla moda adottata dalla Francia. La Villa Galletti di Giganti a Bagheria è chiaramente ispirata al lavoro di Ange-Jacques Gabriel.
Come per i primi giorni del Barocco Siciliano, i primi edifici della nuova era neoclassica furono spesso copie o ibridi dei due stili. Palazzo Ducezio fu iniziato nel 1746, e il pianterreno con portici che creano un gioco di luce e ombra è puro Barocco. Comunque, quando pochi anni dopo il piano superiore fu aggiunto, l'influenza francese neoclassica si fece pronunciata, sottolineata dall'arcata centrale. Così il Barocco Siciliano veniva gradualmente e lentamente soppiantato dal neoclassicismo francese.

 
Ragusa

Ragusa fu gravemente danneggiata nel 1693. L'abitato è diviso in due parti, separate da un profondo burrone denominato "Valle dei Ponti": la città vecchia di Ragusa Ibla e la più recente Ragusa Superiore.
Ragusa Ibla, la città inferiore, vanta un insieme impressionante di manufatti Barocchi, che includono la chiesa di San Giorgio di Rosario Gagliardi, progettata nel 1738 . Nel progetto di questa chiesa Gagliardi sfrutta la difficile topografia del sito collinare. La chiesa torreggia in modo impressionante su una imponente scalinata di circa 250 gradini, una caratteristica Barocca frequentemente adottata in Sicilia a causa della morfologia dell'isola. La torre sembra esplodere dalla facciata, accentuata da colonne e pilastri rastremati contro le pareti curve. Al di sopra delle aperture di porte e finestre, timpani si svolgono e curvano con un senso di libertà e di movimento che sarebbe stato impensabile ai precedenti architetti ispirati al Bernini e al Borromini. La cupola neoclassica non fu aggiunta prima del 1820.
In un vicolo che connette Ragusa Ibla con Ragusa Superiore si trova la Chiesa di Santa Maria delle Scale. Questa chiesa è interessante, nonostante gravemente danneggiata nel terremoto. Solo metà della chiesa fu ricostruita nello stile Barocco, mentre la metà sopravvissuta fu mantenuta nell'originale veste Normanna (con elementi Gotici), a dimostrazione di un tassello dell'evoluzione del Barocco Siciliano, a contrasto con il Barocco di altre parti d'Europa, definito dalla classica Roma.
Palazzo Zacco è uno dei più notevoli edifici Barocchi della città, dotato di colonne Corinzie che supportano balconate di elaborato ferro battuto, mentre supportano maschere grottesche volte a burlarsi, colpire o divertire i passanti. Il palazzo fu costruito nella seconda metà del XVIII secolo dal Barone Melfi di Sant'Antonio. Fu in seguito acquistato dalla famiglia Zacco, da cui il nome.
L'edificio ha due facciate sulla strada, ciascuno con sei ampie balconate che portano lo stemma della famiglia Melfi, una cornice di foglie d'acanto contro cui si appoggia un puttino. I balconi, una caratteristica del palazzo, sono notevoli per le mensole aggettanti che le supportano, che vanno da putti a musicisti a maschere grottesche. Il punto focale della principale facciata sono i tre balconi centrali divisi da colonne con capitelli corinzi. Qui i balconi sono sorretti da immagini di musicisti con facce grottesche.
La Cattedrale di San Giovanni Battista a Ragusa Superiore fu costruita tra il 1718 e il 1778. La sua facciata principale è puro Barocco, contenente fini sculture e bassorilievi. La Cattedrale ha un elevato campanile siciliano nello stesso stile. L'adorno interno Barocco è diviso in tre navate colonnate. Ragusa Superiore, la parte più danneggiata della città, fu ripianificata intorno alla Cattedrale, in seguito al 1693; il disegno dei palazzi qui è tipico di questa città: essi sono lunghi e di solo due piani, con una soglia centrale solo appena sottolineata da un balcone e da un arco che conduce al giardino interno. Questo stile molto Portoghese, probabilmente disegnato per minimizzare i danni in futuri terremoti, è molto diverso da quello dei palazzi di Ragusa Ibla, che sono in vero stile Siciliano. Insolitamente il Barocco indugiò qui fino al primo XIX secolo. L'ultimo palazzo costruito qui era in forma Barocca ma con colonne di ordine Dorico Romano e balconi neoclassici.

