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arte islamica normanna

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Architettura Islamica

L'architettura islamica si può dividere in due categorie, quella religiosa e quella dei palazzi.
All'architettura religiosa appartengono le moschee il termine italiano proviene dallo spagnolo mezquita, che normalmente viene direttamente connesso alla parola araba masjid, madras  e mausolei, i palazzi i caravanserragli è un edificio costituito in genere da un muro che racchiude un ampio cortile ed un porticato, che veniva usato per la sosta delle carovane che attraversavano l'isola, poteva anche includere stanze per i viandanti e le fortificazioni protezione utilizzata per difendersi dalle azioni offensive del nemico.

Il turmarca della flotta bizantina Eufemio di Messina, che si era impadronito del potere in Sicilia con l'aiuto di vari nobili, chiese l'aiuto dei regnanti Maghrebini nell'825 per tutelare il suo dominio sull'isola. I Bizantini reagirono duramente sotto la guida di Fotino ed Eufemio, battuto a Siracusa, scappò nell'attuale Tunisia. Lì trovò rifugio e chiese aiuti per realizzare uno sbarco in Sicilia e cacciare i bizantini. I musulmani, prepararono una flotta di 70 navi, chiamando al jihād, l'invasione ebbe inizio il 17 giugno dell'827 e il comando fu affidato al qādī di Qayrawān, Asad b. al-Furāt, grande giurisperito malikita autore della notissima Asadiyya, di origine persiana del Khorāsān. Lo sbarco avvenne nei pressi di Capo Granitola, vicino Mazara del Vallo e fu occupata Lilibeum (l'odierna Marsala, in arabo Marsa ʿAlī, il porto di ʿAlī o Marsa Allāh, ossia il "porto di Dio") ed entrambi i centri furono fortificati e usati come testa di ponte e base di attracco per le navi. Fu necessario più d'un decennio per piegare la resistenza degli abitanti del solo Val di Mazara e ancor più per impadronirsi tra l'841 e l'859 del Val di Noto e del Val Demone. L'ultimo lembo di terra bizantino a resistere ai musulmani fu Rometta che capitolò solo nel 965. i Bizantini tentarono nel 1038 una riconquista con Stefano, fratello dell'imperatore Michele IV il Paflagone, il generale Giorgio Maniace, alcune truppe normanne e da esuli lombardi. Nel suo corpo di spedizione aveva però militato il normanno Guglielmo Braccio di Ferro che, tornato tra i suoi parenti, riferì delle meraviglie dell'isola, Guglielmo d'Altavilla, chiamato Guglielmo Braccio di Ferro, fu un cavaliere normanno, il maggiore dei figli di Tancredi d'Altavilla venuti in Italia. Nel febbraio 1061 i Normanni di Roberto il Guiscardo e, sul campo, dal fratello Ruggero, della famiglia degli Altavilla, sbarcarono a Calcara per iniziare le operazioni di conquista dell'isola. L'occupazione di Messina avvenne poco dopo e, nonostante l'arrivo di rinforzi dal Maghreb e l'eroica resistenza capeggiata da Ibn ʿAbbād, la superiorità militare normanna a poco a poco s'impose in un'isola ormai preda delle contese tra i piccoli signorotti (qāʾid) musulmani. Contribuì alla disfatta degli arabi anche la Repubblica Marinara di Pisa, alleata dei normanni, che nel 1063 attaccò il porto di Palermo mettendo in grave difficoltà i musulmani e saccheggiando numerose navi, con un bottino che servirà anche per la costruzione della famosa cattedrale in Piazza dei Miracoli.
La Sicilia diventò normanna al termine di 30 anni di guerra, con la caduta di Noto nel 1091. Palermo cadde nel 1072, dopo un anno d'assedio.
Il normanno Regno di Sicilia di Ruggero II è stato caratterizzato dalla sua natura multietnica e dalla tolleranza religiosa. Normanni, ebrei, arabi musulmani, greci bizantini, francesi settentrionali, popolazioni "longobarde" e siciliani "nativi" vissero in discreta armonia sotto il potere normanno.
Dopo la morte di Enrico VI nel 1197 e quella di sua moglie Costanza l'anno successivo in Sicilia si verificarono tumulti politici. Priva della protezione reale e con Federico II ancora fanciullo sotto la custodia del papa, la Sicilia divenne un campo di battaglia per le forze rivali tedesche e papali. Nel 1221 Federico II, non più bambino, rispose con una serie di campagne contro i ribelli musulmani e le forze degli Hohenstaufen sradicarono i difensori da Jato, Entella e dalle altre fortezze. Piuttosto che sterminarli, nel 1223, Federico II e i cristiani cominciarono le prima deportazioni di musulmani a Lucera.
Gli Hohenstaufen e i loro successori Angioini ed Aragonesi, nel corso di due secoli, "latinizzarono" gradualmente la Sicilia, e questo processo sociale gettò le basi per l'introduzione del Cristianesimo di obbedienza romana, in contrasto con l'ortodossia greco-bizantina.
Il processo di latinizzazione fu grandemente favorito dalla Chiesa di Roma e dalla sua liturgia. L'annientamento dell'Islam in Sicilia fu completato entro la fine degli anni 40 del XIII secolo, quando ebbero luogo le ultime deportazioni a Lucera.

