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castelli medievali

Sicilia da visitare > castelli

Gli "Itinerari Culturali del Medioevo Siciliano" rappresentano gli esiti di un Progetto finanziato a seguito della Delibera CIPE del 9 maggio 2003 che prevedeva al punto 1.1 un accantonamento di spesa per investimenti destinati, tra l'altro, allo sviluppo nel campo della ricerca.

Il progetto siciliano proposto dall'Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione (ICCD) si è sviluppato in due fasi:

o Attività di studio, ricognizione e catalogazione sul patrimonio culturale;
o Diffusione dei risultati catalografici e di ricognizione ed è stato realizzato nell'ambito del Servizio per i Beni Storico Artistici, sotto la direzione della dott. Sandra Vasco Rocca.

L'ICCD è stato istituito con il D.P.R. n. 805 del 3.12.1975 che ne ha determinato le funzioni e la struttura operativa in un quadro organico con l'ordinamento e le competenze degli altri Istituti del Ministero per i Beni e le Attività Culturali: Restauro, Catalogo Unico delle Biblioteche, Patologia del Libro.

L'ICCD, attraverso la sua organizzazione in servizi tecnici e laboratori, realizza progetti ed attività coerenti con le due fondamentali ed interrelate missioni istituzionali: la Catalogazione e la Documentazione del patrimonio artistico e culturale nazionale.

ICCD
Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione
Via di San Michele, 18
00153 Roma
Telefono: +39 6 585521
Fax: +39 6 58332313
Sito Internet: www.iccd.beniculturali.it


Fondazione Federico II
FONDAZIONE FEDERICO II
UFFICI E DIREZIONE VIA NICOLO' GARZILLI, 36 - 90141 Palermo
Tel. +39 (0) 91 6262833
Fax. +39 (0) 91 6262962
www.federicosecondo.org

Istituita con Legge Regionale n° 44 del 9 dicembre 1996 per diffondere la conoscenza dell'attività
dell'Assemblea Regionale Siciliana e della Regione Siciliana e per promuovere il patrimonio culturale della Sicilia.

www.stupormundi.it


www.fondazionefedericoiijesi.it


www.palermonelmedioevo.com


www.ilportaledelsud.org


www.lanottedeimusei.it

Quella degli Altavilla è stata una delle famiglie più importanti fra i Normanni. La dinastia reale è stata originata da Tancredi conte di Hauteville (oggi Hauteville-la-Guichard) in Normandia (XI secolo), i cui figli intrapresero la conquista e l'unificazione politica dell'Italia meridionale, conclusa nel 1130 da Ruggero II, terzo Conte di Sicilia e quarto Duca di Puglia e Calabria della stirpe, che unì al proprio dominio tutti i feudi normanni nel Mezzogiorno (Principato di Capua, Ducato di Napoli etc.) costituendo il Regno di Sicilia.

Alleati del Papa, Boemondo I, Ruggero II e Guglielmo II d'Altavilla furono fra i capi delle prime tre crociate. Boemondo I - figlio di Roberto il Guiscardo, primo Duca di Puglia e Calabria - protagonista della prima Crociata, si impadronì del Principato d'Antiochia. Tancredi - cugino di Boemondo II - segnalatosi alla presa di Nicea, Antiochia e Gerusalemme, ebbe in feudo il Principato di Galilea e Tiberiade ed il Tasso lo celebrò nella Gerusalemme liberata.

Ultima degli Altavilla fu Costanza (1154-1198) – figlia postuma di Ruggero II, “Rex Siciliae et Italiae” - che sposò Enrico VI, Re di Germania ed Imperatore ed ottenne la successione al Regno di Sicilia. Morto Enrico, regnò in nome del figlio Federico II, poi Re di Sicilia, di Germania ed Imperatore.

« Quest'è la luce de la gran Costanza  che del secondo vento di Soave  generò 'l terzo e l'ultima possanza » Dante Alighieri, Paradiso, Canto III, 118-120

Costanza d'Altavilla, conosciuta anche come Costanza di Sicilia (Palermo, 2 novembre 1154 – Palermo, 27 novembre 1198), era figlia di Ruggero II. Regina di Sicilia e Imperatrice (come moglie di Enrico VI di Svevia) fu madre di Federico II di Svevia.