 
Catania

Duomo di Catania. La facciata principale di Giovanni Battista Vaccarini datata 1736, mostra influenze architettoniche spagnole.
La seconda città della Sicilia, Catania, fu gravemente danneggiata e le strutture più imponenti che rimasero in piedi furono il medievale Castello Ursino e tre navate della cattedrale. Il resto delle chiese e conventi, palazzi privati furono demoliti nella ricostruzione. Il nuovo piano prevedeva infatti strade più larghe e l'inserimento di ampie piazze che consentissero eventuali aree antisismiche. Così essa fu riprogettata e ricostruita. Il nuovo progetto separò la città in due principali quartieri, uno nobile e uno popolano, distinti dalle attuali vie Vittorio Emanuele II a sud e Santa Maddalena a est. La ricostruzione fu supervisionata dal Vescovo di Catania ed unico architetto sopravvissuto della città, Alonzo di Benedetto, costui diresse una squadra di architetti chiamati da Messina, che presto aprirono i cantieri, concentrandosi prima su Piazza del Duomo. I tre palazzi collocati sono: il Palazzo Vescovile e il Seminario dei Chierici a sud, il Palazzo degli Elefanti a nord che sostituisce l'antica Loggia medioevale e ad ovest il Palazzo Pardo Sammartino. Gli architetti lavorarono in completa armonia ed è impossibile distinguere il lavoro di Alonzo da quello dei suoi assistenti. Il lavoro è valido ma elementare, con bugnati decorati nello stile siciliano del XVII secolo, ma spesso la decorazione dei piani nobili è superficiale. Questo è tipico del Barocco di questo periodo immediatamente seguente al terremoto. Tuttavia non manca un tentativo del Di Benedetto ad associarsi agli stili più attuali in Europa, così si spiega il Neoclassico che si respira nel Convento dei PP. Gesuiti (dov'egli è capomastro tra il 1701 e il 1720).
Nel 1730 Vaccarini arrivò a Catania come architetto della città e immediatamente impresse sui nuovi lavori lo stile Barocco Romano. I pilastri perdono i loro bugnati e sostengono cornicioni del tipo romano e timpani, e trabeazioni o timpani curvilinei, e colonne a tutto tondo a sostegno di balconi.
Vaccarini sfruttò anche la locale pietra lavica come elemento decorativo piuttosto che come un generico elemento costruttivo, utilizzandola in alternanza ritmica con altri materiali, e spettacolarmente per il suo obelisco posto sul dorso dell'Elefante, simbolo di Catania, per una fontana nello stile di Berini di fronte al nuovo Palazzo di Città. La facciata principale di Vaccarini per la Cattedrale di Catania, dedicata a Sant'Agata, mostra forti influenze spagnole anche a questo stadio tardo del Barocco Siciliano. In città si trova anche la Chiesa della Collegiata di Stefano Ittar, costruita intorno al 1768 ed esempio di Barocco Siciliano, l'interno è a navata unica  .
La chiesa di San Benedetto una spendida costruzione barocca, l'interno è ad una sola navata , la chiesa San Francesco Borgia, con un grande portale sormontarto da un timpano spezzato, il collegio dei gesuiti, su disegno del Vaccarini, la chiesa di San Giuliano , chiesa di San Placido, chiesa di San Francesco, la facciata, decorata da colonne su due livelli, è chiusa dai due campanili gemelli. Chiesa di S. Giuliano, mirabile capolavoro di architettura settecentesca religiosa, con la sua facciata curvilinea, a pianta ellittica di tipo borrominiano.
Il Convento benedettino di S. Nicolò è il pezzo più pregiato della collezione barocca catanese, La Chiesa della Badia di Sant’Agata è una chiesa di Catania e uno dei principali monumenti barocchi della città, opera di Giovanni Battista Vaccarini, La chiesa di San Giuliano si trova di fronte al Collegio dei gesuiti ed è contornata da una preziosa cancellata in ferro battuto. La sua facciata convessa e le sue linee semplici le danno un aspetto di rara eleganza. L'interno ha pianta ottagonale ed è illuminato attraverso i finestroni della grande cupola, completamente affrescata dal pittore catanese Giuseppe Rapisardi.
Il Monastero di San Nicolò l’Arena, gioiello del tardo barocco siciliano e complesso benedettino tra i più grandi d’Europa, è un esempio di integrazione architettonica, contraddistinto da molteplici trasformazioni, oggi patrimonio mondiale dell’Unesco. Custodisce al suo interno una domus romana, i chiostri, uno giardino pensile e le Cucine del Vaccarini.
La fontana del Vaccarini rappresenta tre civiltà: la punica, l'egizia e la cristiana. L'elefante è il simbolo della sconfitta dei cartaginesi venuti a conquistare la città a cavallo degli enormi pachidermi; l' obelisco, probabilmente portato a Catania dall'Egitto ai tempi delle crociate, apparteneva al Circo Massimo romano e rappresenta appunto la civiltà egizia; la croce, le palme ed il globo che coronano il monumento rappresentano la civiltà cristiana. Il liotro deriva il nome forse da quello del mago Eliodoro-Liotru, che avrebbe usato il pachiderma come cavalcatura. Il Vaccarini, su modello dell' Elefante di Minerva a Roma del Bernini, sistemò il liotro e l'obelisco romani, sormontandoli con stilemi agatini e componendovi la fontana.