Il periodo islamico non ha lasciato tracce dirette di sé, se non esigui resti archeologici, come l'unica moschea fin qui nota, presso il Teatro di Segesta. Il motivo risiede forse nel fatto che i musulmani in parte si erano limitati a destinare a nuovo uso e a modificare edifici e strutture preesistenti ma, assai più significativa sarebbe stata la volontà di cancellare il ricordo del periodo islamico a guidare l'intento distruttivo delle nuove autorità dell'isola, messo in atto a partire dal periodo angioino. Molte testimonianze artistiche sarebbero state volutamente cancellate dalla Reconquista cristiana, vengonodistrutti i monumenti, non la tradizione dell’architettura bizantina e araba.

L'architettura normanna in Sicilia si sviluppò nell'isola durante periodo della dominazione dei Normanni, i quali ne avevano scacciato gli Arabi a partire dal 1060 e ne fecero un regno (dal 1130), passato quindi alla dinastia sveva nel 1194.
L'architettura normanna si ispirò a diversi apporti:
all'architettura romanica, che si era sviluppata a partire dal X secolo nelle terre di provenienza dei conquistatori e che caratterizza pianta e aspetto generale di chiese e monasteri di nuova fondazione;
all'arte bizantina, in particolare per le decorazioni a mosaico e gli edifici a pianta centrale;
all'architettura araba presente nelle costruzioni della precedente dominazione, spesso trasformate dall'intervento normanno e di cui restano scarsissime tracce.
La struttura geometrica dell'insieme, di forme cubiche e massicce, con la sua raffinata decorazione arabeggiante e le decorazioni a mosaico di gusto bizantino, sono una delle migliori rappresentazioni della fusione dei diversi apporti in un nuovo stile.
Tra gli edifici principali in Sicilia, che non hanno subito trasformazioni in epoche successive:

A Palermo: la Chiesa di San Giovanni degli Eremiti (1142-1148) nota per le sue caratteristiche cupole di colore rosso, appoggiata con un fianco ad un corpo quadrato anteriore, forse una moschea, è realizzata a croce latina divisa in campate quadrate su ciascuna delle quali poggia una semisfera. Il presbiterio, terminante in nicchia, è sormontato da una cupola, come quella dei due corpi quadrangolari che la fiancheggiano e di cui quello di sinistra si eleva a campanile. Il chiostro, abbellito da un lussureggiante giardino, è la parte meglio conservata del convento antico; spiccano per bellezza e leggerezza le colonnine binate con capitelli a foglie d'acanto che reggono archi ogivali a doppia ghiera. Vi si trova inoltre una cisterna araba.

la Chiesa di San Cataldo (1154) La chiesa di San Cataldo è un tempio eretto nell'XII secolo e situato in piazza Bellini a Palermo. Fondato da Maione di Bari, negli anni in cui era grande ammiraglio di Guglielmo I, e cioè fra il 1154 e il 1160, l'edificio venne successivamente affidato ai Benedettini di Monreale, che lo custodirono fino al 1787. Nel 1882, dopo varie vicissitudini che videro la chiesa trasformata persino in ufficio postale, venne interamente restaurata da Giuseppe Patricolo e restituita alla rigorosa struttura architettonica originaria.

