castelli - Un sito dedicato al turismo in Sicilia ed alla fotografia

Cerca
Vai ai contenuti

Menu principale:

castelli

Sicilia da visitare > castelli
La gerarchia

Alla base stava la massa dei contadini (laboratores), che producevano la ricchezza per il mantenimento delle altre due classi. Al centro c'erano i signori feudali  i (bellatores) e il clero (oratores), che vivevano del ricavato delle loro terre. Al vertice c' era il re, che era, nominalmente, il padrone assoluto di tutte le terre del regno (Stato patrimoniale)

1) IL RE GARANTE DELLA GIUSTIZIA E DELLA PACE
Nella società feudale, il re era il garante della giustizia e della pace e tutti erano sotto la sua protezione, anche quando la giustizia del signore feudale aveva fatto il suo corso (in questo caso il re fungeva da tribunale di ultima istanza).
In teoria il re era elettivo, ma di fatto la corona era divenuta ereditaria.
Solo raramente poteva avvenire che una dinastia fosse deposta per sostituirla con un'altra.

2) LA CURIA REGIS E' AL CENTRO DELLO STATO
Il re, per governare, aveva bisogno di una propria corte (curia regis), formata da ufficiali che sbrigavano gli affari correnti del regno e del palazzo.
Gli uffici più importanti erano quelli del Siniscalco, del Maggiordomo, dello Sceriffo e del Ciambellano, a cui si aggiungevano il Segretario della corte di giustizia e il Segretario della cancelleria.
Gli uffici propriamente amministrativi, di solito, venivano ricoperti da ecclesiastici. Quelli militari da nobili. Il re aveva una proprio consiglio di Stato che era formato da questi nobili e da quelli che, di volta in volta, venivano convocati.

Il Feudalesimo

Il feudalesimo, detto anche "rete vassallatico-beneficiaria", era un sistema politico e sociale; si affermò nell'Europa occidentale con l'Impero carolingio (IX secolo), il sistema feudale trasse origine da due tradizioni antiche e simili a quella germanica, la difficoltà indotta dalla mancanza di un potere centrale, causa una vera e propria destrutturazione dell'organizzazione regia carolingia, senza garanzia della salvaguardia dei cittadini, il tutto aggravato dalle nuove incursioni di Normanni, Saraceni e Ungari.

In questo contesto nacque la richiesta di nuove strutture di potere che andassero a colmare spontaneamente quei vuoti di potere deferiti dalla lontana monarchia imperiale. Ne nacque così il fenomeno dell'incastellamento, con la costruzione di insediamenti fortificati da cinte murarie, dove era presente la dimora del signore locale ("mastio", "cassero" o torre), i magazzini delle derrate alimentari, degli strumenti di lavoro e delle armi, le abitazioni del personale e, attorno ad esso, le varie unità insediative e produttive. Le persone che gravitavano attorno al castello erano tutte legate da precisi rapporti di dipendenza al signore.

Feudo" è entrato nella nostra lingua dal latino "feudum", che riprendeva la radice germanica feh = bestiame, essendo infatti presso le popolazioni nomadi la ricchezza più tipica, con la quale si remuneravano i servigi. Gli storici sono sostanzialmente concordi nell'indicare infatti l'origine del feudo in quei beni materiali (bestiame, armi e oggetti preziosi) con i quali i principi barbarici offrivano al proprio seguito, il comitatus. Quando i Germani divennero sedentari il termine iniziò a significare un "bene" generico, ovvero il suo "possesso" e, più in generale, la "ricchezza".

Nel Medioevo il "benificium" (altro nome del feudo) veniva dato in dono ai vassalli del signore che, prestando servizio a quest'ultimo, ricevevano in cambio una frazione territoriale da coltivare. Questo "pezzo" di terra è considerato il feudo. All'inizio il terreno del quale beneficiavano i sottoposti fosse concesso solo a titolo di "comodato": essi ne erano possessori, ma non godevano della piena proprietà.