La Chiesa di San Benedetto a Catania è un bell'esempio di interni in stile Barocco Siciliano, decorata tra il 1726 e il 1762, il periodo in cui il Barocco Siciliano era al vertice del suo fascino ed unicità. I soffitti furono affrescati da Giovanni Tuccari. La parte più spettacolare della decorazione della chiesa è il coro delle monache (figura 17), datato intorno al 1750, che fu progettato in tal modo che le voci delle sorelle potessero essere udite durante le funzioni religiose ma che le suore stesse fossero comunque ben separate e nascoste dal mondo meno spirituale di fuori.
Con poche notevoli eccezioni, gli interni dei palazzi si mostrarono subito meno elaborati di quelli delle chiese Barocche di Sicilia. Molti furono costruiti privi di decorazioni Barocche elaborate per gli interni, semplicemente perché ci voleva così tanto tempo a costruirle; quando queste furono completate il Barocco era passato di moda, e le stanze di rappresentanza furono decorate nel nuovo stile neoclassico noto come "Pompeiano". Spesso si può trovare una fusione dei due stili, come nell'ala della sala da ballo del Palazzo Aiutamicristo a Palermo, costruito da Andrea Giganti, dove il soffitto della sala da ballo fu affrescato da Giuseppe Cristadoro con scene allegoriche incorniciate da motivi dorati in gesso; il soffitto era già fuori moda quando fu terminato, e il resto della stanza fu decorato in modo ben più semplice. I cambiamenti negli usi degli ultimi 250 anni hanno semplificato le decorazioni dei palazzi ulteriormente, e oggi i pianterreni sono di solito negozi, banche o ristoranti e i piani superiori sono divisi in appartamenti, mentre gli interni originari sono andati perduti per sempre.
Le stanze più belle più decorate erano quelle del piano nobile, riservato a ospiti e all'intrattenimento.
Dotati di accesso formale dalla doppia scala Barocca esterna, questa era un appartamento costituito da grandi e piccoli saloni, con un salone molto ampio a fare spesso da sala da ballo, ed inteso come sala principale della casa. A volte le camere da letto degli ospiti erano collocate qui, ma verso la fine del XVIII secolo essi erano sempre più spesso collocati sul piano secondario . Se decorati durante l'era Barocca, le stanze erano adornate con profusione. Le pareti erano frequentemente rivestite da specchi, incastonati in cornici dorate nelle pareti, a volte alternate a dipinti, ritratti di famiglia e supportati da ninfe e pastorelle similmente incorniciate. I soffitti erano alti ed affrescati e dal tetto pendevano enormi lampadari di Murano, mentre altra luce proveniva da candelieri a parete che fiancheggiavano gli specchi. Una delle stanze più notevoli in questo stile è la Galleria degli Specchi di Palazzo Gangi a Palermo, scelto dal regista Luchino Visconti per il film "Il Gattopardo". Questa famosa stanza con il suo soffitto affrescato da Gaspare Fumagalli è in ogni caso una delle poche stanze Barocche in questo palazzo Barocco, che fu dal 1750 esteso e trasformato dal suo proprietario Marianna Valguarnera, prevalentemente nel più tardo stile neoclassico.
Il mobilio durante l'era Barocca era in linea con lo stile: adorna, dorata e frequentemente con tavoli dal piano superiore in marmo. I mobili erano disposti contro le pareti, mai come nel successivo stile informale al centro della stanza, che nel Barocco era sempre lasciato vuoto, per meglio esibire il rivestimento a motivi decorativi del pavimento in marmo, o più spesso in ceramica.
Comune sia al design degli interni sia di chiese che di palazzi era il lavoro a stucco. Questo è un componente importante del design e della filosofia Barocca, in quanto combina senza soluzione di continuità architettura, scultura e pittura in tre dimensioni. La sua combinazione soffitti e pareti a trompe l'oeil nella pittura illusionistica Barocca confonde arte e realtà. Mentre nelle chiese lo stucco poteva rappresentare angeli e putti collegati da ghirlande di fiori, in una casa privata poteva rappresentare il cibo o gli strumenti musicali preferiti dei proprietari.