la Chiesa della Martorana ("Santa Maria dell'Ammiraglio", del 1143) o San Nicolò dei Greci (Klisha e Shën Kollit të Grekët in albanese), comunemente nota come Martorana, si affaccia sulla prestigiosa Piazza Bellini di Palermo. Fa parte dell'Eparchia di Piana degli Albanesi, diocesi di rito greco-bizantino della Chiesa Bizantina in Sicilia. E' una sede della Chiesa cattolica immediatamente soggetta alla Santa Sede e appartenente alla regione ecclesiastica Sicilia. L'eparchia comprende i comuni di Piana degli Albanesi, Contessa Entellina, Mezzojuso, Palazzo Adriano e Santa Cristina Gela. Sede eparchiale è la città di Piana degli Albanesi, dove si trova la cattedrale di San Demetrio Megalomartire. A Palermo sorge la concattedrale di Santa Maria dell'Ammiraglio o San Nicolò dei Greci, detta anche chiesa della Martorana.
La chiesa fu fondata nel 1143 per volere di Giorgio d'Antiochia, il grande ammiraglio siriaco al servizio del re normanno Ruggero II dal 1108 al 1151, nei pressi del vicino monastero benedettino, fondato dalla nobildonna Eloisa Martorana nel 1194, motivo per il quale diventò nota come "Santa Maria dell'Ammiraglio" o della "Martorana" (In parallelo, Giorgio l'Antiocheno fece edificare anche il possente "Ponte Ammiraglio" sul fiume Oreto, noto anche per una battaglia dei garibaldini). All'edificio sacro, che nel corso dei secoli è stato più volte distrutto e restaurato, si accede dal campanile: una costruzione a pianta quadrata del XIII secolo, aperta in basso da arcate arcuate a colonne angolari e con tre grandi ordini di grandi bifore.
L'interno della Martorana prima dei restauri (tela del XIX secolo)
La chiesa possiede una pianta a croce greca, prolungata con il nartece e l'atrio. Un portale assiale (ancora esistente) da sull'atrio e il nartece, come nelle prime chiese cristiane. Al di là del nartece, l'edificio era sistemato e decorato come una chiesa bizantina a 4 colonne, tranne gli archi a sesto acuto e i pennacchi della cupola che erano di origine islamica. Nel 1193 le case attorno vengono adibite a Convento basiliano per le donne e la chiesa verrà poi ad esso inglobata. Attorno al 1394 avviene la fondazione del convento della Martorana (dal nome dei proprietari) che sarà ceduto ai Benedettini dalla corona d'Aragona e che darà poi il nome alla chiesa. Negli anni 1683-1687, l'abside centrale viene distrutta e sostituita da una nuova abside rettangolare, progettata da Paolo Amato. Nel 1740 Nicolò Palma progetta un nuovo prospetto, secondo il gusto barocco dell'epoca, che si affaccia sulla piazza. Nel 1846 si realizza l'abbassamento del piano della piazza e viene realizzata la scalinata. Nel 1870-1873 Giuseppe Patricolo ne realizza il drastico restauro

la Cappella Palatina (1130-1140) di Palazzo dei Normanni La prima costruzione, il Qasr, ossia il Palazzo o Castello, è attribuita al periodo della dominazione araba della Sicilia (IX secolo). I sovrani Normanni trasformarono il precedente edificio arabo in un centro complesso e polifunzionale che doveva esprimere tutta la potenza della monarchia. Nel 1132 sotto il regno di Ruggero II venne costruita la Cappella Palatina, che divenne il baricentro delle varie strutture in cui il palazzo era articolato. L'ingresso principale si trova in Piazza Parlamento, quello carraio e quello turistico su piazza Indipendenza, di fronte Palazzo d'Orleans, sede della presidenza della Regione siciliana.
Oltre alla Cappella Palatina, le parti di costruzione attribuita ai normanni sono la Torre Pisana, sede della stanza del Tesoro, e la Torre della Gioaria, che ospita al piano inferiore la sala degli Armigeri e al piano superiore, il cosiddetto "Piano parlamentare", la sala di re Ruggero decorata a mosaico e la sala dei Venti.
Al secondo piano del palazzo si trovano inoltre la Sala d'Ercole, attuale luogo di riunione dell'Assemblea regionale siciliana, la Sala Gialla e la Sala dei Viceré.
Le sale sono collegate alla cosiddetta cripta da due scale laterali. La cripta è in realtà una chiesa di ispirazione bizantina costituita da un vano a pianta quadrata sottostante al presbiterio, suddiviso da due colonne di pietra e caratterizzato da un'ampia abside centrale e da due absidi laterali di dimensioni più contenute.