Era figlia postuma di Ruggero II re di Sicilia e della sua terza moglie Beatrice di Rethel.

Grazie all'interessamento di Guglielmo II di Sicilia (Guglielmo il Buono), ella sposò a Milano il 27 gennaio 1186 Enrico VI di Svevia figlio dell'imperatore Federico il Barbarossa. Enrico (1165) era più giovane di Costanza. Con l'unione gli intenti dei principali fautori erano chiari: Guglielmo aveva l'interesse a mantenere salda la dinastia, oramai in declino, rafforzandola con l'ingresso degli Svevi, allora in ascesa, mentre Federico il Barbarossa ambiva fortemente ad ampliare l'impero inglobando proprio l'Italia.

Nel 1189 Guglielmo II Guglielmo, salì al trono tredicenne alla morte del padre Guglielmo I di Sicilia nel 1166 sotto tutela della regina madre Margherita di Navarra, Il regno di Guglielmo fu particolarmente proficuo per le arti in Sicilia. Fra le opere avviate da Guglielmo merita una citazione il Duomo di Monreale, realizzato con il beneplacito di Papa Lucio III, e l'Abbazia di Santa Maria di Maniace, fortemente voluta dalla regina madre Margherita. Anche la splendida costruzione della Zisa, avviata dal predecessore Guglielmo I, fu completata sotto il suo regno. In punto di morte, non avendo discendenti diretti, avrebbe indicato la zia Costanza, sorella di suo padre e figlia di Ruggero II, come erede ed obbligato i cavalieri a giurarle fedeltà, cercando così di appianare le divergenze che opponevano la nobiltà siciliana ed il clero alla casata degli Hohenstaufen. Tuttavia la nobiltà siciliana ed il papato non amavano gli svevi e la loro politica, che consideravano poco influenzabile ed eccessivamente autoritaria, e preferirono eleggere a Re di Sicilia Tancredi di Lecce, cugino di Guglielmo II e figlio naturale di Ruggero III Duca di Puglia; suo nonno era Ruggero II e sua zia la stessa Costanza.
Quando Enrico successe al trono al padre, partì subito per la riconquista della Sicilia Nel febbraio del 1194 Tancredi morì e la sua successione apparve problematica per l'età infantile del figlio. In questo contesto Enrico tornò in Italia e riuscì a sottomettere il Regno di Sicilia. Il 25 dicembre del 1194 Enrico fu incoronato Re di Sicilia. Il giorno seguente Costanza, in procinto di giungere in Sicilia dalla Germania, diede alla luce a Jesi il futuro Federico II del Sacro Romano Impero. La nascita del figlio di Costanza era importante per la successione del Regno di Sicilia, ma fu avvolta da dicerie ed illazioni: Federico fu considerato da alcuni detrattori l'Anticristo, che una leggenda medievale sosteneva sarebbe nato da una vecchia monaca. Costanza d'Altavilla al momento del parto aveva 40 anni e, prima del matrimonio, aveva vissuto in un convento. Inoltre a causa dell'età avanzata, molti non credevano alla gravidanza di Costanza. Per questo motivo fu allestito un baldacchino al centro della piazza di Jesi, dove Costanza partorì pubblicamente, al fine di fugare ogni dubbio sulla nascita del futuro imperatore.

Federico VII Hohenstaufen di Svevia, o Federico I di Sicilia o Federico II del Sacro Romano Impero (Jesi, 26 dicembre 1194 – Fiorentino di Puglia, 13 dicembre 1250), fu re di Sicilia, duca di Puglia, principe di Capua, re di Gerusalemme, imperatore dei Romani, re d'Italia e re di Germania.

Popolarmente conosciuto con gli appellativi stupor mundi "meraviglia del mondo" o puer Apuliae "fanciullo di Puglia", fu Sacro Romano Imperatore dal 1220 al 1250. Appartenente alla nobile famiglia sveva degli Hohenstaufen, fu inoltre re di Germania, re d'Italia, re di Borgogna, re di Gerusalemme e, col nome di Federico I, Re di Sicilia dal 1198 al 1250.