 
Palermo

La chiesa del Gesù, Palermo (1564–1633), con abbondante utilizzo di marmo policromo su pavimentazione e a rivestimento delle pareti.
Gli esterni delle chiese siciliane erano stati decorati in stili elaborati dal primo quarto del XVII secolo, con profusione di sculture, stucchi, affreschi e marmi . Man mano che le chiese del dopo-terremoto venivano completate negli tra il 1720 e il 1730, gli interni cominciarono a riflettere di pari passo le decorazioni esterne, diventando più lievi e meno intensi, con profusione di ornamenti scultorei degli elementi portanti, cornicioni e frontoni, spesso nella forma di putti, elementi floreali e faunistici. Marmi intarsiati su pareti e pavimentazioni con motivi complessi sono una delle più definite caratteristiche dello stile. Questi motivi con tondi di porfido sono spesso derivati da disegni riscontrabili nelle cattedrali Normanne d'Europa, mostrando ancora le origini normanne della architettura siciliana. L'altare maggiore è solitamente il pezzo forte. Consiste in molti esempi di un monoblocco di marmo policromo, decorato con volute dorate e ghirlande, e frequentemente incastonati con altre pietre  I gradini che conducono alla pedana dell'altare sono caratteristicamente curvi tra concavi e convessi e in molti casi decorati con marmi policromi intarsiati. Uno degli esempi più belli è Santa Zita a Palermo.
La costruzione delle chiese della Sicilia sarebbe stata tipicamente finanziata non solo dai singoli ordini religiosi, ma da una famiglia aristocratica. Contrariamente ad una diffusa convinzione, la maggioranza della nobiltà siciliana non scelse di avere le proprie spoglie mortali esibite in eterno nelle Catacombe dei Cappuccini di Palermo, ma furono abbastanza convenzionalmente tumulate sotto le loro cappelle di famiglia. È stato detto, però, che "il funerale di un aristocratico siciliano era uno dei grandi momenti della sua vita". I Funerali divennero impressionanti esibizioni di fasto. Le lapidi che coprivano le tombe oggi forniscono un metro accurato dello sviluppo del Barocco e delle tecniche di intarsio anno dopo anno. Per esempio quelle della prima metà del XVII secolo sono di semplice marmo bianco decorato con i simboli araldici e riportanti nome, data e così via. Dal 1650 circa piccole quantità di intarsio in marmo colorato iniziarono ad apparire, formando motivi. Il fenomeno si può seguire nella sua crescita finché, alla fine del secolo, lo stemma e la calligrafia sono costituiti interamente da intarsi in marmo colorato, incorniciati da bordi a motivi decorativi. Ben dopo che il Barocco iniziasse a cadere in disgrazia negli anni '80 del 1700, la decorazione barocca era ancora considerato più adeguato al rituale Cattolico del nuovo neoclassicismo di basi pagane.