Cappella Palatina
La Cappella Palatina è una basilica a tre navate dedicata ai santi Pietro e Paolo. Fu fatta costruire per volere di Ruggero II e venne consacrata il 28 aprile 1140 come chiesa della famiglia reale.
Le tre navate sono separate da colonne in granito e marmo cipollino a capitelli compositi che sorreggono una struttura di archi ad ogiva. Completa la costruzione la cupola, eretta sopra le tre absidi del santuario. La cupola e il campanile originariamente erano visibili dall'esterno prima di venire inglobate nel Palazzo Reale in seguito alle costruzioni successive.
La cupola, il transetto e le absidi sono interamente decorate nella parte superiore da mosaici bizantini, tra i più importanti della Sicilia, raffiguranti il Cristo Pantocratore benedicente, gli evangelisti e scene bibliche varie. I mosaici di datazione più antica sono quelli della cupola, risalenti alla costruzione originaria del 1143.
Il soffitto in legno della navata centrale e le travature della altre navate sono decorate con intagli e dipinti di stile arabo. In ogni spicchio sono presenti stelle lignee con rappresentazioni di animali, danzatori e scene di vita della corte islamica.
Danneggiata dal terremoto del settembre 2002 fu sottoposta a restauri, conclusi nel luglio 2008.
La Torre Pisana di Palazzo dei Normanni
Il progetto dei restauri redatto dall'architetto Guido Meli dirigente del centro regionale per il restauro della Regione Siciliana venne finanziato dal mecenate tedesco Reinold Wurth.
La chiesa è dedicata a S. Pietro Apostolo e la messa viene celebrata ogni domenica alle 10.
Stanza di re Ruggero, che si trova all'interno della Torre Pisana, è anch'essa caratterizzata da una decorazione a mosaico risalente al XII secolo.
Le decorazioni dei mosaici rappresentano scene di carattere aulico e venatorio con grande dedizione nell'esecuzione degli animali tra cui, oltre i mitilogici centauri appaiono - leopardi, pavoni, cervi, cigni - sullo sfondo di una vegetazione di alberi e palme. Le rappresentazioni dai canoni sontuosi ma con accenti di rigidità, delineano la chiarissima matrice greco-bizantina dell'opera. La volta della sala risale invece al periodo successivo di Federico II, come testimoniato dalla rappresentazione dell'aquila sveva.