Carlo il Calvo doveva cedere alle richieste dell'aristocrazia concedendo nell'877 con il capitolare di Quierzy la possibilità di trasmettere i grandi feudi in eredità. Nel 1037 anche i piccolo feudatari, ottennero l'irrevocabilità e trasmittibilità ereditaria dei beneficia con la Constitutio de feudis dell'imperatore Corrado II. Era nata definitivamente la signoria feudale.

L'elemento giuridico del sistema feudale consisteva innanzitutto nell'immunità, accompagnata, nel caso di feudi più grandi, dalla concessione del diritto di giurisdizione. Per immunità si intendeva il privilegio di non subire, entro i confini della signoria feudale, alcun controllo da parte dell'autorità pubblica. Il diritto di giurisdizione era invece la delega ad amministrare la giustizia pubblica ed a goderne i proventi nel caso di pene pecuniarie.

Il baronato o baronia
I baronati erano solitamente territori di piccola estensione, a volte composti semplicemente da alcuni terreni agricoli di modeste dimensioni e un villaggio. Erano le concessioni più semplici e meno importanti nella gerarchia feudale, e ne stavano alla base; erano governate ognuna da un barone. Il titolo baronale era il livello più basso della scala nobiliare (era inizialmente di origine germanico-anglosassone) ed era il primo che dava dignità di possedimento territoriale (il grado ancora inferiore era il titolo di cavaliere, che era quasi sempre onorifico). I baroni erano quasi sempre sottoposti, prima ancora che all'autorità del sovrano, a quella intermedia di un conte.

Il feudatario medievale era sempre possessore di alcuni diritti e sottoposto ad altri doveri. Il proprio obbligo principale era quello alla fedeltà verso chi gli aveva concesso il beneficium, la quale si doveva manifestare in special modo in tempo di guerra: il vassallo era tenuto a partecipare alle campagne militari del proprio signore e a condurre con sé i propri cavalieri ed i propri fanti di origine non nobile, detti anche sergenti. Ciò si riconduceva alla ragione di essere del feudalesimo, ovvero al fatto che il feudatario fosse dotato di terra e di sudditi proprio perché potesse garantire il mantenimento di un piccolo esercito.

Proprio per questa ragione, il signore aveva il diritto di pretendere dai propri contadini una certa quantità di tributi (come il legnatico ed il pontatico) e di prestazioni gratuite (dette corvées) come il servizio notturno di ronda od il compito di dedicare alcune giornate di lavoro ai campi signorili. Tutte queste prerogative erano riassunte nel potere di banno.Per banno (in latino bannum), nel diritto feudale, si intende il potere esercitato dal detentore di una sovranità (regno o feudo che sia) sui propri sudditi. Dal momento in cui fu concessa ai feudatari l'erediatrietà dei benefici, essi poterono disporre pienamente di essi, pur non acquisendone mai la reale proprietà. Essi, infatti, avevano il diritto di infeudare a propria volta pezzi della terra loro affidata e di concederla ad altri uomini di propria fiducia, detti valvassori (deformazione di vassi vassorum, vassalli dei vassalli), i quali, a loro volta, la potevano concedere ad altri vassalli minori, detti valvassini.

Dopo il 1848, tuttavia, i vari governi, resisi conto che per governare avrebbero dovuto ottenere l'appoggio della borghesia, cancellarono progressivamente tutti gli antichi privilegi feudali. La nobiltà, dunque, lentamente perse il proprio ruolo dominante e, nei primi anni del XX secolo, il passaggio nell'età contemporanea poté dirsi concluso.
La Costituzione della Repubblica Italiana, vigente dal 1948, ha dichiarato non riconosciuti tutti i titoli nobliari.