La cronologia di Federico II di Svevia lo Stupor Mundi.
1194 nasce a Jesi Federico II figlio dell'imperatore Enrico VI e da Costanza d'Altavilla , nipote di Federico I di Svevia il Barbarossa.
1198 incoronato a Palermo morti i genitori viene posto sotto la tutela del Pontefice Innocenzo III
1209 Federico II sposa Costanza d'Aragona
1212 Federico II si reca in Germania dove viene nominato Re dall'arcivescovo di Magonza  e riallaccia le alleanze fra la casa di Svevia ed il re di Francia
1215 ottiene la corona imperiale ad Aquisgrana re dei romani
1220 viene incoronato Imperatore del Sacro Romano Impero
1221 e 1223 è in Sicilia per assoggettare i baroni e debellare i saraceni
1225 sposa Isabella di Gerusalemme
1228 salpa per la Terrasanta
1229 Federico II entra a Gerusalemme
1231 emana lo Statium in favore Principum e la Costituziones Melfitanes
1235 sposa Isabella d'Inghilterra
1250 muore e con lui il sogno ghibellino degli italiani e dell'europa.

I castelli federiciani sono caratterizzati dal geometrismo, architettonico. Il castello Lagopesole , il castello di Augusta , castel Maniace, castel Ursino, hanno tutti una pianta quadrangolare si svela la forma ottagonale a Lucera con un piano quadrato ed uno ottagonale, a pianta ottagonale la torre di Enna ed il castello Pancrazio a Cosenza, per finire con la rappresentazione ottagonale a Castel del Monte, le teorie si perdono tra le quali quella di un contatto con Fibonacci Leonardo-
La prima chiesa cristiana, di una certa importanza successiva al 313 connessa al culto della Vergine è quello della Natività a Betlemme , secondo ricostruzioni sarebbe finita con un corpo a pianta ottagonale. Il numero otto è connesso alla figura della Vergine e nella simbologia cristiana medievale ha un significato cosmico, l'otto rappresenterebbe la cupola del cielo addizionata al numero dei sette pianeti , o secondo Tertulliano l'otto rappresenta il numero perfetto perché è la somma dei cinque sensi materiale e dei tre sensi spirituali. Secondo la tradizione biblica sono otto i serafini che reggono il trono divino, oppure otto è il giorno simbolico per eccellenza perché avvenne la resurrezione di Cristo, altre ipotesi sei giorni per creare il mondo , il settimo per il riposo di Dio e l'ottavo giorno il mondo era definitivamente creato. Questo ha dato vita ai battisteri di forma ottagonale.   

I castelli imperiali , Itinerari culturali del medioevo siciliano.

Il contenuto dell''itinerario presente in questa pagina è stato estrapolato dal progetto come nel titolo sopra e rappresenta solo una parte, maggiori informazioni e riferimenti, potete trovarli nel sito ICCD ,

I castelli imperiali durante l'impero di Federico II si assiste alla nascita o al restauro di un gran numero di castelli in tutto il Meridione d'Italia e nella Sicilia.
Queste grandi strutture, oltre ad avere uno scopo difensivo (ergendosi, gran parte di esse lungo le coste), concorrevano a dimostrare la potenza dello stato Svevo e, non ultimo, spesso erano dei veri e propri luoghi di delizie, in tutto confacenti allo spirito poliedrico dell'Imperatore.
Le torri angolari, anche circolari all’esterno, risultano a pianta ottagonale all’interno, sormontate da volte a ombrello. Studioso della matematica e dell’astronomia, Federico II ha probabilmente voluto che la costruzione avesse un chiaro riferimento alla cabala. L’ottagono è infatti il risultato dell’intersezione di un cerchio, che rappresenta il potere divino, con un quadrato, che simboleggia il potere temporale. La figura ottagonale allude al potere divino sulla terra dell’imperatore.