la residenza di Maredolce
La Zisa
il castello della Cuba

A Cefalù: il duomo di Cefalù (1131 - 1267) Duomo di Cefalù, secondo la leggenda, sarebbe sorto in seguito al voto fatto al Santissimo Salvatore da Ruggero II, scampato ad una tempesta e approdato sulle spiagge della cittadina. La vera motivazione sembra piuttosto di natura politico-militare, dato il suo carattere di fortezza. L'edificazione ebbe inizio nel 1131 e furono realizzati i mosaici nell'abside e sistemati i sarcofagi porfiretici che Ruggero II aveva destinato alla sepoltura sua e della moglie. L’edificio è preceduto da un ampio sagrato a terrazzo che svolgeva la funzione di cimitero. Era stato realizzato con terra portata appositamente da Gerusalemme, sia per motivi religiosi, sia per la sua particolare composizione che le dava la caratteristica di mummificare rapidamente i corpi che vi erano sepolti.
La facciata è inquadrata da due possenti torri, alleggerite da eleganti bifore e monofore e sormontate da cuspidi piramidali aggiunte nel Quattrocento e diverse l'una dall'altra: una a pianta quadrata e con merli a forma di fiammelle, che simboleggerebbe la mitria papale e il potere della Chiesa, mentre l'altra, a pianta ottagonale e con merli ghibellini, la corona reale e il potere temporale. Il portico quattrocentesco precede la facciata, con tre archi (due ogivali ed uno a tutto sesto) sorretti da quattro colonne e con volte a costoloni. Sotto il portico rimane la “Porta Regum”, impreziosita da un portale marmoreo finemente decorato, e con pitture ai lati.
Le absidi, in particolare quella centrale, dovevano avere in origine uno slancio ancora maggiore. Le due laterali sono decorate superiormente da archetti incrociati e da mensoloni scolpiti: databili fra il 1215 e il 1223, raffigurano maschere, teste d’animali e figure umane in posizioni contorte. Più recenti i mensoloni dell'abside centrale, disposti inoltre in modo casuale sia sopra che sotto il cornicione. L'abside centrale aveva in origine tre grandi finestre, che vennero sbarrate per la realizzazione del mosaico absidale, ed una più grande ad arco ogivale. Altre due coppie di finestre circolari sono all’estremità del transetto. Altre merlature si trovano anche su uno dei fianchi.
L’interno è "a croce latina", diviso in tre navate da due file di colonne antiche riutilizzate: quattordici fusti di granito rosa e due di cipollino, con basi e i capitelli del II secolo d.C. Due grandi capitelli figurati reggono l’arco trionfale e sono probabilmente prodotti di una bottega pugliese e risalgono alla metà del XII secolo.
Il transetto ha un’altezza maggiore rispetto alle navate ed uno slancio ancora maggiore era previsto nel progetto originario. Il mosaico del presbiterio I mosaici dell'abside centrale
La decorazione musiva, forse prevista per tutto l’interno, fu realizzata solamente nel presbiterio e ricopre attualmente l’abside e circa la metà delle pareti laterali. Per la sua realizzazione, Ruggero II chiamò maestri bizantini, di Costantinopoli, che adattarono ad uno spazio architettonico per loro anomalo, di tradizione nordica, cicli decorativi di matrice orientale. La figura dominante è quella del Cristo Pantocratore che, dall’alto dell’abside, mostra i suoi attributi cristologici con la destra alzata, indicanti le due nature del Cristo, divina e umana, unite insieme e il mistero della Trinità, mentre con la sinistra regge il Vangelo aperto sulle cui pagine si legge, in greco e latino: “Io sono la luce del mondo, chi segue me non vagherà nelle tenebre ma avrà la luce della vita” (Giovanni 8, 12).
Al centro, nel registro inferiore, è la Vergine orante elegantemente panneggiata e scortata dai quattro arcangeli.Nel secondo e terzo registro, ai lati del finestrone centrale, sono figure di apostoli ed evangelisti, distribuite secondo un preciso programma teologico. Nelle pareti laterali sono invece figure di profeti e santi. Nella decorazione della crociera sono raffigurati quattro cherubini e quattro serafini.
Sui due lati si contrappongono figure regali (parete destra, opposta al trono reale) e figure sacerdotali (parete sinistra, opposta al seggio episcopale. Tutte le figure sono accompagnate da scritte, in greco o in latino, che indicano il nome del personaggio.
La decorazione musiva fu realizzata entro il 1170, ma nella parte inferiore e sulla metà anteriore delle pareti del presbiterio venne completata nel Seicento, al di sopra di precedenti decorazioni pittoriche di cui restano scarse tracce.
Della decorazione pittorica rimangono una figura di "Urbano V", della fine del XIV secolo, dipinta su una colonna della navata di sinistra, ed una "Madonna in trono" del XV secolo nel braccio sinistro del transetto. All'interno il duomo ospita alcuni monumenti funerari, tra cui un sarcofago tardo antico, un altro medievale e il pregevole sepolcro del vescovo Castelli, opera dello scultore Leonardo Pennino (XVIII secolo).
Il fonte battesimale, ricavato da un unico grande blocco di calcare a lumachelle, è decorato da quattro leoncini scolpiti (XII secolo). Si conserva inoltre un dipinto con "Madonna" della bottega di Antonello Gagini (XVI secolo).
Si conservano ancora due organi dipinti, settecenteschi, che chiudono le navate verso il transetto, e una croce lignea dipinta, opera di Guglielmo da Pesaro (1468 circa)
La cappella del Santissimo Sacramento (protesi) conserva la decorazione a stucco neoclassica, realizzata per tutto l'interno e successivamente asportata altrove. La cappella conserva inoltre un altare d'argento del XVIII secolo, opera di artigiani palermitani.
Il soffitto della navata centrale presenta una decorazione dipinta con busti, animali fantastici e motivi decorativi, opera di maestranze arabe.
Il chiostro annesso alla cattedrale normanna, rappresenta una delle più considerevoli testimonianze artistiche del medioevo siciliano. Si sottolinea l'eccezionale pregio del ciclo di capitelli figurati che sormontano le colonnine binate, uno dei più considerevoli nel panorama dell'arte medievale europea. Di pianta rettangolare, il chiostro è ubicato a ridosso del fianco settentrionaledell cattedrale ad una quota più bassa di m 3,40 dal piano del calpestio del transetto. Dell'originaria struttura si sono conservate solo le corsie sud ed ovest.
Federico II trasferì a Palermo i due sarcofagi reali. Infine tra le due torri fu inserito un portico, opera di Ambrogio da Como.