Il Medioevo

Erroneamente considerato un periodo buio , della nostra storia, il Medio Evo, al contrario, fu e l’epoca in cui mise le radici il Rinascimento, epoca in cui iniziarono a germogliare nuove leggi è l'  epoca in cui, di più, in Sicilia vennero azzerate le differenze razziali.  
Soprattutto tra il IX e il X secolo, infatti, grazie  all’influenza culturale degli Arabi, qui in Sicilia  viveva un crogiolo di religioni ,che non si fusero , ma c’era molta tolleranza tra ebrei, arabi e cristiani, che si manifestava nell' arte, nella cultura, di civiltà.
Anni splendidi da un punto di vista culturale, tormentati da un punto di vista politico. Rivolte, conquiste e sconfitte movimentarono non poco la vita attorno ai castelli che, soprattutto con i Normanni, sorsero nell’Isola un po’ ovunque. E con i castelli, di conseguenza, giunsero le corti e attorno alle semplici case dei contadini, dei pastori e degli artigiani,  ecco sorgere i palazzi dei nobili e dei signori.
Anche qui, la vita di corte rappresentò un gran balzo in avanti per le scienze, le arti e la cultura, ma anche un asfissiante periodo di stasi da un punto di vista economico: l’arrivo del feudo distrusse l’architettura economico-contadina importata dagli Arabi che aveva reso la Sicilia fulcro del mondo conosciuto.
Un’epoca, quindi, di grandi fermenti, di scintille di lame affilate e di gioielli, di urla in battaglia e nelle giostre nei giorni di festa, accadimenti e ricorrenze che, proprio per questa loro duplice e controversa natura, hanno fatto della Sicilia e dei siciliani ciò che oggi sono: un’Isola e un popolo generosi anche se non del tutto privi di diffidenza, un’isola e un popolo che conoscono l’eleganza e la raffinatezza dei piccoli gesti così come conoscono l’orgoglio di essere figli di questa terra, nel bene e nel male.
E se la  Sicilia ha subìto ciò che la storia racconta, a stante possa sembrare conseguenza di immobili vittimismo quando non di vigliaccheria, probabilmente la verità sta nascosta in una zona, sottile, più in ombra, più grigia: la guerra, e noi lo sappiamo bene con tutte le dominazioni che abbiamo subito, non porta con sé alcun frutto, la tolleranza, la sopportazione, l’accettazione se non altro consente la speranza.
Appuntamenti eroici che non hanno certo messo in ombra quelli con la fede e con la parte più intima della storia del luogo, quella che ha narrato nelle strade di Castelbuono l’origine del culto per Sant’Anna con la bella rappresentazione storica offerta dai tanti attori, figuranti e, ancora una volta, dal plotone d’onore dell’Ordine dei Cavalieri della Stella. Un Ordine che merita a questo punto una piccola digressione tanto per conoscerlo un po’ più da vicino. La congregazione fu fondata nel XV secolo in quel di Messina per difendere la città dai pirati ma ben presto si trasformò in un ordine cavalleresco vero e proprio, tanto Giuseppe La Farina riporta che “quando alcuno de’ cavalieri o per morte o per cancellazione venia a mancare, chi appartenea a nobile parentado, ed, avendo venti anni, tenea cavalli ed armi, ed atto si trova va agli esercizi di buona cavalleria, potea a voti essere ammesso a far parte della congrega, pagando in pria la somma di onze trenta, con le quali si acquistava una rendita in nome della corporazione”.
Ben regolamentata era anche la vita di questi nobili cavalieri siciliani (“si eserciteranno i nostri cavalieri sul cavalcare, giostrare, torneare così a piè come a cavallo, e in giocare bene d’ogni sorta d’armi”), tanto per la vita pubblica che per quella privata (“quando alcun cavaliero de’ nostri prendesse moglie e volesse celebrare nozze pubbliche, essendo richiesto il principe dee intervenire e vi andrà in forma di congregazione, con quel numero di cavalieri, che a lui parerà per favorire lo cavaliere sposo. Così anco nella infermità o carcere de’ cavalieri sia pensiero suo di mandarlo a visitare”). Un ordine di splendenti cavalieri in armatura che resterà attivo sino alla fine del XVII secolo quando, per ordine del vicerè spagnolo, sarà costretto a sciogliersi per sempre…
Imperdibile la Chiesa Madre, quattrocentesca, e il suo inestimabile Tesoro d’Arte Sacra, tra cui vi segnaliamo una carta tardo-duecentesca miniata come era uso nell’età tardo-federiciana, e l’ostensorio d’argento dorato, sbalzato, cesellato e inciso, opera dell’orafo toscano Pino di San Martino da Pisa del XIV secolo.


Torna ai contenuti | Torna al menu