L'attività edilizia nei castelli federiciani, alcuni come si è accennato già esistenti e restaurati per volontà dell'Imperatore, era estremamente controllata da Federico stesso, attraverso lo "Statutum de reparatione castrorum" (1231) che, rifacendosi alle norme già redatte in epoca normanna, prevedeva la divisione delle strutture castellari in Castrum e Rocca (che avevano una funzione militare) e Palatium e Domus solaciorum" (case di svago).
Nonostante fosse di gran lunga superiore il numero dei Castra rispetto alle altre tipologie ed avessero carattere difensivo, essi venivano edificati quasi sempre nelle città e nei porti più importanti dello stato, ad eccezione delle domus. che erano fiancheggiate solitamente da una sorta di casale utilizzato per fornire servizi.

Un mutamento nella struttura dei castelli federiciani si avrà dopo la crociata del 1228-29 quando, di ritorno dalla Terrasanta l'Imperatore adottò planimetrie basate sull'uso di forme quadrate, tecniche murarie basate sull'uso di blocchi di pietra perfettamente squadrati, e membrature architettoniche estremamente curate.
Esemplari in tal senso sono Castel Maniace di Siracusa (1239), Castell'Ursino di Catania (1239), i castelli di Augusta (iniziato nel 1232) e di Milazzo (1239), tutti costruiti ex novo dall'Imperatore e in Castello Ursino o Catania cui accanto alla ripresa delle forme medio-orientali si nota la presenza di una forte tradizione del castrum di epoca romana.
Da un punto di vista architettonico, questo gruppo omogeneo di castelli presenta delle caratteristiche diverse: ad Augusta e a Milazzo si notano sia torri angolari quadrilatere che torri rompitratta, come anche a Catania che, assieme a Siracusa presenta torri circolari angolari.
Particolarmente interessante è l'organizzazione spaziale del piano terra di Castel Maniace dove una foresta di sedici pilastri sorreggono ventiquattro volte a crociera costolonate. Tale perfetta gestione dello spazio, unita ad una cura a volte ossessiva verso tutte le parti del complesso architettonico, fino alle decorazioni minime, porta a riconoscere in questo gruppo di architetture non solo una personalità artistica di tutto rispetto (probabilmente il praepositus aedificiorum Riccardo da Lentini), ma anche la presenza dell'Imperatore in persona.




Descrizione :
1) il mastio: la torre mastra, comunemente chiamata "torre saracena"
(m. 10,30 per m. 10,30), sorge al culmine del castello, ove si padroneggia anche la visuale dei versanti est ed ovest; è inserita circa a metà del lato occidentale della cinta e dovrebbe trattarsi dell'elemento più antico del complesso. Si configura come un massiccio blocco parallelepipedo la cui robustezza (spessore medio m. 2,00) viene enfatizzata da Castello di Milazzo un probabile abbassamento dell'altezza originaria e dalla giustapposizione di una scarpa basamentale, modifiche dettate dall'affermazione delle armi da fuoco e presumibilmente attuate nel XVI secolo. Presenta due elevazioni (h: 14 metri) realizzate in opus incertum, mentre i cantonali spiccano per la vigorosa e regolare tessitura di grossi conci squadrati in scuro materiale vulcanico, plausibilmente importato dalle vicine Eolie. Internamente si sovrappongono due ambienti, rispettivamente divisi in due campate da grandi arcate ogivali che fungono da sostegno intermedio per la tessitura dei soffitti.
2) La domus: nell'angolo sud-occidentale del recinto si trova un edificio con caratteristiche marcatamente residenziali. La sua collocazione a ridosso dell'antico mastio consentiva il collegamento con il punto di difesa estrema che, d'altra parte, era accessibile al secondo livello solo da questo fabbricato. La quota della domus si guadagna con un' ampia cordonata che, dalla corte, attraverso un portale ogivale, immette in un atrio; da qui si può risalire ai due livelli della torre e ai camminamenti di ronda o accedere alla sala principale che è scandita in tre campate da arcate-diaframma ogivali, realizzate in pietra lavica, a sostegno dell'impalcato della copertura.
Attiguo alla stessa sala, si sviluppa un altro ambiente suddiviso, a sua volta, da un'ulteriore arcata-diaframma; un grande camino, l'apertura panoramica che si apre verso la riviera di ponente ed il raffinato uso dei materiali esplicitano l'inequivocabile e prestigiosa destinazione residenziale del fabbricato 3) Le cortine murarie: la disposizione d'insieme del complesso segue la sommità triangolare della cresta rocciosa che si rastrema in modo più pronunciato verso nord.
Gli affioramenti rocciosi più eminenti sono stati perimetrati in periodo svevo da un recinto murario grosso modo rettangolare. Quattro torri quadrate difendono gli angoli di questo recinto; due si dispongono al centro dei lati corti, mentre altre due (di cui solo una superstite) si dislocavano sul lato lungo meridionale.
Tutte consentivano la difesa esterna sui tratti divergenti della cortina fortificata; le torri angolari hanno lati che misurano mediamente m. 6, mentre quelle mediane sono meno slanciate e di dimensioni più modeste.
Le murature, realizzate con pietrame informe legato con abbondante malta di calce idraulica, sono rinserrate da cantonali che si compongono di conci ben squadrati in materiale lavico.
La cinta muraria quattrocentesca si trova a poca distanza dalla prima (che racchiude) e raccorda i due versanti del dirupo roccioso; si trova ad una quota più bassa rispetto a quella delle mura duecentesche ed è caratterizzata da una scarpa che, senza soluzione di continuità, rinforza le parti basamentali delle murature terrapienate e dei bastioni semicircolari.
Tra due baluardi cilindrici si apre l'unico varco, segnato da un portale ogivale, sormontato dallo stemma aragonese e dai massicci mensoloni delle caditoie.
L'ultima cortina muraria, realizzata nel Cinquecento, si trova alla base del declivio e collega i versanti strapiombanti della sella rocciosa; un massiccio bastione rettilineo, lungo m. 123, concluso ai due lati dal "baluardo del forte" e da quello di Santa Maria, potenziato da un rivellino al centro del fronte e da uno sul dirupo, costituiva un'impressionante e severa barriera fortificata.

