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L'ICCD è stato istituito con il D.P.R. n. 805 del 3.12.1975 che ne ha determinato le funzioni e la struttura operativa in un quadro organico con l'ordinamento e le competenze degli altri Istituti del Ministero per i Beni e le Attività Culturali: Restauro, Catalogo Unico delle Biblioteche, Patologia del Libro.
L'ICCD, attraverso la sua organizzazione in servizi tecnici e laboratori, realizza progetti ed attività coerenti con le due fondamentali ed interrelate missioni istituzionali: la Catalogazione e la Documentazione del patrimonio artistico e culturale nazionale.
ICCD
Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione
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00153 Roma
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Castello Ursino
Il castello è un grande complesso edilizio ad ali con corte centrale.
Ogni lato misura m 50 circa. I quattro angoli sono dotati di torri circolari con diametro di poco superiore ai l0 m; delle torri semicilindriche mediane (diametro m 7), solo due (lati nord ed ovest) si sono conservate ma è certa l’esistenza anche delle altre
due. La torre angolare di sud-
da base scarpata attualmente visibile solo molto parzialmente a causa della colata lavica che circondò l’edificio e degli ulteriori successivi interramenti; l’aspetto originario del castello (ben testimoniato dal già citato affresco) era quindi molto più slanciato e verticale di quanto non sia attualmente, come già sottolineato da Agnello (ivi, p. 425). Le mura, realizzate in opus incertum di pietrame lavico, tanto all’esterno che all’interno presentano spessore di m 2,50; lo spazio fra le mura perimetrali esterne e quelle interne delimitanti il cortile è di m 8,40.
L’aspetto esterno del castello risente molto dell’interramento alla base ed è caratterizzato inoltre da numerose aperture in buona
parte posteriori al progetto originario; le cornici in pietra bianca di queste ultime creano però un gradevole effetto cromatico sulle
murature scure. Oltre all’interramento della base ed alla presenza di molte finestre, l’assenza completa di merlature e quella, quasi
completa, di mensole di coronamento, ha modificato, riducendola moltissimo, l’originaria valenza militare del monumento.
L’interno del castello è però la parte che ha subito le modifiche e le trasformazioni più significative (in alcuni casi anche le più ignobili),
in parte eliminate dagli interventi di restauro. Lo stato disastroso del complesso prima dei lavori del 1931-
dalla presenza di numerosi muri tramezzi che mutilavano gli interni, è bene evidente da una pianta del XIX secolo edita da Agnello.
Secondo l’ipotesi di ricostruzione elaborata da Giuseppe Agnello (la cui descrizione qui si riassume molto brevemente), l’originario
edificio svevo presentava al piano terreno quattro ali edilizie con altrettanti ambienti a pianta rettangolare coperti ognuno da tre volte a crociera costolonate impiantate su semicolonne e quarti di colonne angolari; quattro stanze quadrate, anch’esse coperte da crociere, raccordavano fra loro i saloni, permettendo inoltre l’accesso alle torri angolari.
L’aspetto originario si è mantenuto nell’ala settentrionale che “conserva integro il mirabile trionfo delle cinque crociere: le due
angolari, isolate mediante muri divisori di m. 1,70 di spessore, le tre mediane riunite in un unico vastissimo ambiente” (Agnello 1935,
p. 430). Oltre la porta d’accesso, il salone presenta altre due porte che si aprono verso il cortile interno; esistono inoltre le due porte
di collegamento con gli ambienti angolari e quella che rende accessibile la torre mediana. Le torri d’angolo sono invece accessibili dai
due ambienti laterali, mediante porticine archiacute che immettono in ambulacri a gomito ricavati negli spessori murari; le torri presentano all’interno un vano ottagonale coperto da volta ad ombrello con costoloni impiantati su mensoloni e bloccati da serraglia.
L’ala edilizia ovest, secondo Giuseppe Agnello, fu trasformata nel XIV secolo con la costruzione di una volta ogivale, divisa in tre
campate da arconi, che avrebbe sostituito le crociere originarie.
Totalmente trasformati fra tardo medioevo e rinascimento appaiono gli ambienti centrale dell’ala sud e dell’ala est. Secondo un recente contributo (Terranova et al. 1995, p. 466) il progetto originario prevedeva un piano superiore solo sull’ala settentrionale; questa sopraelevazione, accessibile mediante la scala della torre mediana sul lato nord, era verosimilmente destinata a funzioni residenziali.
