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cefalù catania

Sicilia da visitare > itinerari da scoprire
 

Da Cefalù per la via dei monti tra le Madonie, per giungere nei boschi dei Nebrodi e visitare il vulcano Etna, attrversando i tre parchi della Sicilia.


 

Cefalù

Cefalù

Collesano, la basilica di San Pietro è la chiesa madre di Collesano, edificata tra la fine del '400 e gli inizi del '500, di notevole rilievo ancora l'organo di Antonino La Valle (1627), il coro ligneo cinquecentesco e un grandioso tabernacolo della fine del Quattrocento attribuito al Gagini. E' presente il museo della targa florio www.museotargaflorio.it, fa parte del parco delle madonie www.parcodellemadonie.it a Piano Battaglia, proseguendo verso Polizzi generosa, attraverso il canyon, per giungere al pianoro di Volpignano fino a Piano Zucchi che è una località di montagna a quota 1100 m s.l.m., in territorio del comune di Isnello, dove è possibile trovare il rifugio Orestano www.rifugiorestano.com, tramite una mulattiera si giunge a Piano Battaglia, una frazione di Petralia Sottana.

Collesano

Fa parte del Parco delle Madonie ed è incluso nel club de I borghi più belli d'Italia.
Convento dei Padri Cappuccini, le prime notizie sul convento del PP.CC. di Geraci sono state riportate da Padre Andrea da Paternò cappuccino di Messina già dal 1780. Nel 1680 il Marchese di Geraci chiede al Papa Innocenzo X il permesso di costruire il Convento, ma invano. Il Marchese insiste e si reca a Roma. Il Pontefice commosso da tanta insistenza e devozione da il desiderato consenso nel 1689. La Santa Sede scelse oltre ai religiosi in numero di 27 anche il luogo ove ubicarlo. Il 3 marzo del 1689 si pose la prima pietra. I religiosi vissero soprattutto di lavoro della terra e di carità. L’edificio si svolge a ferro di cavallo con a centro un spazioso cortile. A sinistra c’è la chiesa settecentesca, dove è possibile intravedere ancora piccole parti di fini stucchi, a destra il refettorio con alle pareti due affreschi settecenteschi raffiguranti l’Ultima Cena e la Crocifissione. Al piano superiore una miriade di piccole celle servivano da dormitorio ai religiosi. Nel 1866 per la soppressione degli ordini religiosi il convento fu chiuso e la proprietà viene trasferita al Comune. Oggi la struttura è stata restaurata e riportata all’antico splendore. Anche gli affreschi sono stati recuperati.
l’ammirevole opera del “Bevaio della SS. Trinità” fatto costruire dal Marchese Simone Ventimiglia sulla base di un rettangolo di ben venti metri di lunghezza con due fontane laterali in pietra da taglio con quattro orifici che riversano le acque in eleganti coppe di arenario per indi riversarle nella vasca centrale.
Chiesa di Santa Maria Maggiore dagli Atti dell’archivio parrocchiale risulta che la chiesa fu consacrata il 16 agosto 1495, ma la sua costruzione risale a più di un secolo prima, in stile barocco sono rimaste le cappelle laterali. Tra le tante opere d’arte contenute all’interno della Chiesa, le più pregiate sono: l’acquasantiera in marmo bianco del XVI secolo, che reca al centro scolpita la figura della Madonna con il Bambino; le statue marmoree della Madonna della Neve, sulla cui base ottagonale risalta tra le varie rappresentazioni scolpite lo stemma della famiglia dei Ventimiglia, e della Madonna delle Mercede realizzate dalla bottega dei Gagini; il fonte battesimale in marmo alabastrino riccamente scolpito, su cui risalta la rappresentazione del Battesimo di Cristo, proveniente anche questo dalla bottega dei Gagini; le tele rappresentanti il Purgatorio e la Natività rispettivamente attribuite agli artisti madoniti Lo Zoppo di Ganci e De Galbo
Chiesa di Santa Maria La Porta, la chiesa, costruita nel 1496, prende il nome di Santa Maria La Porta perché collocata in corrispondenza di una delle porte che chiudevano Geraci al tempo dei Ventimiglia. È a una navata e a croce latina, il portale di marmo bianco, datato 1496 e attribuito a Giovannello Gagini e ad Andrea Mancino, presenta sull’architrave tre medaglioni tondi in cui sono rappresentati l’annunciazione e l’eterno padre (in quello centrale). Sull’architrave ci sono dei cherubini alati sovrastati da una Madonna col bambino attorniata da angeli. Una croce sormonta il portale, fiancheggiato da due colonnine scolpite alla cui base sono rappresentati la creazione di Adamo ed Eva e il peccato originale, le opere d’arte della chiesa vi è il polittico marmoreo policromo dell’altare maggiore, risalente al XVI secolo e attribuito alla bottega dei Gagini, la scultura raffigurante la Madonna della Porta con il bambino del 1475 attribuita a Domenico Gagini e il Crocifisso ligneo policromo del XVII attribuito generalmente alla scuola di Fra Umile Pintorno

