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CASTELLO STERI
Al tempo di Bianca di Navarra subì l'ignominioso assalto del Cabrerà (1410) il quale, tentando di sorprendere la bella regina, ne causò la famosa notturna fuga illustrata nei quadri del castello di Solanto.


Palermo

Agli inizi del Trecento, i signori della contea di Geraci, la nobile famiglia dei Ventimiglia, decisero di costruire un castello sul poggio che dominava il casale di Ypsigro.
“Anno incarnati verbi MCCCXVI Ind. XV Regnante gloriosissimo domino nostro rege Friderico rege Sicilie anno regni sui XXI. Nos Franciscus comes Vintimili Yscle maioris et Giracii dominus utriusque Petralie incepimus hoc Costrum Belvidiri de Ypsigro in Christi nomine edificare” (L’anno del Verbo Incarnato 1316, regnando il gloriosissimo Federico [d’Aragona] re di Sicilia, noi, Francesco conte di Ventimiglia, d’Yscle maggiore e Geraci e signore delle due Petralie, abbiamo incominciato a edificare il Castello Belvedere d’Ypsigro nel nome di Cristo). Questa iscrizione battezza il castello del buon aere  e da qui il nome del paese  che ingloba nella sua nuova struttura un fortilizio bizantino.
Altra tappa medievale di Castelbuono è la Matrice vecchia dedicata a Santa Maria Assunta, sorta nel Trecento sulle rovine di un tempio pagano forse in onore del dio sole.
Da visitare, ancora, il Mausoleo, costruzione ottagonale in stile tardo romanico-gotico; la Chiesa di San Nicolò e quella del Crocifisso, entrambe esistenti già nel casale di Ypsigro. Unico segno della passata grandezza, in mezzo a tanto squallore, la cappella. Troppo grande e troppo ricca forse, con le pareti interamente rivestite dai poderosi stucchi del Serpotta, su fondo oro, essa è la viva testimonianza dello sfarzo di cui vollero circondarsi i castellani, tra il XVII e il XVIII secolo.
Dietro l'altare, nella sua urna d'argento, è tuttora custodita la famosa Reliquia.

Castelbuono

L’origine di questa cittadina affonda le radici laddove la storia diventa leggenda, ma il periodo medievale di Cefalù fu uno dei più prestigiosi.
Si sa che il conte Ruggero prese la città nel 1063, che Ruggero II vi fece edificare la Chiesa di San Giorgio e la Basilica (nel XII secolo), quest’ultima dedicata dal re al SS. Salvatore. Della sua età medievale oggi sono testimoni preziosi il Palazzo Maria, in piazza Duomo, e l’Osterio Magno, residenza cefaludese trecentesca della famiglia dei Ventimiglia, la stessa che qui edificò la Torre di Porta Ossuna e la Porta Pescara, oltre a una parte della Chiesa di Sant’Antonio di Padova. Fu certamente un Ventimiglia, Arrigo, a provvedere alla costruzione del tetto della Cattedrale, tempio dentro il quale egli riposa all’interno di un prezioso sarcofago. Il mosaico dell’abside della basilica - risalente al 1148 - è uno dei capolavori più belli, non solo della città, ma dell’intera Isola.
Da non mancare, dopo aver visitato per intero la basilica e il suo chiostro, il Lavatoio pubblico, perfetta testimonianza degli strumenti della vita quotidiana nel Medioevo.
Poco fuori Cefalù, la Chiesa di San Biagio e i suoi affreschi duecenteschi.