A Monreale: il duomo di Monreale (iniziato nel 1174) Il Duomo di Monreale, dedicato a Santa Maria Nuova, è stato costruito nel 1174 per volere di Guglielmo II d'Altavilla. Sede Arcivescovile, è annessa ad un grande ex-monastero di benedettini provenienti dalla Badia di Cava de' Tirreni. Adagiata sulle pendici del monte Caputo, domina tutta la conca d'oro. La facciata si presenta con un portico a trifora, due massicce torri fortificate (quella di sinistra trasformata in campanile) e pregevoli porte bronzee, una delle quali è opera di Bonanno Pisano e risale al 1185, 1186 secondo il computo degli anni in uso a Pisa.
Il portico sul fianco sinistro è di Giovanni Domenico Gagini e Fazio Gagini, eseguito tra il 1547 e il 1569, mentre i battenti bronzei del portale musivo architravato sono opere del 1185 circa di Barisano da Trani. L'esterno, quantunque modificato, nella parte posteriore conserva intatta l'impronta normanna ed è ornato a vari disegni formanti una serie di archi di pietre bianche e nere con cerchi al di sotto, assai ben combinati e disposti tra loro. Le absidi, col fitto intreccio d’archi acuti, evocano atmosfere arabeggianti esaltate dalla decorazione policroma creata dall’alternanza di tarsie di calcare e di pietra lavica.
Il vastissimo interno basilicale a tre navate, lungo 90 metri, al quale si accede attraverso il portico sul fianco sinistro, misura 102x40 m; il soffitto è una volta a crociera di tipo bizantino a pianta quadrata e senza cupola, e dietro l'altare l'edificio termina con tre absidi.
Le navate sono divise da colonne antiche con pulvino e capitelli anch’essi antichi con clipei di divinità che sostengono archi a sesto acuto di tipo arabo.
I soffitti sono a travature scoperte dipinti nelle navate e a stalattiti di tipo arabo nella crociera, quest’ultimi rifatti nel 1811 dopo un incendio che aveva distrutto parte del tetto.
Il pavimento, completato nel XVI secolo è musivo, con dischi di porfido e granito e con fasce marmoree intrecciate a linee spezzate.
Le transenne che recintano anteriormente la crociera sono decorate da mosaici ottocenteschi.
Le pareti delle absidi del santuario e delle navate sono, superiormente, rivestiti da mosaici a fondo oro, eseguiti tra il XII e la metà del XIII secolo da maestranze in parte locali e in parte veneziane, formatesi alla scuola bizantina.
Questi mosaici raffigurano storie cicliche dell'Antico e del Nuovo Testamento; nel catino absidale mediano è la colossale figura del Cristo Pantocratore (Onnipotente). Sul fianco destro è il sarcofago in porfido di Guglielmo I, morto nel 1166, e quello marmoreo di Guglielmo II il Buono. Sul lato sinistro, dentro tombe ottocentesche, si trovano le spoglie di Margherita di Navarra e di Sicilia, moglie di Guglielmo I, e dei figli Ruggero ed Enrico.
Le cappelle del Crocifisso e di San Benedetto sono due notevoli esempi del barocco siciliano.
L'altare maggiore è una raffinata opera del XVIII secolo, eseguita dall'argentiere romano Luigi Valadier.
Il grande organo, dotato di ben sei tastiere e posto accanto l'altar maggiore, è opera del XX secolo dei Fratelli Ruffatti di Padova, loro maggiore realizzazione sul territorio italiano.
Il tesoro della cattedrale conserva, fra le altre cose, arredi sacri (anche di fattura francese), una cassettina di rame smaltato del XIII secolo ed un reliquario della Sacra Spina (della corona di Cristo), risalente al periodo gotico. La cappella del tesoro è di epoca barocca.
Il chiostro di Monreale
Il Duomo è affiancato dal chiostro dell’antico convento benedettino, eseguito sul finire del XII secolo ed esempio stupendo di architettura bizantina.
Si tratta di una costruzione prettamente romanica, a pianta quadrata di 47 metri di lato, con portico ad archi ogivali a doppia ghiera e con singolarissimo “toro” nell’intradosso. Gli archi sono sostenuti da colonne binate, di ornamentazioni alterne, talune intagliate ad arabeschi ed altri con intarsi a mosaico.
I capitelli sono istoriati con scene bibliche.
Nell’angolo meridionale vi è un recinto quadrangolare delimitato da tre arcate per lato. Al centro è una fontana la cui acqua scaturisce da una colonna riccamente intagliata a forma di fusto di palma stilizzato, con figure in piedi, teste foglie a rilievo. L'acqua fuoriesce in sottili getti da bocche umane e leonine. Le basi delle colonne del chiostro raffigurano un'amplissima varietà di motivi: foglie stilizzate, rosette, zampe di leone, teste di fiere, gruppi di uomini e animali, rane e lucertole. La loro esecuzione presenta grandi differenze con quella dei capitelli, tanto da far supporre che sia stata affidata ad artigiani subordinati. I capitelli dei gruppi di quattro colonne d'angolo sono particolarmente curati.
Guglielmo II il Buono e il Duomo di Monreale
L'abside
Numerose sono le leggende del periodo normanno, ma forse la più suggestiva, corrispondente al fervore religioso che si diffuse nell’isola in seguito alla cacciata degli Arabi e al tema delle apparizioni soprannaturali, è quella che esalta l’opera di Guglielmo II di Sicilia detto "il Buono", soprattutto per la sua politica fiscale legata alla costruzione del Duomo di Monreale.
Si narra che Guglielmo, succeduto al padre sul trono di Sicilia, si fosse addormentato sotto un carrubo, colto da stanchezza, mentre era a caccia nei boschi di Monreale. In sogno gli apparve la Madonna, a cui era molto devoto, che gli rivelò il segreto di una “truvatura” con queste parole: “Nel luogo dove stai dormendo è nascosto il più grande tesoro del mondo: dissotterralo e costruiscici un tempio in mio onore”. Dette queste parole, la Vergine scomparve e Guglielmo, fiducioso della rivelazione in sogno, ordinò che si sradicasse il carrubo e gli si scavasse intorno. Con grande stupore venne scoperto un tesoro in monete d’oro che furono subito destinate alla costruzione del Duomo di Monreale (1176), per il quale furono chiamate maestranze arabe specie per i mosaici, che adornano non solo l’abside col Cristo Pantocratore ma anche le pareti e le colonne.