Giuseppe Agnello (1935, pp. 453-
Catania
Denominazione: Castello Ursino; castrum Cathaniae; castrum Ursinum
Comune: Catania -
Ubicazione: Centro storico. Piazza Federico di Svevia
Proprietà attuale: Pubblica (Demanio dello Stato, in concessione al Comune)
Uso attuale: Museo Civico
Castello di Maniace era l'abbazia benedettina di Santa Maria di Maniace fu fondata nel 1173-
Castello origini saracene, tra questi l' Amico, il quale ritiene che abbia origine araba e che il nome deriva da Bian o Biano. Nell'827 d.C. infatti gli Arabi arrivarono in Sicilia e nel 902 conquistarono questo territorio costruendo infine un castello in cima alla collina. Il nome del Kakim, (principe), era Bian, così il castello fu chiamato Kalat'a'Bian, cioè castello di Bian.
info@castellodicalatabiano.it
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www.facebook.com/pages/CASTELLO-
Da esso è visibile tutta la parte superiore della valle dell'Alcantara fino a Randazzo e tutto il versante settentrionale dell'Etna.
Il castello domina dall'alto anche il sito di Francavilla e la strettoia che la valle dell'Alcantara forma proprio sotto il castello di Francavilla.
Alla base della rupe del castello è anche il ponte medievale sul fiume Alcantara ed alcuni mulini accanto alla chiesa trecentesca di San Nicola. E' destinato alle visite ed all'allestimento di mostre temporanee
Definitatta “città delle Regine” per aver ospitato all’interno delle proprie mura medievali nobili dame come Eleonora d’Aragona e Bianca di Navarra, Paternò ha conosciuto, proprio con l’avvento dei conquistatori nordici, un periodo di floridezza che, per fortuna, non ha conosciuto pause.
Certamente sfavillante è la sua parte medievale, con la chiesa e il convento di San Francesco, quest’ultimo forse palazzo regio duecentesco dato in dono ai francescani nel 1346 da Eleonora d’Aragona, la stessa regina che donò all’ordine l’attigua chiesetta allora dedicata a San Gregorio (1086); con la Basilica di Santa Maria dell’Alto, che del periodo della sua fondazione conserva parte della facciata in stile romanico; e con la chiesa di Santa Maria di Josaphat edificata per volere della contessa Adelasia nel 1072 come testimoniato dalla lapide al suo interno che recita in latino “Nell’anno del Signore 1072 Adelizia, moglie del Conte Ruggero, fece edificare questo tempio sotto il titolo di S.Maria de Valle Josaphat, nella quale fu sepolta dagli Apostoli e assunta in Cielo dagli Angeli”.
Ovviamente, il gioiello più prezioso resta il Castello. Edificato nel 1072 da Ruggero d’Altavilla, è ancora interamente visitabile perché in perfette condizioni.
Nel 1072, Goffredo Malaterra riferisce dell’edificazione di un castrum a Paternò su iniziativa del gran conte Ruggero I.
Secondo Giuseppe Agnello il primitivo castello normanno di Paternò sarebbe stato demolito per ordine di Federico II, per dar posto a un nuovo edificio castrale, quello attualmente esistente.
Le attestazioni documentarie, l’aspetto complessivo di castello-
Il donjon consta di un blocco parallelepipedo reso irregolare solo da una sporgenza di m 1,50 sull’angolo sud-
Le dimensioni complessive (m 24,30 x 18 in pianta e m 34 in altezza) superano di poco le dimensioni del donjon di Adrano. Lo spessore murario medio è di m 2,60. Come nei castelli di Adrano e di Motta la muratura è realizzata in pietrame lavico di varie dimensioni, con l’impiego di grossi conci di pietra calcarea nei cantonali.
Questa particolarità, e l’utilizzo della stessa pietra calcarea per le aperture, crea un singolare effetto di bicromia sulle superfici esterne
del castello.
Il torrione è diviso in tre livelli, compreso quello terreno. Le coperture sono costituite da volte in muratura in tutti i piani come pure nella copertura conclusiva dell’edificio. Al piano più basso si accede attraverso una scala addossata sul lato corto nord. Lo spazio
interno è suddiviso in cinque vani da muri tramezzi.