Milazzo

Denominazione: Castello di Milazzo; castrum Melacii
Comune: Milazzo
Provincia: Messina
Ubicazione: "Borgo". Salita Castello
Proprietà attuale: pubblica (Comune)
Uso attuale: Complesso monumentale
Stato di consistenza: Complesso architettonico conservato nelle parti principali

Con l'occupazione dei Vandali, degli Eruli, dei Goti, degli Ostrogoti ed infine dei Bizantini di Belisario (535), Catania non subì arresti nella prosperità economica, anzi se ne avvantaggiò, nella metà del VI secolo, grazie allo spostamento verso Oriente dei traffici marittimi e con il trasferimento in città della zecca dell´impero bizantino nonché con le pressanti richieste di derrate e di legnami da parte di Costantinopoli, per sostenere la concorrenza delle flotte musulmane nel Mediterraneo. Ma con lo sbarco degli Arabi e la conquista di Palermo (831), Catania risentì, come le altre città siciliane, del clima di incertezza e di costante minaccia e fu gravemente colpita nella sua economia dalle frequenti incursioni che si protrassero per tutto il IX secolo. Se riuscì a sostenere vittoriosamente l'assedio musulmano del 900, finì col perdere la propria indipendenza e quindi il carattere omogeneo della sua popolazione con forti infiltrazioni di berberi e di arabi-orientali, pur rimanendo una importante città marittima.
Verso il 1040, con la disgregazione del dominio arabo, Catania fu sede di una signoria e teatro di scontri tra i vari emiri in lotta per il possesso di tutta l'isola, l'ultimo dei quali, Ibn at-Thumnah, invocò l'intervento dei Normanni (1060).
Nel 1071, la città fu occupata dal conte Ruggero d´Altavilla come alleato degli Arabi, ma suscitò una rivolta con il suo comportamento.
Neutralizzati i Musulmani, Ruggero concesse la città in feudo ad Angerio (1082), il bretone abate dell'abbazia benedettina di Sant'Agata, consacrato vescovo dieci anni dopo.
Sotto i Normanni, per quanto fossero favorite Messina e Siracusa, Catania prosperò, grazie ai ricchissimi prodotti dell'entroterra, ai pregiati legnami dell'Etna, alla pece di Mascali. Ma questo processo di sviluppo fu bruscamente interrotto dal terremoto del 1168 che provocò ingentissimi danni e ben quindicimila vittime.
La ricostruzione fu rapida, ma nel 1194 Enrico IV di Svevia ne ordinò il saccheggio e la demolizione di alcuni edifici, per punirla di aver parteggiato con Tancredi.
Federico II la tolse alla signoria dei vescovi e fece costruire il castello Ursino (1239), non solo per la difesa della costa, ma per fronteggiare eventuali insurrezioni della città dalle tradizioni guelfe.
Coinvolta nei moti del Vespro (1282) che si conclusero con la cacciata degli Angioini e dei Francesi, Catania riprese a prosperare con l'avvento della dinastia aragonese (1296), grazie ad alcune riforme di natura amministrativa e politica, nonché della concessione di privilegi e di esenzioni fiscali che la posero su un piano competitivo con Palermo e Messina.
Dal 1342 e fino agli inizi del XV secolo fu spesso sede della corte aragonese.