Cefalù

Azienda Autonoma
di Soggiorno e Turismo
C.so Ruggiero, 77
tel. 0921 421050 - fax 0921 422386
www.cefalu-tour.pa.it

azienda.turismo@virgilio.it

Anche la struttura urbanistica di Geraci Siculo è tipicamente medievale, probabilmente la traccia più importante di un’epoca che vide il potere della famiglia dei Ventimiglia giungere fino a qui . Il castello è sicuramente una delle testimonianze più resistenti di questo lontano passato, di cui oggi sono facilmente visitabili, partendo dal bevaio della SS. Trinità, i resti del corpo abitato e parte delle mura di fortificazione.
Nella chiesa di San Giacomo c’è da ammirare il bellissimo crocifisso di legno del Trecento e, oltre la chiesa di San Biagio, proprio sul largo Greco, ecco la falconiera, luogo in cui fare la conoscenza dei falchi.
La falconeria, qui a Geraci, è un’arte medievale che trova la sua massima espressione durante il periodo estivo, quando si svolgono le manifestazioni ad essa dedicate.
Imperdibile la Chiesa Madre, quattrocentesca, e il suo inestimabile Tesoro d’Arte Sacra, tra cui vi segnaliamo una carta tardo-duecentesca miniata come era uso nell’età tardo-federiciana, e l’ostensorio d’argento dorato, sbalzato, cesellato e inciso, opera dell’orafo toscano Pino di San Martino da Pisa del XIV secolo.

Geraci Siculo

Divenne famoso quale teatro di una storica fosca vicenda divenuta leggendaria.
Il 4 dicembre 1563 la bella castellana Laura Lanza baronessa di Carini, moglie di Vincenzo La Grua, vi morì tragicamente e la fantasia popolare ne fece la romantica figura della sua leggenda.
Si narra che la bellissima dama palermitana, per la sua dissolutezza, venisse confinata in questa feudale dimora.
Qui essa continuò una relazione amorosa col cugino, Don Ludovico Vernagallo, che ogni notte «sopra un poderoso destriere» la raggiungeva al castello.
Tradita da un frate del vicino convento essa, nella fatale notte del quattro dicembre, venne sorpresa ed uccisa dal padre Cesare Lanza, uomo quanto mai geloso e spietato. Dell'orrendo episodio rimase nei secoli una strana «manata di sangue», impressa dall'uccisa sopra una lastra di marmo posta alla parete di una stanza (specie di cisterna) e che viene ricordata in questi versi popolari del tempo, raccolti dal Pitrè. Il 28 aprile 1564, solo quattro mesi dopo la tragedia, il La Grua passò a nuove nozze con Donna Ninfa Ruiz ed il castello venne riaperto ed abbellito.



CASTELLO DI CARINI Carini

Il suo stato di consistenza conservato nelle parti principali e restaurato di recente. a dominio del centro abitato e di un magnifico teatro paesaggistico costituito dalle propaggini della valle del fiume San Leonardo (oggi per gran parte occupata dal bacino artificiale della diga Rosamarina) e dalle prime balze del monte Calogero.

CASTELLO DI CACCAMO Caccamo

www.prolococaccamo.it



La romanzesca fuga di Bianca di Navarra da Palermo, avvenuta nel 1410, per sottrarsi all'accanito e potente Bernardo Cabrera che voleva a tutti i costi far suoi la donna e il regno.
Egli infatti, dopo averla assediata di castello in castello per quasi tutta l'isola, tentò sorprenderla di notte nello Steri di Palermo mentre Bianca, avuta notizia del suo arrivo, fuggì con le sue ancelle

CASTELLO DI SOLANTO S.Flavia

Si narra che dopo il tragico «caso di Carini» Don Cesare Lanza barone della Trabia, di Castania e Santa Marina, vinto dal rimorso per avere in quella fatale notte ucciso la propria figlia Laura La Grua, abbandonando il mondo e tutti gli onori che esso largamente gli donava si sia ritirato, per volontario esilio, in questa sua rocca. Esilio che egli avrebbe interrotto per isolarsi ancor più nel solitario castello di Mussomeli. è stata recentemente restaurata, con appassionata cura, dal principe Raimondo Lanza di Trabia.



CASTELLO DI TRABIA Trabia




CASTELLO DI BATTALARI O PATELLARO Bisaquino

www.comune.bisacquino.pa.it


 
 
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