L’ampio salone che si apre subito dopo l’ingresso, coperto da volta ad arco acuto, è illuminato da due monofore ricavate sul lato ovest.
Sul pavimento di questa sala è scavato un grande pozzo, allo stato attuale interrato.
La cappella è costituita da un vano rettangolare (m 6 x 3,90) ad una sola navata con abside semicircolare ricavata nello spessore murario est. Le pareti della cappella mostrano una serie di pitture murali a tempera (non si tratta di affreschi), rese in parte mutile da fuochi accesi dai pastori che a lungo utilizzarono parte dell’edificio.
Al primo piano si giunge mediante una scaletta in pietra a due rampe realizzata nel grosso spessore del muro nord. Tale piano è
frazionato in due parti nel senso della lunghezza: verso est è ricavato un grande salone (m 19,25 x 5,97) coperto da volta ad ogiva
e illuminato da quattro bifore in pietra calcarea. L’altra metà del piano è suddivisa in tre stanze quadrate (quasi 6 m per lato).
Al secondo piano si accede mediante una scaletta realizzata nello spessore del muro nord. Lo spazio interno è caratterizzato da
una grandiosa galleria (m 18,32 x 6,12) con volta ogivale disposta in senso est-
una con colonna marmorea e l’altra con colonna in pietra lavica:
Ad ognuno dei due lati della galleria si dispongono due stanze quadrate .
Paternò
Castello di paternò (CT)
Denominazione: Castello di Paternò; castrum o turris Paternionis
Comune: Paternò
Provincia: Catania
Ubicazione: Centro urbano
Proprietà attuale: pubblica (Comune)
Uso attuale: Museo civico e spazio per manifestazioni espositive temporanee
www.comune.paterno.ct.it
www.facebook.com/pages/CASTELLO-
I suoi archi gotici sfidano da secoli la furia dell’Etna, vulcano all’ombra del quale è costruita Randazzo.
Le lave costituiscono molta parte del materiale edilizio che la compone. Ad iniziare, immancabilmente, dal castello, oggi Museo Archeologico “Vaglianisindi”, al cui interno, oltre ad ammirare la bellezza dei reperti storici, si può quasi toccare con la mano il volto nascosto di un tempo in cui, accanto all’arte e alla cultura, fioriva l’uso delle segrete, delle stanze di tortura e di condannati giustiziati. Ma se il castello ampliato da Federico II di Svevia reca in sé gli orrori delle guerre, la Chiesa di Santa Maria soffia ilvento della fede, raccontandoci di come l’affresco bizantino della Madonna del Pilieri sia stato protetto dalle ire degli Arabi lasciandolo all’interno di una grotta insieme con un lumino, ritrovato acceso in tempi normanni, un miracolo ricordato con la costruzione della basilica che dell’impianto antico conserva, tra l’altro, i due bellissimi portali quattrocenteschi. Oltre le varie porte e ciò che resta delle mura, non bisogna perdere la Chiesa di San Nicolò, duecentesca come la Chiesa di San Martino di cui si ammira inalterato il campanile, la facciata del palazzo reale e la suggestiva Via degli Archi.
Possiede una lunga tradizione storiografica fa risalire la torre all’epoca della conquista normanna.
Il donjon di Motta (intorno al quale sussistono scarsi avanzi della cinta muraria che chiudeva altre costruzioni, in parte ancora esistenti
nei primi anni del XX) presenta dimensioni minori rispetto a quelle di Paternò e di Adrano.
La pianta misura m 8,50 x 17 mentre in altezza raggiunge m 20.
Il torrione è impostato su una balza rocciosa lavica. Le murature sono realizzate in opus incertum di pietrame lavico mentre i cantonali
sono realizzati in conci ben squadrati dello stesso materiale.
Il donjon è diviso in altezza in tre piani illuminati da piccole aperture. Al pianterreno è la porta d’ingresso di non grandi dimensioni.
Ai lati sono finestre rettangolari verisimilmente aperte in età moderna. Volte in muratura, solai lignei e muri di tramezzo non sono sopravvissuti alle trasformazioni e agli adattamenti cui il torrione è stato sottoposto.