Il castello è un grande complesso edilizio ad ali con corte centrale. Ogni lato misura m. 50 circa. I quattro angoli sono dotati di torri circolari con diametro di poco superiore ai l0 m; delle torri semicilindriche mediane (diametro metri 7), solo due (lati nord ed ovest) si sono conservate ma è certa l'esistenza anche delle altre due. La torre angolare di sud-est fu ricostruita durante i
restauri del 1931-34 (Agnello 1935, pp. 444-447) Le torri erano caratterizzate da base scarpata attualmente visibile solo molto parzialmente a causa della colata lavica che circondò l'edificio e degli ulteriori successivi interramenti;
l'aspetto originario del castello (ben testimoniato dal già citato affresco) era quindi molto più slanciato e verticale di quanto non sia attualmente, come già sottolineato da Agnello (ivi, p. 425). Le mura, realizzate in opus incertum di pietrame lavico, tanto all'esterno che all'interno presentano
spessore di m 2,50; lo spazio fra le mura perimetrali esterne e quelle interne delimitanti il cortile è di m 8,40.

L'aspetto esterno del castello risente molto dell'interramento alla base ed è caratterizzato inoltre da numerose aperture in buona parte posteriori al progetto originario; le cornici in pietra bianca di queste ultime creano però un gradevole effetto cromatico sulle murature scure.
Oltre all'interramento della base ed alla presenza di molte finestre, l'assenza completa di merlature e quella, quasi completa, di mensole di coronamento, ha modificato, riducendola moltissimo, l'originaria valenza militare del monumento.
L'interno del castello è però la parte che ha subito le modifiche e le trasformazioni più significative (in alcuni casi anche le più ignobili), in parte eliminate dagli interventi di restauro. Lo stato disastroso del complesso prima dei lavori del 1931-34, offeso in particolare dalla presenza di numerosi muri tramezzi che mutilavano gli interni, è bene evidente da Castello Ursino
Secondo l'ipotesi di ricostruzione elaborata da Giuseppe Agnello (la cui descrizione qui si riassume molto brevemente), l'originario edificio svevo presentava al piano terreno quattro ali edilizie con altrettanti ambienti a pianta rettangolare coperti ognuno da tre volte a crociera costolonate impiantate su semicolonne e quarti di colonne angolari; quattro stanze quadrate, anch'esse coperte da crociere, raccordavano fra loro i saloni, permettendo inoltre l'accesso alle torri angolari.
L'aspetto originario si è mantenuto nell'ala settentrionale che "conserva integro il mirabile trionfo delle cinque crociere: le due angolari, isolate mediante muri divisori di m. 1,70 di spessore, le tre mediane riunite in un unico vastissimo ambiente"
Oltre la porta d'accesso, il salone presenta altre due porte che si aprono verso il cortile interno; esistono inoltre le due porte di collegamento con gli ambienti angolari e quella che rende accessibile la torre mediana.
Le torri d'angolo sono invece accessibili dai due ambienti laterali, mediante porticine archiacute che immettono in ambulacri a gomito ricavati negli spessori murari; le torri presentano all'interno un vano ottagonale coperto da volta ad ombrello con costoloni impiantati su mensoloni e bloccati da serraglia.
L'ala edilizia ovest, secondo Giuseppe Agnello, fu trasformata nel XIV secolo con la costruzione di una volta ogivale, divisa in tre campate da arconi, che avrebbe sostituito le crociere originarie. Totalmente trasformati fra tardo medioevo e rinascimento appaiono gli ambienti centrale dell'ala sud e dell'ala est. Secondo un recente contributo (Terranova et al. 1995, p. 466) il progetto originario prevedeva un piano superiore solo sull'ala settentrionale; questa sopraelevazione, accessibile mediante la scala della torre mediana sul lato nord, era verosimilmente destinata a funzioni residenziali.
Giuseppe Agnello ritenne invece che il piano superiore fosse previsto nel progetto federiciano e che sia stato effettivamente realizzato e quindi radicalmente trasformato fra XV e XVI secolo.