A Mazara del Vallo: Chiesa di San Nicolò Regale

Chiesa della Madonna delle Giummare

Arco Normanno





La cuba

La Cuba
dall'arabo Qubba, "cupola" fu costruita nel 1180 per il re Guglielmo II, al centro di un ampio parco che si chiamava Jannat al-ard o "il Giardino - o Paradiso - in terra", il Genoardo. Il Genoardo comprendeva anche la Cuba Soprana e la Cubula, e faceva parte dei Sollazzi Regi, un circuito di splendidi palazzi della corte normanna situati intorno a Palermo.
L'uso originale della Cuba era di padiglione di delizie, ossia di un luogo in cui il Re e la sua Corte potevano trascorrere ore piacevoli al fresco delle fontane e dei giardini di agrumi, riposandosi nelle ore diurne o assistendo a feste e cerimonie.

Cappella dell'Incoronata

La Cappella di Santa Maria L'lncoronata, insieme alla prospiciente Loggia dell'Incoronazione, fa parte del complesso che costituisce il Palazzetto Agnello, sito in via dell'Incoronazione, notevole esempio di architettura civile.
Gli originali prospetti del Palazzo sono visibili all'interno, in un cortile, incastonano, nella loro limpida stesura, finestre di elegante disegno, tra le quali una bella trifora architravata.
All'interno c'è qualche resto dell'antico arcivescovado.
L'insieme attuale è costituito da tre edifici di epoche diverse:
1) un brano di una sala ipostila d'età aglabita, secolo IX, forse appartenete alla grande moschea della Palermo musulmana.
Questi resti, che ormai costituiscono le fondamenta della Cappella, sono costituiti da una serie di pilastri a colonne visibili nel pronao, all'interno e nella zona absidale della Cappella.
Essi sorreggevano gli archi e la copertura di una ambiente longitudinale, a guisa di navata.È questa l'unica testimonianza conosciuta dell'architettura della prima età islamica siciliana.
2) La Cappella di Santa Maria l'Incoronata, databile all'età della monarchia normanna, fu costruita nel XII secolo da Ruggero, insieme alla Cappella della Maddalena, come ampliamento della basilica cristiana che precedette la costruzione della Cattedrale gualteriana.
Essa fu uno dei numerosi inserti architettonici che vennero a collocarsi entro la vecchia moschea musulmana convertita in cattedrale dopo la conquista cristiana.
E' preceduta da un pronao ed è costituita da un unico vano absidato ed era arricchita da colonnine annicchiate negli spigoli secondo moduli fatimiti frequenti nelle chiese normanne.
Il paramento murario è liscio e continuo e la sua bellezza è affidata alla qualità della materia tufacea e, soprattutto, alla accuratezza del taglio e della positura dei conci.
3) La Loggia dell'incoronazione fu eretta alla fine del XVI secolo, utilizzando colonne e capitelli del distrutto edificio islamico.
È detta dell'Incoronazione perché, secondo la tradizione, i re di Sicilia, incoronati nella vicina Cappella, qui si affacciavano al plauso del popolo.
In realtà la cerimonia dell'incoronazione avveniva in forma solenne nella Cattedrale.


Chiesa San Giovanni degli Eremiti

più che a quella di una chiesa cristiana, quest'edificio rimanda alla concezione spaziale delle moschee islamiche e tale richiamo all’Oriente viene ancor più enfatizzato dalle cupole di colore rosso acceso.
La chiesa, le cui origini risalgono al VI secolo, durante la dominazione araba fu trasformata in moschea per essere poi nuovamente consacrata all’antico culto da Ruggero II che, intorno al 1136, affidò la costruzione ai discepoli di San Guglielmo da Vercelli.
La chiesa, a tutti nota per le sue caratteristiche cupole di colore rosso, appoggiata con un fianco ad un corpo quadrato anteriore (forse una moschea), è realizzata a croce latina divisa in campate quadrate su ciascuna delle quali poggia una semisfera. Il presbiterio, terminante in nicchia, è sormontato da una cupola, come quella dei due corpi quadrangolari che la fiancheggiano e di cui quello di sinistra si eleva a campanile. Il chiostro, abbellito da un lussureggiante giardino, è la parte meglio conservata del convento antico; spiccano per bellezza e leggerezza le colonnine binate con capitelli a foglie d'acanto che reggono archi ogivali a doppia ghiera. Vi si trova inoltre una cisterna araba.