Il collegamento fra i vari piani era assicurato con ogni probabilità da piccole scale addossate alle pareti e non collocate nello spessore
dei muri, piuttosto contenuto (m 1,60) e certamente di gran lunga inferiore alla possanza dei muri nei donjons di Paternò e di Adrano.
La copertura conclusiva è costituita da una volta ogivale arcata mediana di sostegno impostata su mensole. La terrazza presenta
coronamento di merli (sette sui lati lunghi e due su quelli corti).
Probabilmente alla torre di Motta era attribuito un valore soprattutto militare-
sembrerebbe del tutto secondaria, in particolare a confronto con i non lontani donjons di Adrano e di Paternò. spazio espositivo e centro di informazione turistica.
Motta Sant'Anastasia
Denominazione: Castello di Motta Sant’Anastasia; castrum Sanctae Anastasiae;
arx Sanctae Anastasiae
Comune: Motta Sant’Anastasia
Provincia: Catania
Ubicazione: Centro storico. Piazza Castello
Proprietà attuale: pubblica (Comune)
Uso attuale: Spazio espositivo e centro di informazione turistica
Descrizione
Il donjon è un parallelepipedo a pianta rettangolare di m 20 x 16,70; in altezza raggiunge m 33,70. La tessitura muraria utilizza
soprattutto materiale lavico di varie dimensioni ad eccezione dei cantonali realizzati da blocchi ben tagliati sempre di pietra lavica.
Lo spessore dei muri misura variamente dai m 2,60 a 2,30. Lo spazio interno del torrione è ripartito in quattro piani oltre il pianterreno: pianterreno e primo piano sono coperti da volte a botte e a crociera. Il secondo e il terzo originariamente presentavano
soffitti lignei, poi sostituiti. La copertura conclusiva dell’edificio mostrava volte ogivali poggianti su peducci.
Il torrione è accessibile al pianterreno mediante una sola porta.
Nello stesso pianterreno sono due grandi ambienti divisi da un muro longitudinale; l’illuminazione è assicurata da feritoie. I citati
ambienti presentano rispettivamente tre campate ciascuno.
L’accesso al primo piano è consentito da una scaletta realizzata nello spessore del muro. Anche al primo piano è presente un muro
mediano impostato su quello sottostante. Tale piano presenta due saloni: quello settentrionale è illuminato da due ampie monofore e
da una finestra ogivale di piccole dimensioni, in simmetrica corrispondenza con le feritoie del piano più basso. Altre tre finestre si
aprivano nel salone meridionale. Su questo piano si apre anche una porta ogivale, oggi raggiungibile dalla cinta bastionata.
Ancora una scaletta ad una sola rampa ricavata nello spessore del muro conduce al secondo piano, diviso in due ambienti da un
muro a sviluppo estovest: il vano settentrionale era illuminato da cinque grandi finestre; nelle mura erano inoltre ricavati nicchie e
ripostigli che suggeriscono l’utilizzazione residenziale del torrione.
li vano meridionale venne suddiviso in due da un tramezzo e nella parte verso est fu ricavata una piccola cappella a pianta rettangolare con abside inserita nello spessore del muro. La lunghezza della piccola cappella è di m 7, la larghezza di m 4; la volta è realizzata da due crociere a costoloni. Le fonti di illuminazione sono costituite dalle due porte di ingresso, da una grande monofora aperta sul muro meridionale e da una strettissima feritoia posta al centro dell’abside.
Ancora una scaletta a rampa unica ricavata nel muro lascia accedere al terzo piano, suddiviso come il piano inferiore.
Adrano
Denominazione: Castello di Adrano o di Adernò; castrum Adernionis
Comune: Adrano
Provincia: Catania
Ubicazione: Centro storico. Piazza Umberto
Proprietà attuale: pubblica (Comune)
Uso attuale: Museo civico
Il castello, eretto su un'immensa roccia basaltica a strapiombo sul mare per tre lati, era posto a controllo della costa ionica catanese con particolari funzioni difensive del golfo e della città di Catania.
Il castello è accessibile da terra solo da un lato ed in passato attraverso un ponte levatoio, oggi sostituito da un ponte in muratura, si conserva soprattutto la torre principale (a pianta rettangolare); come le altre strutture, essa è realizzata in pietra lavica, è adibito a museo e spazio espositivo per manifestazioni