Catania

CASTELLO URSINO - catania
Denominazione: Castello Ursino; castrum Cathaniae; castrum Ursinum
Comune: Catania
Provincia: Catania
Ubicazione: Centro storico. Piazza Federico di Svevia
Proprietà attuale: Pubblica (Demanio dello Stato, in concessione al Comune)
Uso attuale: Museo Civico
Stato di consistenza: Complesso architettonico quasi interamente conservato nella configurazione esterna ma con modifiche profonde subite dagli spazi interni.



L'aspetto originario del castello di Augusta, circondato e protetto dalle imponenti opere bastionate di XVI e XVII secolo, appare fortemente alterato dalle numerose e profonde trasformazioni e modifiche subite all'esterno ed all'interno dal complesso nel corso dei secoli, fino alla recente utilizzazione carceraria cui si deve la sopraelevazione e la copertura complessiva delle ali edilizie con grandi spioventi di tegole.
Il nucleo svevo del castello è costituito da un quadrato murario di m 62 di lato (spessore delle murature m 2,60) con un vasto cortile interno lungo il quale si disponevano tre ali edilizie parallele alle mura pèrimetrali per tutta la loro lunghezza sui lati nord, est ed ovest.
Tre torri angolari a pianta prossima al quadrato si ergono a nord-ovest, sud-ovest e sud-est: la torre di sud-ovest è stata inglobata e chiusa dalle modifiche dovute alla utilizzazione carceraria del complesso; quella di nord-est, in origine senza dubbio esistente è andata distrutta.
Due torri di cortina rettangolari aggettano a metà dei lati ovest ed est. A metà del lato sud, a difesa dell'ingresso al castello, si erge un torrione attualmente a pianta pentagonale (lato centrale m 5,70; lati minori m 4,60; lati mediani m 5; larghezza complessiva m 12,30): si imposta su base a scarpa (fortemente interrata) e presenta un bellissimo paramento bugnato.
Secondo le ultime ricerche il torrione era in origine un mastio ottagonale costruito quindi a cavallo del muro di cinta sul lato meridionale del castello; la sua attuale altezza è quasi certamente di molto inferiore a quella originaria e si deve, probabilmente, ad un intervento di cimatura cinquecentesco. La costruzione del torrione è invece senza subbio coeva a quella del castello.
Un'altra torre mediana, rettangolare, doveva ergersi sulla cortina settentrionale, in corrispondenza del torrione poligonale.
Dall'ingresso, che si apre a ovest del torrione, si accede all'ampio cortile interno di perimetro rettangolare (m 26 a nord e sud, m 32 a ovest ed est), fiancheggiato lungo i lati est, nord e ovest da un portico ad arcature ogivali, pilastri e volte a crociera costolonate. Il portico era aperto fino alla metà del '600; attualmente risulta completamente libera solo la nave del lato ovest che presenta nove campate scompartite da archi acuti e caratterizzate da costoloni ad angolo abbattuto: archi e costoloni scaricano sulle mura perimetrali a mezzo di capitelli a goccia con abaco a profilo di semiottagono.
La data di costruzione di questo portico non è del tutto certa: potrebbe essere coevo all'impianto originario ma anche, come ha ipotizzato L. Dufour, successivo di qualche decennio, risalendo quindi ad età angioina o al '300.
Sopra il portico incombono attualmente i piani delle celle che risalgono all'adattamento a penitenziario del 1890 e le coperture a spiovente, di recente restaurate. È però estremamente probabile, per non dire certo, che un piano superiore fosse previsto fin dal progetto originario.
L. Dufour ipotizza che esso esistesse almeno fin dal XIV secolo, quando è attestata l'utilizzazione residenziale del castello (soggiorno coatto della regina Maria). aveva ipotizzato l'esistenza di un piano superiore medievale ed il suo abbattimento in epoca spagnola, per adeguare il castello alle nuove esigenze dettate dall'uso delle artiglierie.
Nell'ala edilizia occidentale, al piano terreno, si può in parte ammirare la configurazione interna originaria dell'edificio svevo: si tratta di una lunga navata, suddivisa in sette crociere a base quadrata di m 7,40 di lato, compartite da grossi archi ogivali alla cui imposta è una cornice bianca a profilo di semiottangolo da cui si dipartono anche i robusti costoloni ad angoli abbattuti delle volte.