Geraci Siculo

Sita su un colle a quasi 1000 metri sul livello del mare, nei boscosi monti Nebrodi, ricchi di selvaggina e famosi fin dall’antichità per il loro splendore. Mistretta fa parte del Parco dei Nebrodi www.parcodeinebrodi.it
La cittadina, detta anche la "Sella dei Nebrodi" per la particolare conformazione, si trova a metà strada tra Palermo e Messina.
E' conosciuta per la rappresentazione della Madonna della luce, la festa si celebra ogni anno per due giorni nelle date del 7 e dell'8 settembre. Lo svolgimento della festa è caratteristico, una coppia di guerrieri giganti chiamati "Cronos" e "Mitia" seguono la statua della Madonna trasportata per le vie della città. I giganti sono di cartapesta e vengono portati a spalla per le vie del paese già molti giorni prima della festa ballando e raccogliendo le offerte. La statua della Madonna è custodita nella Chiesa del cimitero, fuori città, dove vi è un'antichissima immagine dipinta su una roccia sopra la quale è stata costruita la chiesa. La leggenda narra che per caso venne scoperta l'immagine sacra e che vicino ad essa vi fossero delle ossa umane di dimensioni fuori dal comune, appunto i giganti posti a guardia della Madonna.
Il primo giorno la statua della Madonna "esce" dalla chiesa per salire nel paese incontrandosi ad un certo punto con i giganti che l'affiancano facendole la guardia per tutto il tempo. Emozionante è l'incontro tra i giganti e la Madonna, infatti nel momento dell'incontro i giganti si inginocchiano e fanno un inchino a Maria in segno di riverenza.
La Madonna e i giganti vanno poi nella Chiesa Madre di Mistretta e sul piazzale antistante alla Chiesa, i giganti ballano per festeggiare l'arrivo della Madre Santa.
Il giorno dopo, Mitia e Cronos si affiancano alla statua della Madonna portata anch'essa in spalla da uomini robusti e la scortano per tutto il percorso della processione. Il simulacro risale al Seicento e raffigura Sant'Anna che regge in mano la Madonna bambina. Il popolo in massa prende parte alla processione.
Alla sera, dopo avere attraversato le vie del paese illuminate da luci colorate, la processione si avvia lungo la strada di campagna che porta alla Chiesa del Cimitero dove si arriva in tarda serata. Giunti in Chiesa, dopo la lunga processione, la statua rientra per essere ricollocata al suo posto e i giganti ballano per l’ultima volta illuminati da un grande falò
La chiesa Madre, con la facciata è dotata di un portale barocco con decorazioni in pietra intagliata, l’interno di forma rinascimentale, elegante con colonne corinzie e grandi arcate ospita un notevole patrimonio artistico: l’ancona marmorea di S. Lucia coi santi Pietro e Paolo e gli Apostoli di Vincenzo Gagini, il Cristo Risorto (1552), la statua della Madonna dei Miracoli (1495), il medaglione in marmo posto nell’altare maggiore raffigurante la Pietà di Marabitti, il maestoso organo e numerose tele. La Chiesa di S. Sebastiano inziata nella seconda metà del ‘500 presenta un portale di forma gotico- catalano e un campanile a quattro ordini con cupola a bulbo. Nella chiesa viene custodita la statua del santo protettore di Mistretta, S. Sebastiano di Noè Marullo, posta entro una custodia processionale di grande pregio ed impatto scenico scolpita su legno dai Li Volsi nel XVII secolo


www.prolocomistretta.it

Mistretta

 