 
L'ultimo periodo del barocco siciliano

Palazzo Beneventano Del Bosco, Siracusa, progettato da Luciano Alì nel periodo 1779–1788 nel contenuto stile tardo del Barocco Sicliano. I balconi in ferro battuto e le curve ardite, comunque, mantengono a debita distanza il neoclassicismo.
Come del resto per tutti gli stili architettonici a lungo andare la gente si stancò del Barocco. In alcune parti d'Europa esso si tramutò nel rococo, ma non in Sicilia. Non più controllata dall'Austria, la Sicilia (dal 1735 ufficialmente denominata Regno di Sicilia) era goveranta dal Re di Napoli, Ferdinando IV. A seguito di ciò Palermo fu in assiduo contatto con la capitale maggiore, Napoli, dove aveva luogo una crescente conversione più classici stili architettonici. In combinazione con ciò, molti dei nobili siciliani più acculturati svilupparono la moda di una infatuazione con le cose francesi, dalla filosofia alle arti, moda e architettura. Molti di loro visitarono Parigi rincorrendo tali interessi e tornarono con le ultime stampe architettoniche e gli ultimi trattati teoretici. L'architetto francese Léon Dufourny fu in Sicilia tra il 1787 e il 1794 per studiare e analizzare gli antichi templi Greci sull'isola. Il cambiamento dei gusti non avvenne in tempi brevissimi. Il Barocco rimase popolare sull'isola, ma ora i balconi siciliani, stravaganti come non mai, sarebbero stati rimpiazzati da severe colonne classiche. Dufourny iniziò a progettare a Palermo, e il suo "Tempio dell'Ingresso" (1798) del Giardino Botanico fu il primo edificio in Sicilia in uno stile basato sull'ordine Dorico Greco. Si tratta di architettura neoclassica pura, come definita in Inghilterra dal 1760, ed era un segno delle novità da venire.
Era il grande amico e collega architetto di Dufourny Giuseppe Marvuglia che doveva presiedere al graduale declino del Barocco Siciliano. Nel 1784 progettò il Palazzo Riso-Belmonte, il più bell'esempio di questo periodo di transizione architettonica, che combinava sia motivi Barocchi che Palladiani, costruito attorno ad un cortile porticato che creava le masse Barocche di luce e ombra, o chiaroscuro. La facciata principale, ospitante enormi pilastri, aveva anche elementi barocchi, ma il profilo era lineare. I pilastri erano privi di decorazione, semplici, d'ordine ionico e sorreggevano una trabeazione disadorna. Al di sopra delle finestre si trovavano lineari frontoni classici. Il Barocco Siciliano stava declinando.
Un'altra ragione per il graduale declino dello sviluppo del Barocco Siciliano e delle costruzioni in genere fu che il denaro stava terminando. Durante il XVII secolo l'aristocrazia viveva principalmente delle proprietà terriere, curandole e migliorandole, e come risultato il loro reddito era prevalentemente speso là. Durante il XVIII secolo la nobiltà migrò gradualmente verso le città, in particolare Palermo, per godere dei piaceri sociali della corte del Viceré e Catania. I loro palazzi di città crebbero in dimensioni e splendore, a tutta spesa delle proprietà abbandonate, alle quali si chiedeva ugualmente di fornire introiti.
Una innovazione legale di particolare gravità per l'aristocrazia fu che i creditori, che in precedenza potevano solo pretendere un pagamento di interessi su un prestito, adesso potevano requisire la proprietà a garanzia. La proprietà cominciò a passare di mano e ad essere suddivisa alle aste, e di conseguenza la borghesia possidente iniziò a fiorire. Rivolte contro i Borboni nel 1821 e nel 1848 divisero la nobiltà, e facevano presagire le fortune del liberalismo. Questi fattori, abbinati all'agitazione sociale e politica del seguente Risorgimento nel XIX secolo, significarono la condanna dell'aristocrazia siciliana. Inoltre per aver trascurato e abbandonato i principi del "noblesse oblige", un elemento essenziale del sistema feudale, la campagna finì presto in mano a briganti e banditi, e le ville di campagna un tempo sontuose decaddero. La mania di edificare della classe dominante terminava definitivamente.


 
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