Augusta

CASTELLO DI AUGUSTA - AUGUSTA (SR)
Denominazione: castello di Augusta; castrum Augustae
Provincia: Siracusa
Comune: Augusta
Ubicazione: centro urbano
Proprietà attuale: pubblica (Demanio)

Uso attuale: i locali accessibili del complesso, in consegna alla Soprintendenza ai Beni Culturali e Ambientali di Siracusa che ha già realizzato alcuni lavori di restauro, sono occasionalmente visitabili e utilizzati per conferenze e manifestazioni culturali. Il rivellino è attualmente occupato dal Commissariato della Polizia di Stato.
Stato di consistenza: l'edificio, fortemente modificato nel passato, è stato ulteriormente manomesso per l'utilizzazione carceraria. Le strutture principali del castrum svevo permangono però quasi integre, pur fra le modifiche e superfetazioni; sopravvivono inoltre, pur se danneggiate e mutile, gran parte delle strutture di fortificazione successive.

La fabbrica sveva è costituita da un quadrato con lati di m 58 con torri scalari cilindriche agli angoli orientate in senso nord-sud; all'interno, resti dell'unico immenso salone formato da venticinque crociere di cui ne sopravvivono dieci; cortile rettangolare occupante lo spazio di sei crociere tra cui quella centrale; fabbrica addossata al muro est occupante due crociere, già utilizzata come polveriera; fabbrica addossata al muro nord occupante due crociere, già utilizzata come caserma; fabbrica addossata al muro ovest occupante due crociere già destinata a carcere.
Il forte della Vignazza ha forma allungata con due muri perimetrali a due livelli e opera a diamante sulla estremità; la piazza d'armi ha pianta poligonale irregolare con opere di presidio disposte lungo i margini e fabbriche varie e moderne addossate alle murature; svariati resti di costruzioni e fondazioni della chiesa di San Giacomo. Sul porto grande si erge il bastione Molino a due livelli con fabbrica sul mare con profilo a spezzate: fossato tra la piazza d'armi e l'area della caserma Abela.


SIRACUSA

CASTELLO MANIACE

Denominazione: Castel Maniace; palacium Syracusarum; castrum
Maniacii
Comune: Siracusa
Provincia: Siracusa
Ubicazione: Ortigia
Localizzazione storica: VaI di Noto
Proprietà attuale: Pubblica

Uso attuale: Visitabile
Stato di consistenza: complesso architettonico conservato nelle parti principali. La fabbrica sveva è integralmente conservata nelle sue mura perimetrali e in dieci delle venticinque crociere, senza le rimanenti, occupate da fabbriche posteriori al 1704 e da un ampio cortile centrale, non completato e senza alcun elemento delle torri e del piano superiore; la fabbrica del forte della Vignazza è integra nella redazione risalente al 1850; i bastioni attorno alla fabbrica sveva sono sostanzialmente integri;
la piazza d'armi e il forte del molino sono in parte occupati da moderne costruzioni la cui realizzazione non ha interessato le strutture antiche.

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