Qanat

Il Qanat di Palermo,dall'arabo قنات è un'enorme opera di ingegneria idraulica costruita sotto la città a partire dal periodo della dominazione araba a Palermo.
Si tratta di canali che seguendo le particolari conformazioni del terreno e e la morfologia friabile della roccia vennero costruiti per portare acqua in superficie intercettando le falde naturali del terreno. Questa tecnica, di origine persiana veniva eseguita da particolari professionisti chiamati muqanni.

 
 
 
 
 
 
 
 

Torre Alfaina

Monreale

Il Castello di San Benedetto, più conosciuto come Castellaccio, fu costruito in epoca normanna sulla cima di Monte Caputo (m.766 s.l.m.). Fu convalescenziario dei monaci benedettini di Monreale, ma anche fortezza e vedetta. Ne rimangono oggi i resti delle mura e delle torri.
Oggi il Castellaccio è in discreto stato di conservazione ed è divenuto rifugio alpino, gestito proprio dal Club Alpino Siciliano che ne garantisce la manutenzione.

Altofonte

Il palazzo Ruggeriano era nato come castello di caccia estivo in un luogo caratterizzato da un paesaggio montuoso, ricco di acque e di selvaggina. Fu trasformato, da Federico II D'Aragona in Abbazia per i frati Cistercensi e poi (1633) con la costruzione della chiesa Madre del paese ad opera del cardinale Scipione Borghese. Oggi è possibile visitarlo nell'ala in cui sorge la cappella di S. Michele Arcangelo , con i suoi ambienti con volte a crociera, con il soglio reale sopra il nartece , con la copertura a cupola del santuario.
La Cappella di S. Michele Arcangelo rispecchia dei motivi d’impianto bizantini quali l’andamento basilicale ed il presbiterio rivolto a oriente.
Quest’ ultimo è diviso dalla navata da un arco: infatti, secondo il rito greco, il presbiterio, dove avveniva la celebrazione religiosa, doveva essere nettamente separato dal resto della cappella.
Ai fianchi dell’abside centrale si trovano nicchie.

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Percorsi d'arte Palermo

La zisa
Il palazzo della Zisa (dall’arabo al-ʿAzīza, ovvero "la splendida") sorgeva fuori le mura della città di Palermo, all’interno del parco reale normanno. Le prime notizie indicanti il 1165 come data d’inizio della costruzione della Zisa, sotto il regno di Guglielmo I detto "Il Malo", nel 1166, anno della morte di Guglielmo I, la maggior parte del palazzo era stata costruita “mira celeritate, non sine magnis sumptibus” (lett. "con straordinaria velocità, non senza ingenti spese) e che l’opera fu portata a termine dal suo successore Guglielmo II detto "Il Buono" (1172-1184), subito dopo la sua maggiore età.
Attualmente la Zisa ospita il Museo d'arte. Il palazzo della zisa, concepito come dimora estiva dei re, nasce da un progetto unitario, realizzato da un architetto di matrice culturale islamica ben consapevole di tutta una serie di espedienti per rendere più confortevole questa struttura durante i mesi più caldi dell’anno. Si tratta, infatti, di un edificio rivolto a nord-est, cioè verso il mare per meglio godere delle brezze più temperate, specialmente notturne, che venivano captate dentro il palazzo attraverso i tre grandi fornici della facciata e la grande finestra belvedere del piano alto. Questi venti, inoltre, venivano inumiditi dal passaggio sopra la grande peschiera antistante il palazzo e la presenza di acqua corrente all’interno della Sala della Fontana dava una grande sensazione di frescura. L'ubicazione del bacino davanti al fornice d'accesso, infatti, è tutt'altro che casuale: esso costituiva una fonte d’umidità al servizio del palazzo.
La Sala della Fontana, di gran lunga l’elemento architettonico più caratterizzante dell’intero edificio, ha una pianta quadrata sormontata da una volta a crociera ogivale, con tre grandi nicchie su ciascuno dei lati della stanza, occupate in alto da semicupole decorate da muqarnas (decorazioni ad alveare).

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