Portella Miraglia

È un comune del Parco dei Nebrodi, si estende parte sul versante settentrionale e parte sul versante meridionale dei Monti Nebrodi

Cesarò

È un comune del Parco dei Nebrodi. Questa cittadina prende nome dal condottiero bizantino, il generale Giorgio Maniace, quando Re Ferdinando di Borbone decise di ricompensare Orazio Nelson per i servigi che l'ammiraglio gli aveva reso stroncando la rivoluzione napoletana del 1799 e facendo impiccare l'ammiraglio Caracciolo, c'è una chiesa antichissima con una Madonna bizantina, un cortile tra mura di pietra che sanno di caserma e di prigione e, in mezzo, una croce di lava con la scritta HEROI IMMORTALI NILI.
Coeva al Duomo di Monreale, la chiesa di santa Maria di Maniace è un insigne monumento dell’arte romanica del dodicesimo secolo,  l'interno, a pianta longitudinale, si dispiega su tre navate, volutamente rivolto, al contrario dell’altare e delle absidi che guardano ad oriente, il portale di Maniace è, secondo un simbolismo cristiano, raffigurazione della notte, delle tenebre, del male e, dunque, del peccato che viene simboleggiato e istoriato sui capitelli. Il fedele che sta per varcare le soglie del tempio è invitato a prendere con sano realismo, coscienza del male anche se lo lascia alle spalle per incamminarsi verso la luce e la grazia rappresentante dell’abside. Ed è per questo che dai capitelli di sinistra viene fuori una sarabbanda di esseri selvaggi e mostruosi, animali con due corpi ed una testa, bestie intrecciate dai corpi ibridi con teste umane. I capitelli di destra aprono con la scena del vizio: una donna nuda, in atteggiamento equivoco, abbraccietto con due galli antropocefali. Segue la rappresentazione di Adamo ed Eva cacciati dall’Angelo che nascondono la loro nudità. In coordinata successione vengono rappresentate le conseguenza del peccato: la condanna al lavoro, il drammatico fraticidio, la caccia, la guerra.

Maniace

 

Maletto

Sorge sul versante nord occidentale dell'Etna, a 765 m sul livello del mare, sull'ultimo ciglione lavico di una colata preistorica, erosa dalle acque dell'Alcantara, è presente una fermata della Ferrovia Circumetnea (FCE) è una ferrovia a scartamento ridotto che in poco più di 3 ore collega Catania con Riposto
Basilica di Santa Maria, interamente costruita in pietra lavica è il risultato di diverse fasi costruttive; difatti la parte più antica, quella absidale, risale al XII. All’esterno la costruzione, realizzata in blocchi squadrati di basalto, che non lasciano intravedere alcuna traccia di malta, presenta elementi di particolare interesse, come le antiche absidi, i due portali di mezzogiorno e tramontana, lo stemma di Randazzo (uno scudo in marmo bianco raffigurante un leone rampante, simbolo di forza e di regalità). Il campanile neo – gotico, costruito sulla facciata nella seconda metà del XIX secolo, alterna pietre bianche e nere, creando con la sua bicromia un insieme artistico armonioso.
Ai fianchi delle porte d’ingresso del campanile, troviamo degli angeli in pietra calcarea che fungono da cariatidi, mentre i capitelli, diversi l’uno dall’altro, mostrano una varietà di motivi floreali.
Una fuga di colonne in pietra lavica, alcune delle quali monolitiche, conferisce all’interno della chiesa austerità e bellezza. Sull’altare maggiore, costruito nel 1663 in marmo policromo intarsiato, troneggia una Madonna di Pietro Vanni del 1886. Tra i molti dipinti che trovano collocazione all’interno della chiesa, da segnalare: Il Martirio di Sant’Andrea, opera del siciliano Giuseppe Velasques (XIX secolo); La Crocifissione, opera del pittore fiammingo Van Houmbracken (XVII secolo); La Madonna del Pileri, posta sulla porta Nord, probabilmente il dipinto più antico della città; La salvezza di Randazzo, attribuito a Girolamo Alibrandi (XVI secolo), che si trova sulla porta Sud; il Martirio di S. Lorenzo e il Martirio di S. Agata, di Onofrio Gabrieli, un Martirio di S. Sebastiano di Daniele Monteleone (tutti del XVII secolo); per finire una Pentecoste (XVI secolo), la Dormizione, Assunzione e Incoronazione di Maria Vergine in Cielo, di Giovanni Caniglia (1548), al cui schema composito si ispira la Vara, un Battesimo di Gesù, del randazzese F. Paolo Finocchiaro del 1894 e, sull’altare di destra, Il Crocifisso in legno del Frate Umile da Petralia (XVII secolo).
Chiesa di S. Martino, sita nella piazza omonima, di fronte al Castello Svevo, vanta uno dei più bei campanili della Sicilia. Costruito in pietra bianca e pietra nera, le bifore danno movimento a tutta la struttura. In alto troviamo delle trifore interamente in pietra arenaria, colmate da dei timpani decorati,
il Fonte battesimale in marmo di Angelo Riccio (1447),
-il Crocifisso del Matinati (1530), che secondo la leggenda non volle più andarsene da Randazzo.
Chiesa di San Nicolò, la più ampia di Randazzo, risale al secolo XIII, ma ha subito vari rifacimenti: il campanile, mai ultimato per varie traversie, è del ‘700, le absidi del XIII secolo, la facciata tardo-rinascimentale, la cupola ricostruita nel dopoguerra. All’interno, si può ammirare: la statua marmorea di San Nicola di Bari di Antonello Gagini (1523), la Custodia del Sacramento sempre dei Gagini, un Fonte battesimale in arenaria del XIV secolo, un Crocifisso dipinto su tavola (XVI sec.), un trittico di scuola antonelliana con la Madonna tra S.Lucia e S.Agata.
Il Castello.
Visibile da Piazza San Martino, posta su uno strapiombo di roccia lavica, è l’unica superstite delle Otto torri messe a guardia della Città sulla cinta muraria. Esistente già ai tempi di Federico II di Svevia, occupava probabilmente un’estensione maggiore di quella attuale. Fu sede del Giustiziere del Valdemone, diventando così luogo di detenzione di prigionieri e condannati a morte (le finestre con inferriate del lato nord si affacciano addirittura sulla Timpa di S.Giovanni, dove si innalzava il patibolo), per poi passare, attraverso alterne vicende, alle famiglie Romeo e Vagliasindi, che ne assunsero il titolo, ed infine venire destinato a carcere mandamentale. Luogo orrido e buio, con le cellette a forno, il pozzo dei sepolti vivi che venivano calati con la carrucola, la camera della tortura, la galleria dei teschi; oggi restaurato e restituito alla cittadinanza, col suo nobile prospetto, il portale sovrastato dall’aquila sveva, la torre merlata, è stato trasformato in un centro culturale permanente, ospita mostre ed esposizioni d’arte, un’interessante collezione di Pupi siciliani, e dal 1998 è sede del Museo archeologico Paolo Vagliasindi.

www.prolocorandazzo.it

Randazzo

 

Linguaglossa

Piano Provenzana è una stazione sciistica situata nel versante nord dell'Etna. Si trova ad una quota di 1.800 metri s.l.m. ed è situata nel comune di Linguaglossa.

www.rifugiosapienza.com


www.caicatania.it

Piano provenzana

 

Riposto

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